BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Leo, Beatrice, il Sognatore: solo un maestro ci fa vedere la realtà

Pubblicazione:

studenti_a-spassoR375.jpg

Un libro bianco e rosso, questo. Di bianco ravvisiamo il giovanilismo della scrittura, l’eccesso di lirismo in alcune parti, l’uso strumentale e occhieggiante dei nomi (Beatrice? Silvia?), la prevedibilità della storia, ma soprattutto una certa visione della scuola e dell’insegnante.

Il Sognatore, chiaro alterego dell’autore, per risultare affascinante deve parlare per metafore, per risultare vicino deve essere giovane, per dare speranza deve filosofeggiare. C’è però tanto rosso a rendere questo romanzo interessante. Il rosso prepotente della domanda di senso riconosciuta nei ragazzi, il rosso carnale della serietà delle loro questioni individuali, il rosso intenso di un’ipotesi-Dio come risposta, il rosso inusuale di figure adulte che si pongono in una posizione di ascolto e accoglienza.

 

Il Sognatore e i genitori sono positive figure di riferimento, spesso capaci di vedere più avanti degli amici coetanei, risultando talvolta persino più interessanti di loro. Basterebbe quest’eccezione nel panorama attuale a rendere il romanzo interessante.

È una sfida che il giovane insegnante-autore D’Avenia sembra lanciare ai suoi colleghi e ai genitori dei suoi alunni. Prendeteli sul serio, i ragazzi. Cogliete l’impeto buono che si nasconde dietro i loro comportamenti, a volte incomprensibili.

 

Noi questa sfida la vogliamo cogliere, ma dentro l’azzurro. Ciò che può davvero rendere affascinante un adulto non è la sua vicinanza cronologica o gergale col ragazzo, e neanche il fatto che sia capace di filosofeggiare tenendo sempre un tono “alto” nei suoi discorsi. È piuttosto il suo prendere sul serio la realtà, quel pezzo di azzurro che rappresentano gli occhi di Silvia e di tutte le Silvie che ci passano accanto senza che a volte nemmeno le notiamo. Perché anche Dio è azzurro.

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
05/05/2010 - "Il colore di Dio" (Marina Fisicaro)

…Perché anche Dio è azzurro. Che bel modo di chiudere o forse di iniziare! Interessante la dissertazione sul libro fatta da Luigi Ballerini e il suo articolo, che si presta a riprendere a ciò che di "passionale" c’è nella professione del docente. Un tempo si affermava a grandi lettere una linea di demarcazione tra il docente e l’alunno, poi le cose sono cambiate e forse chi ha fatto confusione sui ruoli non sono stati gli alunni, ma proprio quel corpo docente che ha in parte smarrito l’identità e la sua mission. La normativa può dare agli uomini delle linee guida, delle regole da rispettare per il vivere civile, ma non può creare l’identità, che si costruisce dal di dentro. Nella sua "affascinante e colorata" presentazione del libro, l’articolista si comporta come un giocoliere che con maestria mescola e alterna colori a sensazioni, il suo procedere ci incuriosisce e ci spinge ad andare a cercare il libro per leggerlo e, questo è di certo un bene, ma quello che più mi ha affascinato leggere in una notte di maggio è la speranza di una generazione, che cerca interlocutori, oltre al monito dell’autore che sembra ricordare “l’ovvio”. Ai docenti, ai genitori, al loro essere persone con la P maiuscola, capaci di dare spessore alle nuove generazioni con la loro capacità di ascolto nel modo di interagire e nel dare importanza alla "vita". Questa è la vera sfida della scuola di oggi, essere "docenti viventi", esempio reale di una vita di cultura dove solo la conoscenza rende persone.