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Educazione

MATURITA’ 2010/ Il tema? Scrivere per interrogare le cose, le persone, il mondo

MAURO GRIMOLDI, vice preside dell’Istituto scolastico Don Carlo Gnocchi di Carate Brianza (MI) dedica un articolo allo scritto di italiano all’esame di maturità. Anzi, non allo scritto: allo scrivere

Si avvicina l'esame di StatoSi avvicina l'esame di Stato

Una volta, all’esame, c’era il tema, e solo lui. Oggi, circondati, sopraffatti quasi, da analisi del testo, saggi (però) brevi e/o articoli di giornale, rimangono il tema storico, triste e abbandonato come l’ultimo giapponese nella giungla, e il tema di ordine generale, volgarmente noto come tema di attualità, tanto seducente quanto infido; come una ragazza che si lascia facilmente abbordare e poi si prende gioco della scarsa virilità del partner. Mah! È cambiato tutto, ma, come vedremo, forse, e per fortuna, non è cambiato niente, come diceva il nipote Tancredi allo zio Gattopardo (romanzo da leggere assolutamente, magari al posto di queste righe, da ogni ragazzo che si appresti a salutare per sempre la scuola superiore).

Qui però, per il momento almeno, non si parlerà delle varie tipologie della prima prova d’esame. Si parlerà, generaliter, dello scritto. Scrivere, dunque: insieme a tradurre l’atto più intero, compiuto e difficile in cui si prova a esprimere organicamente e persuasivamente il proprio pensiero sulle cose, il documento che può attestare la maturità critica di una personalità alle prese con i fatti della vita e del mondo.

Difficile, scrivere, perché si tratta di un azione esigente, che inizia molto prima del momento in cui si prende in mano la penna o ci si siede davanti al quadrato bianco e luminoso d’uno schermo. Come Rocky Balboa cominciava il suo combattimento contro Apollo Creed nelle gelide mattine di Philadelphia  prendendo a pugni i quarti di bue e correndo sui settantadue scalini dell’Art Museum, così si comincia a scrivere mentre si vede un film, si legge un libro, si guarda il telegiornale, si ascolta la musica, si prepara da mangiare; mentre, cioè, si fa qualunque cosa e ci si domanda “Cos’è?”; “In che modo ha a che fare con me?”; “Cosa contiene di così prezioso per la vita che meriti da essere tenuto ben vivo nella memoria?”.