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SCUOLA/ In classe il 30 settembre? Non si risolve così il braccio di ferro famiglia/lavoro

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Eppure, se fosse solo questo il punto, non sarebbe sufficiente ad accantonare l’idea. Come di frequente accade nei casi in cui famiglia e lavoro si fronteggiano, anche questa obiezione risolve il conflitto tra i due termini guardando unicamente al secondo. Quando esigenze familiari e lavorative sono in conflitto, troppo spesso si dà per scontato che a prevalere debbano essere le seconde: e che per soddisfare le prime basti accantonarle, o delegarle a terzi.

 

Invocando l’anticipo dell’inizio delle lezioni come soluzione ideale ai problemi di conciliazione delle famiglie, si ammette insomma quasi candidamente che lo scopo effettivo non abbia a che fare con l’educazione o la didattica, ma con un ammortizzazione sociale. Eppure, chi oggi accusa Gelmini di mettere in secondo piano i fini formativi rispetto a quelli turistici difficilmente sarebbe disposto a muovere lo stesso rilievo a chi antepone la dura legge del cartellino a quella dell’istruzione.

 

Lo slittamento dell’anno scolastico potrebbe invece offrire un’occasione di ribaltare i rapporti di forza tra i due termini: ma questo è possibile solo se, oltre che concentrarsi sulla scuola, si tiene presente anche la famiglia, le attività dei suoi membri e il loro equilibrio.

 

Diversamente, l’effetto del provvedimento sarebbe unicamente quello di sollecitare ulteriormente la delega della cura familiare durante la stagione estiva, a favore di tate, baby-sitter o servizi come campi scuola e colonie estive, che già oggi vengono in soccorso delle esigenze delle famiglie - o meglio, di quelle dei loro datori di lavoro -. Uno sviluppo che costringerebbe i genitori lavoratori a ulteriori, indesiderati esborsi - e non certo per andare in vacanza con i figli: a discapito dell’atteso influsso positivo sulla stagione turistica.

 

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COMMENTI
25/05/2010 - Proposta per ora inattuabile (gianluca segre)

Non sono d'accordo con la proposta di rinvio di inizio anno scolastico. Non lo sono come genitore e come docente; è vero, anch'io ricordo le lunghe vacanze di un tempo, sino a inizio ottobre. Ma adesso? Sappiamo quante famiglie cadrebbero in ulteriori difficoltà, visto che non c'è affatto la flessibilità, suggerita dall'articolo, e la modulazione dei tempi di lavoro. Ho l'impressione che queste proposte vengano da chi non coglie granchè la realtà effettiva di una famiglia e dell'insegnamento. Il ministro Gelmini è favorevole? Ma le riforme si fanno sotto dettatura del ministro delle finanze o per esigenze turistico-economiche?

 
25/05/2010 - meglio Pinocchio (Marco Lepore)

Sono d'accordo con Biasoni. La scuola dovrebbe recuperare la sua vocazione originaria, che non è sicuramente quella di sostituire la famiglia nel badare i figli. Certo è che occorre trovare forme di flessibilità, anche lavorative, per mettere ogni attore in condizione di ricoprire al meglio il proprio ruolo. Quanto al posticipo dell'anno scolastico sono favorevole. Non è certo con la quantità di giorni (il moloch dei 200 giorni è ridicolo...) che si innalza la qualità dell'istruzione; ben altri sono i problemi! Il "paese dei Balokki", di cui oggi parlano certi quotidiani (vd. Repubblica, ma l'assassino torna sempre sul luogo del delitto...), ha la medesima matrice sessantottina che ha rovinato la scuola italiana, e non si combatte con l'incremento dei giorni di frequenza. Tant'è vero, che quando andavo a scuola io si cominciava l'1 ottobre e non mi pare proprio che la mia generazione sia più ignorante. Anzi... Una proposta esagerata/provocatoria: lasciamo alle scuole l'autonomia per gestire fino in fondo anche il calendario, assumendosi la responsabilità delle loro scelte, anzichè continuare a dettagliare ogni particolare del sistema nazionale di istruzione. Un pò di ossigeno da questo centralismo opprimente non farebbe male.

RISPOSTA:

Condivido la sua prospettiva, Marco, nutrendo in generale scarsa simpatia per i "moloch" di qualsiasi genere. L'obiettivo dell'articolo era proprio mettere in risalto che, se l'accusa esplicita alla proposta Gelmini è quella di non tenere presenti i bisogni formativi dei bambini, la ragione non dichiarata dell'opposizione è un'altra, e ha a che fare con l'impropria funzione di "parcheggio" che si vorrebbe attribuire alla scuola. Ragione che pertanto meriterebbe a sua volta di attirare la stessa accusa. Ciò detto, credo che non si possa ragionare sullo slittamento dell'anno scolastico motivandolo con ragioni "turistiche", se non si tiene conto dei bisogni dell'intera famiglia. Diverso sarebbe, come lei fa, ragionare sull'effettiva necessità di un anno scolastico di 200 giorni; o altrimenti ammettere che, dati i tempi, un simile slittamento aiuterebbe non poco le finanze scolastiche. Ma qui, come si è detto, il discorso cambierebbe non poco. Paola Liberace

 
25/05/2010 - pochi benefici per il settore turistico... (cristina cairone)

Condivido pienamente l'articolo ed aggiungo una breve riflessione di buon senso: poichè in luglio e agosto il clima rende le città invivibili, sopratutto per anziani e bambini, è proprio in questo periodo che, chi può, se ne va in vacanza. Dati i tempi, non credo che sarebbero molti ad avere risorse per ulteriori vacanze settembrine...

 
25/05/2010 - Troppa scuola meno apprendimento e meno educazione (FRANCO BIASONI)

Teniamo presente che troppa scuola vuol dire meno apprendimento e meno sviluppo della persona, cioè meno educazione. Questo avviene soprattutto se si snatura la scuola caricandola di compiti che non le sono propri come il babysitteraggio a vantaggio (??!!) delle famiglie. Le esigenze di bambini e ragazzi sono troppo varie per poter essere soddisfatte tutte all'interno di un'istituzione scolastica che, se pretende di farlo, diventa un lager odiato da chi è costretto a viverci un parte troppo grande della propria giornata.