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SCUOLA/ 2. Bruschi (Ministero): ci interessa solo il dialogo educativo, il resto è noia

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Potrebbero sembrare criteri banali, ma non lo sono. Chiarezza, sobrietà, libertà sono termini poco postmoderni. Ci sono stati rimproverati. Ci siamo inorgogliti dei rimproveri. Forse, ci siamo detti, siamo sulla strada giusta. Di solito i più garruli critici sono quelli che per anni hanno fallito, e cui a un certo punto è stato detto “basta, si cambia”.

 

Abbiamo cercato, in questi mesi di confronto, di non urlare. Di proclamare la palingenesi, di non spacciare un “giulebbo” utile a curare tutte le malattie del sistema di istruzione, che sono poi le metastasi nel futuro del Paese. E il Paese ha dato ragione a quella trasparenza che sin dall’inizio abbiamo cercato di dare al nostro lavoro.

 

Ma oggi le Indicazioni arrivano nelle scuole. Come vanno accolte? Non con il gioco della torre, non con la ricerca dei sommersi e dei salvati. Abbiamo rinunciato a proporre inattuabili enciclopedie. C’è una sfida, si chiama sfida educativa. Le Indicazioni segnalano certo gli “imprescindibili”, ma cercano di far sì che la sfida sia libera. Libera da tutta la chincaglieria che si frappone, con processi e prescrizioni, tra due persone che si parlano, si confrontano, crescono. Un maestro e un allievo, certo: ma chiamati a costruire un dialogo. Educativo, appunto. Il resto è noia.

 

 



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COMMENTI
30/05/2010 - plurale maiestatis (Anna Di Gennaro)

Noto che lo usa spesso. Tuttavia, per "costruire un dialogo", occorre saper comunicare. Purtroppo non è scontato che ciò accada sempre.

 
28/05/2010 - (enrico maranzana)

Senza precisione concettuale non esiste progettualità: i glossari presenti nelle linee guida per i tecnici e i professionali sono stati redatti con il copia e incolla. La visione sistemica, indispensabile per il governo della scuola, è assente. L'educazione, termine che ricorre nel suo scritto, è una chimera se non si procede, per raffinamenti successivi, a individuarne le componenti.