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SCUOLA/ I "pasdaran" delle procedure rischiano di guastare la riforma Gelmini

Pubblicazione:

Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)  Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

 

Un comune sentire che, come dimostra la terza indagine dell’istituto Iard sulle condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana appena pubblicata da il Mulino e che sta suscitando un certo scalpore, porta l’82 per cento del campione di insegnanti intervistato ad asserire che rifarebbe la scelta lavorativa che ha fatto perché essa si sostanzia di desiderio di lavorare con i giovani, di interesse per la trasmissione dei contenuti della propria disciplina e aspirazione a fare un lavoro che contribuisca a migliorare la società. 

 

La risposta alle emergenze (formative ed educative) costituisce un campo semantico alternativo a quello che fa perno sulla realizzazione di un disegno di scuola impostato a tavolino, magari più ingegnoso ma tutto sommato lontano dalla realtà.

 

In questo senso, per tornare ai testi sulla riforma che attendono di avere un pieno riconoscimento normativo, la corrispondenza che è stata cercata e infine raggiunta, almeno in parte, tra Indicazioni per i licei e Linee guida per tecnici e professionali, al livello della indicazione di un’equilibrata correlazione tra conoscenze, competenze e abilità, la dice lunga sulla intenzione di chi ha presieduto l’operazione di riassetto del piano superiore della nostra scuola di lasciare aperta la finestra sui problemi (augurandosi implicitamente che ci siano poi entro le scuole soggetti in grado di assumerli) piuttosto che fornire a priori le soluzioni.

 

Se c’è, infatti, un elemento che corrode ogni sintesi, pur faticosa, e rischia di compromettere ogni spazio per l’esistenza di soggettività capaci di assumersi la responsabilità di modulare i percorsi formativi in autonomia, è il tarlo della proceduralità.

 

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COMMENTI
21/05/2010 - L'immaginazione al potere (Franco Labella)

Il guaio agitato da Foschi sono le procedure? E facciamone a meno... E aboliamole... per esempio per scegliere i libri dovrebbe essere necessario conoscere i contenuti oggetto del lavoro? Procedure... procedure... un bel taglio pure a loro. Anzi aboliamo proprio la procedura di scelta. Ognuno si doti di quello che vuole, dall' I pad alle cinquecentine o ai manoscritti. O magari degli appunti del buon tempo antico. Chi l'avrebbe mai detto, la nemesi storica, che il ministro Gelmini diventa la figlia ideale del Sessantotto. Quel periodo buio il cui slogan più "eversivo" era appunto "L'imagination au pouvoir". Il pudore antiproceduralista di Foschi, però, gli fa scappare una frase significativa quando scrive che "In questo senso, per tornare ai testi sulla riforma che attendono di avere un pieno riconoscimento normativo....". Pieno riconoscimento normativo? Ancora i lacci e lacciuoli delle norme? Se dobbiamo abolire le procedure possiamo anche non preoccuparci del piccolo particolare che, alla data odierna, in Gazzetta Ufficiale non ci sono nemmeno ancora i Regolamenti. Siamo o non siamo antiproceduralisti? Lo è perfino il Ministero che dà tempo fino al 31 maggio per adottare i libri nelle prime del riordino ben sapendo che, a quella data, non cambia nulla rispetto a prima. Procedure... procedure