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UNIVERSITA’/ Ricercatori, la protesta è sbagliata e a rimetterci saranno gli studenti…

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ma nelle assemblee nazionali che si sono succedute esiste in un numero consistente di ricercatori più di una perplessità sulla validità di questa proposta. Innanzitutto perché rischia di non valorizzare sufficientemente il merito, secondariamente perché in qualche modo mette in contrapposizione gli anziani (che entrerebbero con certezza) e i più giovani, che vedrebbero più difficile il loro futuro ingresso laddove gli spazi di progressione verrebbero saturati dai primi ingressi.

 

A questo punto, vista la scarsa attenzione del governo, si cerca di forzare la mano e iniziare un periodo di protesta che coinvolge non solo il problema dei ricercatori ma la governance e il contributo statale al finanziamento delle università. Inizia la solita contrapposizione fra valorizzare il merito e il dare tutto a tutti, fra università elitaria e popolare, fra il fornire un alto livello di istruzione universitaria a chi la merita e una università di basso livello accessibile a tutti.

 

Se questa è una rivendicazione che utilizza il problema della definizione dello stato giuridico dei ricercatori come grimaldello per attivare una protesta antigovernativa noi non siamo d’accordo, inoltre il metodo della sospensione della didattica rischia di far pagare agli studenti un conto che non li riguarda.

 

È invece necessario usare ogni altro mezzo per arrivare a soluzioni condivise da governo e opposizione che dirimano i due punti chiave: il ricercatore deve fare ricerca e non il docente; inoltre deve essere un giovane a cui non viene garantita la carriera, ma una possibilità che dovrà essere valutata entro pochi anni per poi decidere se proseguire sulla strada della ricerca universitaria o dedicarsi ad altro. Il problema è quindi aperto.

 

(Davide Donati, rricercatore a Medicina, Bologna - Universitas University)

 



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COMMENTI
01/10/2010 - Ma quale protesta (Agnese Amato)

Nel contratto del ricercatore si prevede che egli non debba fare l'insegnante. Nella facoltà di Ingegneria, poiché mancano i soldi per stipendiare i docenti e portare avanti i corsi, i ricercatori si sono offerti gratuitamente di ricoprire l'incarico. Ma se essi non sono pagati, in quanto volontari, quale protesta credete stiano portando avanti? Alcuna. Essi stanno svolgendo egregiamente il proprio lavoro. Quand'anche iniziassero le lezioni, per lo meno a Ingegneria, si potrebbero seguire solo due corsi, poiché due è la media di professori ordinari per corso. Gli altri sono persone che si assumono l'impegno civile di educare le giovani menti, senza alcuna retribuzione, e nel momento in cui smettono non si può dir loro niente. In quanto studentessa, preferisco vedermi precluso l'inizio dell'anno accademico, sperando che la chiusura della Facoltà faccia risonanza a livello nazionale e qualcuno si prenda la briga di tornare a finanziare l'università per rimettere a posto le cose, piuttosto che tornare tutti a subire in silenzio, come nell'italica tradizione, ad ingoiare il rospo e credere che sia normale che le cose vadano male, che nessuno ci ascolterà perché Verga sosteneva l'immobilismo sociale e che falliremo per incapacità nostra o perché tutto verrà insabbiato come al solito perché molleremo la spugna.

 
15/09/2010 - Onestamente... (Francesca Vezzosi)

Onestamente, io non trovo scandaloso che i ricercatori siano assunti con contratti a termine, legati a specifici progetti di ricerca... per valutarne le capacità e per evitare il rischio che, come ha detto alcuni mesi fa il rettore de La Sapienza di Roma, che ci siano ricercatori che prendono regolarmente lo stipendio ma che non producono niente (il rettore de La Sapienza aveva quantificato in un 10% il numero dei ricercatori in forza alla sua università che non hanno pubblicato nulla negli ultimi dieci anni). Non trovo scandaloso nemmeno che ai ricercatori possano essere affidati dei corsi. In fondo, se nelle prospettive/speranze di un ricercatore c'è anche quella di diventare professore associato prima e ordinario poi, mettere alla prova le sue capacità di didatta può essere importante. Semmai,si dovrebbe insistere perché questo impegno venga ricompensato economicamente in modo adeguato.

 
20/05/2010 - protesta ricercatori (gianfranco benelli)

e che ne facciamo dei ricercatori che da anni fanno ricerca e didattica al pari (e spesso di più) dei docenti di prima e di seconda fascia? non vedo per quale motivo chi non ha avuto opportunità di avanzamento di carriera - non per proprio demerito, ovviamente - debba essere confinato nel limbo del ruolo ad esaurimento, nè si capisce perchè i ricercatori a tempo indeterminato debbano essere penalizzati rispetto ai "nuovi" ricercatori nella progressione di carriera.

 
20/05/2010 - peccato che... (alessandro giudici)

all'estero generalmente per fare didattica si venga pagati decentemente, cosi come per fare ricerca(quale estero poi chissa... anche la Grecia e l'Iraq sono estero...) Per cui volere la botte piena e la moglie ubriaca con un sistema perfetto ma stipendi da fame e' utopico... E' verissimo che sarebbe bello "provare" i ricercatori per qualche anno senza garanzia del posto di lavoro...ma chi glielo fa fare ad uno bravo di rimanere sottopagato quando puo' avere altre offerte (uno veramente bravo se vuole il lavoro lo trova...magari non sotto casa, magari all'estero ma lo trova...)? Peraltro in questo modo non tutti ma tanti che rimangono non sono per definizione i piu' bravi (anche se poi ovviamente dicono il contrario). Questo e' anche uno dei motivi per cui si alzano le barriere alle riforme perche' sono i mediocri che hanno paura delle valutazioni non quelli veramente bravi. Sono tutti bravi con i soldi degli altri...anche coloro che non capiscono perche' molti ricercatori, anche quelli bravi, non sono "molto contenti" di non riuscire ad arrivare alla fine del mese. Questo video, nonostante la ridicola trasmissione, e' emblematico: http://www.youtube.com/watch?v=iJuZPvaYMew Peraltro non sappiamo se il ricercatore nel video sia veramente uno bravo...ma sicuramente in Universita' ci sono molto che bravi e competenti lo sono e a cui tale video fa ribrezzo.

 
19/05/2010 - garanzie del posto di lavoro tomba della ricerca (Antonio Servadio)

Se volete migliorare l'università dovete cominciare dall'esclusione di qualsiasi tentativo di garanzia. Si badi solo a: qualità di ricerca, insegnamento e amministrazione. I "posti di lavoro" sono fuori da questo tema: è un tema diverso, collegato ma diverso. Le rivendicazioni di stampo sindacale non hanno nulla a che vedere con i miglioramenti di ricerca e didattica. Per la didattica, si guardi all'esempio di altri paesi, dove c'è la possibilità di scegliere una carriera fondata sulla didattica. Questa presupponga un precedente percorso nella ricerca (quindi non è un livello di ingresso), ed un serio impegno a creare didattica. Oggi una buona parte della "didattica" non è che riutilizzo mal riscaldato di materiali e metodi non originali e spesso obsoleti. Un insegnamento serio, di livello universitario, presuppone un serio impegno, investimento di tempo, studio della materia andando anche al di fuori dell'orticello delle proprie personali cose, un continuo aggiornamento della materia e del modo di gestirla.