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SCUOLA/ Più esperimenti, più libertà: le Indicazioni aiutano la scienza

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Di fronte ad ogni cambiamento che si prospetta è lecito, anzi doveroso, porsi la domanda se esso porti con sé aspetti positivi oppure no. Sembra infatti ormai avviata al declino l’idea per la quale il “nuovo” nella scuola sia, in quanto tale, un bene. Ma c’è un’altra domanda, ancora più fondamentale: che cosa si intende per svolta positiva, in particolare per le scienze? Se è positivo rimboccarsi le maniche e trovare, giorno dopo giorno, la strada migliore per trasmettere i contenuti e i metodi delle scienze naturali nelle diverse situazioni, o se è positivo un sistema di insegnamento/apprendimento che rispetti le caratteristiche del metodo sperimentale e sia adeguato alle capacità di comprensione dello studente, allora la svolta prospettata è positiva.


Infatti, si afferma nella bozza, «l’acquisizione del metodo costituisce l’aspetto formativo e orientativo dell’apprendimento/insegnamento delle scienze» ed è «il contributo specifico che il sapere scientifico può dare all’acquisizione di strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà». Allora, coerentemente con le scelte operate dalla cabina di regia per la fisica, nel primo biennio prevale un approccio di tipo fenomenologico e osservativo-descrittivo, mentre nel secondo si introducono e formalizzano i concetti e i modelli propri delle discipline. Nel quinto anno, infine, si approfondiscono temi particolari, con funzione anche di orientamento alla scelta universitaria.

 

I punti segnalati sono una novità nel mondo della scuola. E, fatto ancora più significativo, mentre chiedono all’insegnante una responsabilità nella scelta dei temi da sviluppare e nella costruzione di percorsi didattici, permettono di strutturare e scandire liberamente il proprio lavoro. Un’autentica inversione di rotta, dopo una stagione - per certi versi non ancora conclusa - segnata dalla analiticità e dalla prescrittività di analoghi documenti di fonte ministeriale, ad esempio quelli per la secondaria di I grado. Responsabilità e libertà non sempre facili da giocare, specie in situazioni in cui il contesto non le favorisce; ma quella contenuta nelle Indicazioni può essere una sfida che rinnova il mondo spesso un po’ grigio della scuola.

 

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COMMENTI
04/05/2010 - più esperimenti, più libertà ... (Sandra Gavazzi)

Sicuramente è così, ma un particolare continua a sfuggirmi. In quale momento fare gli esperimenti? Parlo delle scuole secondarie e, in particolare, degli Istituti tecnici e professionali. Le ore sono due per settimana ripartite in due giorni diversi. Come è possibile fare attività sperimentale? Prima di avere "sistemato" una classe con materiale di lavoro (e non parlo di andare in un laboratorio attrezzato perché in questo caso dovrebbe esere calcolato anche il tempo per spostarsi dalla classe), è già passato almeno un quarto d’ora. Se l’ora di lezione è la prima, dobbiamo considerare anche il tempo dedicato al "fare l’appello e giustificare le assenze"; se l’ora è l’ultima, non è possibile tenere conto delle uscite in anticipo di alcuni studenti… Brevemente, ai docenti più organizzati, rimangono 20 - 25 minuti di "tempo utile". "Pillole" di esperimenti in una scuola che continua a rifiutare la cultura scientifica (dare contentini di due ore a docenti e discipline diverse, anche se scientifiche, non migliorerà la situazione) e una diversa organizzazione del tempo scuola.

 
04/05/2010 - Ogni scarrafone è bello 'a mamma soja (enrico maranzana)

La proposizione: "L’acquisizione del metodo costituisce l’aspetto formativo e orientativo dell’apprendimento/insegnamento delle scienze" non ha inciso minimamente nella stesura degli Obiettivi Specifici dell'Apprendimento. Se tale assunto fosse stato effettivamente privilegiato i traguardi educativi avrebbero valorizzato il metodo sperimentale specificando traguardi del tipo percezione di problemi.. loro circoscrizione.. selezione/analisi dei dati.. formulazione di ipotesi.. redazione di piani di intervento.. retroazione .. ma di questo non c'è traccia. Si tratta di un'incongruenza che deriva dall'assenza di chiarezza concettuale, confusione che può essere osservata nel breve glossario allegato alle linee guida per gli istituti tecnici (3/4/2010) in cui la definizione di apprendimento è del tipo: una sedia è una sedia con uno schienale e quattro gambe. Altrettanto significativo il fatto che il dizionario, per la definizione di competenza, fa ricorso al parlamento europeo trascurando la prescrizione della legge Moratti del 2003 che finalizza il sistema scolastico alla promozione/consolidamento di capacità e di competenze. Se la vigente norma fosse stata oggetto del dovuto studio sarebbe stata riconosciuta la NECESSITA’ di definire le capacità "per elencazione" e il significato di competenza sarebbe stato fatto corrispondere ai comportamenti esibiti dagli studenti che affrontano situazioni loro ignote.