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SCUOLA/ In classe il 30 settembre? Non si risolve così il braccio di ferro famiglia/lavoro

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Agli studenti italiani non deve essere dispiaciuta l’idea avanzata dai banchi parlamentari del Pdl, e sposata ieri dal ministro Gelmini, di rinviare l’inizio delle lezioni scolastiche in tutto il Paese al mese di ottobre - almeno due o tre settimane in ritardo rispetto ai calendari abituali. Almeno in linea di principio, potrebbe non dispiacere neppure ai loro genitori: soprattutto se lo scopo fosse quello dichiarato, di cogliere le migliori opportunità economiche per le vacanze disponibili nel mese di settembre.

 

Naturalmente, se interrogati sul tema, in pochi si dichiarano contrari a trascorrere le ferie con la loro famiglia in un periodo meno affollato, con tariffe alberghiere più accessibili, e senza subire la corveé del traffico delle partenze e dei rientri da alta stagione: un sondaggio improvvisato sul sito internet dell’emittente Sky, che ha raccolto le dichiarazioni del ministro, ha visto esprimersi in favore dell’ipotesi ben il 67% dei partecipanti.

 

Se questo quadro idillico non è oggi già completo davanti ai nostri occhi c’è tuttavia una ragione: e non è certo legata alla data di inaugurazione dell’anno scolastico. A impedire un ideale prolungamento della stagione turistica è piuttosto l’organizzazione del lavoro, soprattutto dipendente, che a tutt’oggi concentra in maniera quasi generalizzata (e non sempre dipendente dalle effettive necessità) i periodi di minore attività nel mese di agosto, incentivando - se non addirittura obbligando - i lavoratori a fruire delle desiderate ferie in quel frangente.

 

Un eventuale provvedimento come quello sponsorizzato dal ministro sortirebbe dunque il primo effetto di mettere ulteriormente in difficoltà le famiglie rispetto all’affidamento dei figli durante i mesi di chiusura scolastica: è questo, ad esempio, il senso delle obiezioni provenienti dalla Lega Nord, che ha inteso interpretare gli umori di una larga parte dell’elettorato.

 

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COMMENTI
25/05/2010 - Proposta per ora inattuabile (gianluca segre)

Non sono d'accordo con la proposta di rinvio di inizio anno scolastico. Non lo sono come genitore e come docente; è vero, anch'io ricordo le lunghe vacanze di un tempo, sino a inizio ottobre. Ma adesso? Sappiamo quante famiglie cadrebbero in ulteriori difficoltà, visto che non c'è affatto la flessibilità, suggerita dall'articolo, e la modulazione dei tempi di lavoro. Ho l'impressione che queste proposte vengano da chi non coglie granchè la realtà effettiva di una famiglia e dell'insegnamento. Il ministro Gelmini è favorevole? Ma le riforme si fanno sotto dettatura del ministro delle finanze o per esigenze turistico-economiche?

 
25/05/2010 - meglio Pinocchio (Marco Lepore)

Sono d'accordo con Biasoni. La scuola dovrebbe recuperare la sua vocazione originaria, che non è sicuramente quella di sostituire la famiglia nel badare i figli. Certo è che occorre trovare forme di flessibilità, anche lavorative, per mettere ogni attore in condizione di ricoprire al meglio il proprio ruolo. Quanto al posticipo dell'anno scolastico sono favorevole. Non è certo con la quantità di giorni (il moloch dei 200 giorni è ridicolo...) che si innalza la qualità dell'istruzione; ben altri sono i problemi! Il "paese dei Balokki", di cui oggi parlano certi quotidiani (vd. Repubblica, ma l'assassino torna sempre sul luogo del delitto...), ha la medesima matrice sessantottina che ha rovinato la scuola italiana, e non si combatte con l'incremento dei giorni di frequenza. Tant'è vero, che quando andavo a scuola io si cominciava l'1 ottobre e non mi pare proprio che la mia generazione sia più ignorante. Anzi... Una proposta esagerata/provocatoria: lasciamo alle scuole l'autonomia per gestire fino in fondo anche il calendario, assumendosi la responsabilità delle loro scelte, anzichè continuare a dettagliare ogni particolare del sistema nazionale di istruzione. Un pò di ossigeno da questo centralismo opprimente non farebbe male.

RISPOSTA:

Condivido la sua prospettiva, Marco, nutrendo in generale scarsa simpatia per i "moloch" di qualsiasi genere. L'obiettivo dell'articolo era proprio mettere in risalto che, se l'accusa esplicita alla proposta Gelmini è quella di non tenere presenti i bisogni formativi dei bambini, la ragione non dichiarata dell'opposizione è un'altra, e ha a che fare con l'impropria funzione di "parcheggio" che si vorrebbe attribuire alla scuola. Ragione che pertanto meriterebbe a sua volta di attirare la stessa accusa. Ciò detto, credo che non si possa ragionare sullo slittamento dell'anno scolastico motivandolo con ragioni "turistiche", se non si tiene conto dei bisogni dell'intera famiglia. Diverso sarebbe, come lei fa, ragionare sull'effettiva necessità di un anno scolastico di 200 giorni; o altrimenti ammettere che, dati i tempi, un simile slittamento aiuterebbe non poco le finanze scolastiche. Ma qui, come si è detto, il discorso cambierebbe non poco. Paola Liberace

 
25/05/2010 - pochi benefici per il settore turistico... (cristina cairone)

Condivido pienamente l'articolo ed aggiungo una breve riflessione di buon senso: poichè in luglio e agosto il clima rende le città invivibili, sopratutto per anziani e bambini, è proprio in questo periodo che, chi può, se ne va in vacanza. Dati i tempi, non credo che sarebbero molti ad avere risorse per ulteriori vacanze settembrine...

 
25/05/2010 - Troppa scuola meno apprendimento e meno educazione (FRANCO BIASONI)

Teniamo presente che troppa scuola vuol dire meno apprendimento e meno sviluppo della persona, cioè meno educazione. Questo avviene soprattutto se si snatura la scuola caricandola di compiti che non le sono propri come il babysitteraggio a vantaggio (??!!) delle famiglie. Le esigenze di bambini e ragazzi sono troppo varie per poter essere soddisfatte tutte all'interno di un'istituzione scolastica che, se pretende di farlo, diventa un lager odiato da chi è costretto a viverci un parte troppo grande della propria giornata.