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SCUOLA/ I "pasdaran" delle procedure rischiano di guastare la riforma Gelmini

Pubblicazione:

Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)  Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

 

La stagione di riflessione e innovazione che si è aperta con la riforma della scuola secondaria di secondo grado (riordino dei licei, degli istituti tecnici e professionali) non è certo priva di stimoli organizzativi e culturali, se si pensa al dibattito che si è aperto sulla delicata quanto articolata relazione tra conoscenze e competenze, con il corollario di approfondimento del significato dell’autonomia scolastica (le cui quote a disposizione delle scuole sono state ampliate), del rapporto tra attività didattica e profili in uscita, della funzione docente, del rapporto Stato-Regioni in ordine al “canale” della istruzione e formazione professionale.

 

Tutto utile e quanto mai allettante, se il dibattito non fosse talvolta viziato dal pregiudizio secondo il quale i docenti italiani sono semplicemente fruitori di un sistema che concede una (certa) libertà di azione nella programmazione dell’offerta formativa agli alunni e alle famiglie, per poi immediatamente dopo affossarla fornendo oltre a norme generali e indicazioni sui livelli essenziali delle prestazioni da raggiungere, anche i modelli di didattica generale con cui queste indicazioni devono essere raggiunte.

 

I documenti sui quali si basa la riforma (Regolamenti, Indicazioni nazionali per i licei, Linee guida per il biennio degli istituti tecnici e professionali) preservano da questo limite, almeno nella versione fino ad oggi conosciuta, perché riorganizzano l’esistente commisurandosi ad esso (anche troppo, si lamenta qualcuno) e ad una serie di esigenze suggerite dallo stato in cui versa il sistema dell’istruzione italiana: tali sono l’esigenza di ridurre i percorsi liceali ad alcuni modelli fondamentali per eventualmente accorpare in un prossimo futuro le classi di concorso di chi vi insegna; la necessità di limitare la forte dispersione scolastica negli istituti tecnici e professionali mediante l’apertura di collegamenti più organici con le filiere del mondo del lavoro; infine l’urgenza di rispondere alla sfida europea sulla società competitiva perché fondata sulla conoscenza (strategia di Lisbona) senza abbandonare del tutto la strada maestra del sapere di tipo disciplinare (arricchito vuoi da didattiche laboratoriali, vuoi da una più precisa indicazione di obiettivi minimi di apprendimento).

 

E la riforma dell’esistente, per quanto ammodernante si proponga di essere, è pur sempre nemica di ogni intento utopistico che porterebbe chi governa il complesso mondo della istruzione a concepire salti troppo bruschi perché possano essere assorbiti facilmente dal senso comune sulla scuola che ancora domina.

 

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COMMENTI
21/05/2010 - L'immaginazione al potere (Franco Labella)

Il guaio agitato da Foschi sono le procedure? E facciamone a meno... E aboliamole... per esempio per scegliere i libri dovrebbe essere necessario conoscere i contenuti oggetto del lavoro? Procedure... procedure... un bel taglio pure a loro. Anzi aboliamo proprio la procedura di scelta. Ognuno si doti di quello che vuole, dall' I pad alle cinquecentine o ai manoscritti. O magari degli appunti del buon tempo antico. Chi l'avrebbe mai detto, la nemesi storica, che il ministro Gelmini diventa la figlia ideale del Sessantotto. Quel periodo buio il cui slogan più "eversivo" era appunto "L'imagination au pouvoir". Il pudore antiproceduralista di Foschi, però, gli fa scappare una frase significativa quando scrive che "In questo senso, per tornare ai testi sulla riforma che attendono di avere un pieno riconoscimento normativo....". Pieno riconoscimento normativo? Ancora i lacci e lacciuoli delle norme? Se dobbiamo abolire le procedure possiamo anche non preoccuparci del piccolo particolare che, alla data odierna, in Gazzetta Ufficiale non ci sono nemmeno ancora i Regolamenti. Siamo o non siamo antiproceduralisti? Lo è perfino il Ministero che dà tempo fino al 31 maggio per adottare i libri nelle prime del riordino ben sapendo che, a quella data, non cambia nulla rispetto a prima. Procedure... procedure