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SCUOLA/ Statali e paritarie, due pesi e due misure

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Questo modello fallisce quando in classe possono avvenire episodi di violenza tra l’indifferenza amministrativa dei docenti, quando si allunga la scia degli abbandoni o dalla truancy (l’assenza di quei ragazzi che continuano a rimanere iscritti a scuola senza frequentare), quando la mobilità tocca 1 docente su 4 e colpisce soprattutto le scuole più deboli e meno capaci di esprimere una radicata comunità educante, quando le strutture non sempre sono adeguate e soprattutto quando i risultati degli apprendimenti ci spingono sempre più in basso nei ranking internazionali.

 

In tutto questo lo Stato non avrebbe neanche l’alibi dello spreco, dal momento che secondo il Rapporto della Fondazione Agnelli la varietà dei costi tra le regioni trova sostanziale spiegazione nel sostegno a necessità non fittizie (handicap, conformazione del territorio, ecc). La carenza della scuola di Stato è dunque strutturale e, a condizioni invariate, presumibilmente anche progressiva e irreversibile.

 

Ma andiamo oltre. Tra i più abusati idola tribus dei sostenitori del centralismo di Stato, ha un posto di riguardo quello della “copertura del territorio”. Secondo questa tesi, la necessaria funzione sussidiaria dell’Amministrazione statale dovrebbe essere sufficiente a giustificare gli alti costi e persino la mancanza di efficienza.

 

Il fatto che la capillarità del servizio offerto nelle zone più disagiate porta a ridurre le classi e ad aumentare i costi nelle scuole statali decentrate è indubbiamente vero. Bisogna, tuttavia, considerare che lo stesso fenomeno delle classi ridotte si verifica anche nelle paritarie, causa gli alti oneri di una scelta alternativa scarsamente sussidiata dallo Stato (la differenza con altri Paesi europei è stridente). A parità di spesa per le famiglie, le paritarie sarebbero maggiormente accessibili, godrebbero di economie di scala e i costi pro capite diminuirebbero di molto anche per loro. Pertanto, in un regime di quasi mercato (già lodato in altri Paesi dal Rapporto, vedi nota) le mancate economie di scala delle scuole statali periferiche verrebbero compensate da quelle generalizzate nelle paritarie. Dunque, in un quadro concettuale di scolarizzazione più ampio, la forbice che si vorrebbe chiudere non si riduce.

 

Aprire al territorio dove si può, sotto il controllo dello Stato, assicurerebbe, invece e dappertutto, una varietà di proposte pedagogiche e didattiche, innovazione e vicinanza al tessuto sociale. In altre parole condizioni adeguate per migliorare le performances che oggi sono in caduta libera. Un’indicazione in tal senso ci viene dalla lectio magistralis tenuta il 21 maggio scorso all’Università Tor Vergata da Barry Franklin, secondo il quale il successo delle riforme educative dipende dal coinvolgimento della società civile. Un elevato grado di “Civic Capacity” diventa un fattore decisivo per il miglioramento dell’offerta scolastica, specialmente quando si realizza “su un terreno non economico ma etico-sociale”.

 

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COMMENTI
30/05/2010 - IDOLAS TRIBUS scuola PARITARIA (Daniele Prof Pauletto)

"modello burocratico-risorgimentale, che ormai fa acqua da tutte le parti..." modello di cui pure la scuola paritaria non ne è immune, ma immersa... "quando in classe possono avvenire episodi di violenza tra l’indifferenza amministrativa dei docenti, quando si allunga la scia degli abbandoni o dalla truancy": mi pare che anche nella scuola paritaria ci siano stati, ci siano fenomeni di bulllismo, violenza, segnalazioni di inefficienza/ indifferenza/ reticenza dei docenti... basta leggere i giornali locali. "La carenza della scuola di Stato è dunque strutturale": i dati Pisa/OCSE riportati ampiamente dal Rapporto Fondazione Agnelli, analisi del Veneto evidenziano per la suola pubblica veneta gradi ampiamente soddisfacenti anzi di eccellenza in alcuni ambiti. "Gli alti costi della scuola statale ...": anche per quando riguarda i costi la situazione varia da Regione a Regione. Le generalizzazioni servono solo a tirare acqua al proprio mulino.

 
30/05/2010 - mi sono stancato (giuseppe conidi)

Mi sento ancora preso in giro da tutti anche dai politici amici che quando ci sono le elezioni ti chiedono il voto e un impegno in prospettiva di un cambiamento di "programma" che non arriva mai. Mi riferisco al redditometro che deve tener conto anche dei figli che mandi nelle scuole paritarie. Sono impiegato statale e mia moglie impiegata, abbiamo quattro figli che dalla scuola media inferiore abbiamo iscritto alle scuole paritarie, il costo per diversi anni era equivalente allo stipendio mio di sette mensilità. Per sette mesi all'anno lavoravo per la scuola dei miei figli. Sono io ricco? Lo sono per altri motivi più importanti non certo economici.