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SCUOLA/ 1. Lo psicanalista: cari genitori, di fronte a una bocciatura serve realismo…

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Anche Albert Einstein è stato bocciato  Anche Albert Einstein è stato bocciato

A fine anno si raccolgono i frutti di quel che si è investito: se il lavoro è stato nullo o insufficiente, i risultati non possono garantire il passaggio alla classe successiva. Tutto qui, null’altro di più. Non si tratta di un verdetto sul ragazzo in sé, ma solo un giudizio sul suo operato. Non è stupido lui, è stato stupido non studiare.

 

Perché possa davvero recuperare è necessario che il giovane faccia suoi questi passaggi, senza la necessità di subire scoraggianti mortificazioni. Quando l’adulto pensa ad una punizione è anche bene che si renda conto che, in un certo senso, la bocciatura è già di per se stessa una punizione, che dispiace e in molti casi addolora.

 

Avrei soprattutto la prudenza di evitare quei provvedimenti che sottraggono il ragazzo ad ambiti che possono invece aiutarlo, penso qui a vacanze con amici fidati o alla partecipazione ad attività sportive di squadra. Non sarà isolandolo che lo si aiuterà a riprendere. Piuttosto il ragazzo ha la necessità di avvertire che non è stato fermato per un dispetto o per una congiura, ma perché invece di lavorare ha contro-lavorato, ossia si è mosso perché le cose non andassero bene.

A questo punto gli viene chiesto un passo personale che è innanzitutto di giudizio su ciò che è accaduto o meglio su ciò che non è accaduto e poi almeno l’intuizione, la pensabilità di un futuro possibile, che non sia la condanna inevitabile a un’inutile replica del passato. Questo però deve pensarlo e crederlo prima l’adulto.

 

Anche ai genitori è quindi chiesto un passo. È menzognero dire che non è successo nulla, ma non è neanche accaduta una tragedia familiare. Il rischio di desumere l’insuccesso esistenziale da quello scolastico è sempre altissimo, così come desumere un destino di infelicità da una bocciatura.


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