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SCUOLA/ Più esperimenti, più libertà: le Indicazioni aiutano la scienza

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Entrando nel merito degli OSA, occorre segnalare che gli argomenti sono proposti secondo criteri di ricorsività e di complessità: per esempio argomenti di chimica come le reazioni o argomenti di biologia come la cellula (o la varietà dei viventi) possono essere sviluppati in termini semplici, descrittivi e/o fenomenologici, al primo biennio ed essere trattati con riferimento a modelli, teorie, formalizzazioni nel secondo biennio.

 

 

Anche questa può essere una importante novità, che chiede di ripensare e ridefinire il significato di termini come propedeuticità, disciplinarietà, relazioni, laboratorio ecc. Quest’ultimo è una sottolineatura chiave nel documento, come momento più significativo in cui si esprime la dimensione sperimentale, che rimane un aspetto irrinunciabile della formazione scientifica, anche quando non siano possibili attività sperimentali in senso stretto. Che la dimensione sperimentale sia qualcosa da tenere sempre presente nell’insegnamento/ apprendimento delle scienze è anch’esso un’affermazione importante, in una scuola in cui i contenuti scientifici vengono trasmessi spesso come dati di fatto incontrovertibili o come teorie astoriche e autoconsistenti.

 

 

Esistono infine questioni aperte, cosa inevitabile per una materia come questa che è un “contenitore” in cui confluiscono più discipline, ulteriormente articolate al loro interno: scienze della Terra, chimica, biologia e - almeno storicamente - astronomia, tra le quali non è semplice trovare un equilibrio, specie negli indirizzi in cui il monte ore annuale è più basso. Il forum di discussione sul sito ANSAS - altra novità, in cui i docenti possono confrontarsi tra loro e con gli autori delle bozze; frequentatissimo quello per lo scientifico - segnala molte di tali questioni; ma segnala anche che occorre anzitutto un cambiamento culturale da parte di molti docenti, che porti ad abbandonare definitivamente l’idea dei “programmi ministeriali” da svolgere in favore di quella, molto più gratificante, di tentativi didattici ed educativi da mettere in campo con libertà e responsabilità, entro gli ampi margini che il nuovo Regolamento e le Indicazioni consentono. Una libertà di cui non bisogna avere paura.
 



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COMMENTI
04/05/2010 - più esperimenti, più libertà ... (Sandra Gavazzi)

Sicuramente è così, ma un particolare continua a sfuggirmi. In quale momento fare gli esperimenti? Parlo delle scuole secondarie e, in particolare, degli Istituti tecnici e professionali. Le ore sono due per settimana ripartite in due giorni diversi. Come è possibile fare attività sperimentale? Prima di avere "sistemato" una classe con materiale di lavoro (e non parlo di andare in un laboratorio attrezzato perché in questo caso dovrebbe esere calcolato anche il tempo per spostarsi dalla classe), è già passato almeno un quarto d’ora. Se l’ora di lezione è la prima, dobbiamo considerare anche il tempo dedicato al "fare l’appello e giustificare le assenze"; se l’ora è l’ultima, non è possibile tenere conto delle uscite in anticipo di alcuni studenti… Brevemente, ai docenti più organizzati, rimangono 20 - 25 minuti di "tempo utile". "Pillole" di esperimenti in una scuola che continua a rifiutare la cultura scientifica (dare contentini di due ore a docenti e discipline diverse, anche se scientifiche, non migliorerà la situazione) e una diversa organizzazione del tempo scuola.

 
04/05/2010 - Ogni scarrafone è bello 'a mamma soja (enrico maranzana)

La proposizione: "L’acquisizione del metodo costituisce l’aspetto formativo e orientativo dell’apprendimento/insegnamento delle scienze" non ha inciso minimamente nella stesura degli Obiettivi Specifici dell'Apprendimento. Se tale assunto fosse stato effettivamente privilegiato i traguardi educativi avrebbero valorizzato il metodo sperimentale specificando traguardi del tipo percezione di problemi.. loro circoscrizione.. selezione/analisi dei dati.. formulazione di ipotesi.. redazione di piani di intervento.. retroazione .. ma di questo non c'è traccia. Si tratta di un'incongruenza che deriva dall'assenza di chiarezza concettuale, confusione che può essere osservata nel breve glossario allegato alle linee guida per gli istituti tecnici (3/4/2010) in cui la definizione di apprendimento è del tipo: una sedia è una sedia con uno schienale e quattro gambe. Altrettanto significativo il fatto che il dizionario, per la definizione di competenza, fa ricorso al parlamento europeo trascurando la prescrizione della legge Moratti del 2003 che finalizza il sistema scolastico alla promozione/consolidamento di capacità e di competenze. Se la vigente norma fosse stata oggetto del dovuto studio sarebbe stata riconosciuta la NECESSITA’ di definire le capacità "per elencazione" e il significato di competenza sarebbe stato fatto corrispondere ai comportamenti esibiti dagli studenti che affrontano situazioni loro ignote.