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SCUOLA/ Liceo o istituto tecnico, non fatevi ingannare dal mito della "cultura"

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La domanda giusta per aiutare a scegliere la scuola secondaria superiore è dunque: “Di che cosa ti vuoi occupare, e come, nei prossimi cinque anni?”. Perché è su questo che verrà fuori la differenza orientante tra la volontà o quanto meno la disponibilità ad applicarsi, con uguale serietà, interesse e magari anche con piacere, e quindi in modo vincente, prevalentemente su tematiche, problematiche e pratiche operative che sono proprie dei licei ovvero degli istituti tecnici: non superiori gli uni agli altri, ma semplicemente diversi.

 

Anche a quattordici anni uno si può rendere conto della prospettiva scolastica che meglio corrisponde alle proprie propensioni e attese, e anche ai più genuini interessi, compresi quelli a cui ciascuno si dedica con passione nel tempo libero. Il lavoro dell’orientatore dovrebbe vertere soprattutto su questi aspetti della personalità, suggerendo e saggiando il raccordo con gli studi più congeniali.

 

Rispetto a questa esigenza preliminare di conoscenza e comprensione di ciò che ciascun corso di studi comporta sia le Indicazioni nazionali per i licei, sia le linee guida per gli istituti tecnici vanno nella direzione giusta, tanto da agevolare decisioni consapevoli sul che fare nei prossimi cinque anni, e non dove parcheggiarsi e soffrire.

 

Ma proprio la prospettiva del fare impone che ogni aula diventi soprattutto un laboratorio, in tutti i tipi di scuola e per tutte le discipline. E a quel punto l’unica gerarchia ammissibile sarà quella tra chi sa e sa fare e chi magari sa, ma non sa fare.



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COMMENTI
23/05/2010 - semplici e vere parole (Antonio Servadio)

Semplici e vere parole. Verissime, encomiabili. La scelta deve corrispondere alle predilezioni del ragazzo per quanto concerne aspirazioni, tematiche, inclinazioni personali, emozioni. Il successo del percorso e degli obbiettivi dipende soprattutto da tali coerenze, non da una presunta graduatoria di scuole più o meno blasonate. Vale la stessa regola per eventuali studi sucessivi, dopo la scuola superiore.

 
18/05/2010 - Tra il dire e il fare ... (enrico maranzana)

"Ma proprio la prospettiva del fare IMPONE che ogni aula diventi soprattutto un laboratorio, in tutti i tipi di scuola e per tutte le discipline". Si tratta di un enunciato del tutto coerente con le indicazioni metodologiche enunciate dai nuovi regolamenti, enunciate ma subito, clamorosamente contraddette. E' sufficiente leggere i verbi che caratterizzano i profili di fine ciclo oppure valutare l'orientamento delle linee guida per costatare la marginalità riservata ai processi d'apprendimento: il fatto non sarebbe tanto grave se le vigenti disposizioni sull'autonomia, che fondano il servizio sulla progettazione, non fossero eluse. E' proprio vero, non bisogna farsi ingannare dal mito della cultura: si deve chiedere all'istituzione l'esatta enunciazione dei traguardi, la formulazione di efficaci strategie e, soprattutto, la costante e sistematica pratica del feed-back.