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SCUOLA/ Le prove Invalsi, un aiuto alle scuole contro l’appiattimento generale

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In queste due settimane tutti i bambini che frequentano il secondo ed il quinto anno della scuola elementare ed il primo anno della scuola media hanno fatto le prove INVALSI (Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema Scolastico Italiano, ndr) di italiano e matematica. Un’ondata di lavoro che ha impegnato i nostri figli a cercare le soluzioni a problemi di logica, geometria, statistica, algebra, grammatica, a tentar di trovare la sfumatura giusta di senso da attribuire ad un termine all’interno di un testo narrativo o espositivo.

 

Da anni mi occupo di valutazione e sono cosciente che per i non addetti ai lavori è molto difficile capire che cosa c’è dietro le quinte. Ogni fascicolo nasce da un lavoro di 18 mesi che coinvolge centinaia di persone: insegnanti, disciplinaristi, statistici, psicometrici, informatici e, per arrivare su ogni banco, richiede la collaborazione di migliaia di docenti e di dirigenti scolastici.

Anche scrivere il testo per un compito in classe è un’operazione delicata: occorre decidere bene che cosa si vuole verificare ed essere chiari nella restituzione dei voti per indicare agli studenti i loro punti di forza e di debolezza rispetto ad un quadro di riferimento, spesso implicito, in base al quale è stata costruita la prova. Fare questa operazione su 570.000 studenti significa moltiplicare all’ennesima potenza questa difficoltà. Anche il più piccolo errore può diventare un baratro. Da più di 20 anni la ricerca a livello internazionale ha messo a punto un percorso molto preciso per costruire delle prove che reggano su numeri così grandi, prove che siano facilmente correggibili e mettano al lavoro gli studenti su di una scala di difficoltà e non solo su di un livello.

Anche le prove INVALSI, che sono costruite con le stesse procedure, danno risultati rispetto ad un preciso quadro di riferimento e non accertano appena il raggiungimento di una soglia minima in cui viene fissata la sufficienza a priori, ma danno la possibilità di valutare secondo una scala i livelli di apprendimento degli studenti, attraverso quesiti che hanno un indice di difficoltà diversificato.

 

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COMMENTI
20/05/2010 - Disagio i costi potevano essere ridotti! (annarita tiberio)

Rispondendo al Prof. Maranzana: difficile lavoro quelLo degli operatori INVALSI? Ho personalmente organizzato lo svolgimento delle prove nella mia scuola - secondaria di 1° grado - e per effettuare le prove secondo quanto richiesto - mancava solo l'obbligo del colore azzurro degli occhi del somministratore! - ho dovuto lavorare precedentemente per una settimana - anche rispondendo ai molti genitori contrari; il giorno delle prove per 4 ore i 610 alunni hanno tutti subìto cambiamenti di orari e in pratica l'attività è stata bloccata per una mattina! I docenti di lettere e matematica hanno compilato - con non poche difficoltà per i pallini piccoli e ravvicinati e soprattutto gratis e in aggiunta al loro orario di servizio - i diversi fogli risposta e oggi abbiamo finalmente consegnato il malloppo al corriere, dopo aver fatto almeno 400 fotocopie, sottratte a quelle che ci servono per la didattica! Un'intera scrivania è sommersa dai fascicoli contenenti i questionari; ma la scuola non ha più neanche i soldi per comprare il detergente per i bagni! C'è qualcosa che non va. I ricercatori Invalsi hanno probabilmente deciso che la statistica non esiste, altrimenti si poteva selezionare un campione significativo e la rilevazione, meno dolorosa per la scuola, era comunque significativa, invece abbiamo fatto il CENSIMENTO. Però i ricercatori Invalsi sono retribuiti in base al numero delle rilevazioni effettuate, e anche le pubblicazioni utilizzate sono pagate ugualmente...

RISPOSTA:

I ricercatori INVALSI sono dipendenti pubblici e percepiscono uno stipendio analogo a quello di un docente statale, ed è grazie alla loro competenza e dedizione che l’INVALSI è riuscito a gestire una rilevazione degli apprendimenti di così vasta portata. Lei ha perfettamente ragione. Per avere un quadro generale del sistema educativo, basterebbe una rilevazione campionaria degli apprendimenti, solo nel caso in cui si intenda restituire ad ogni scuola dei dati utili per riflettere sul proprio lavoro anche in termini comparativi, occorre coinvolgere la totalità degli studenti. È per raggiungere questo scopo che abbiamo richiesto la collaborazione di migliaia di insegnanti, dei dirigenti e delle segreterie delle scuole. L’attenzione e la precisione nel rispetto delle procedure non è una cattiveria inutile. Basta guardare la grande tradizione dell’Università di Cambridge che riesce a garantire nel campo della certificazione esterna delle competenze linguistiche una comparabilità a livello internazionale per capire che può farlo solo a patto del rispetto assoluto dei protocolli. Senza questa serietà non potremmo avere dati comparabili e attendibili. Disporre di prove che nascono da un quadro di riferimento pubblico e articolato sul quale è possibile effettuare comparazioni corrette e fondate all’interno della scuola, a livello nazionale e regionale non vale forse 400 fotocopie? Anche da un punto di vista puramente materiale, chiedere ai propri docenti di predisporre prove di questo tipo non sarebbe più dispendioso? A onore della cronaca posso concludere dicendo che questa rilevazione è costata circa 1 euro e mezzo a studente, a fronte di un costo marginale medio di circa 7000 euro ad alunno che lo stato sostiene ogni anno. Elena Ugolini

 
20/05/2010 - Zoomare per utilizzare il grandangolo (enrico maranzana)

Come non essere d'accordo sul fatto che le prove INVALSI offrono "un punto di paragone rispetto a cui ogni scuola, ogni classe, ogni insegnante può riflettere" ma, se ci caliamo nella quotidianità scolastica, dobbiamo costatare che l'opportunità offerta può essere sfruttata solo dagli insegnanti: le scuole e le classi, nonostante le disposizioni di legge, non hanno alcuna rilevanza operativa. Ben diversa sarebbe l'efficacia della fatica degli operatori INVALSI se le scuole fossero gestite in conformità della legge e dei dettami delle scienze del servizil'organizzazione e avessero a fondamento il previsto controllo (comparazione obiettivi.. risultati e capitalizzazione delle informazioni contenute negli scostamenti). Anche l'asserzione: "Chi fa buon uso della propria lingua, e la studia, e la cura, e l’apprezza, sprona i bambini a conoscere bene le parole ed il loro significato" apre uno scenario drammatico. Nelle linee guida per gli istituti tecnici e per i professionali che il ministero ha elaborato, infatti, sono presenti dei glossari la cui composizione deriva da attività copia-incolla da cui traspare, inequivocabilmente, l'accettazione acritica di traduzioni effettuate da persone prive di nozioni di pedagogia e di didattica (erogazione dell'apprendimento; competenza = capacità). Quanto lontano è il tempo in cui il ministro Franca Falcucci ha fatto corrispondere all'inglese Word Processor ... "Trattamento del testo" cassando la proposta … "Trattamento della parola".