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SCUOLA/ Sì, c’è un’emergenza educativa: ma è quella degli adulti

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Per completare la presentazione sommaria di questo modo d’intendere l’emergenza come dimensione costante ed organica del fatto educativo, occorre notare che esso non dimentica d’inserire tra le sue cause anche la forza condizionante dell’extrascuola e i fattori ambientali, in primo luogo la cultura e le subculture dei contesti di vita degli allievi. Ma non prevede azioni specificamente rivolte a neutralizzare, con una lotta diretta e frontale questi fattori, che dell’emergenza educativa costituiscono le linee di rifornimento. Lavorano con grande impegno, ma sono troppo spesso le vittime generose di un’illusione pedagogista.

 

L’altro modo di intendere la natura dell’emergenza educativa si rifà alle posizioni di Benedetto XVI e della Cei i quali, pur senza escludere che, in qualche forma e misura, essa ci sia sempre stata, affermano che quella che affligge la scuola del nostro tempo presenta caratteri peculiari, che ne fanno un fenomeno diverso dal passato. La differenza è data dal contesto, un tempo luogo di valori condivisi, oggi dominato dal relativismo e dal soggettivismo, che negano ai giovani gli ancoraggi valoriali necessari per costruire gradualmente, sotto la guida di adulti persuasi, le loro certezze, a fondamento dell’autonomia di giudizio e come base delle grandi scelte della vita. Il principio di autorità perde vigore, le tradizioni sono percepite come inutili orpelli, i desideri tendono a divenire diritti, non esistono regole valide per tutti in ogni luogo e sempre.

Di fatto, si attenua la forza dei riferimenti mediante i quali l’educatore orienta lo sviluppo morale e personale dell’allievo. I richiami e le sollecitazioni del consumismo e dell’edonismo “remano contro”, seducono il giovane riducendone l’autonomia di giudizio e la capacità di distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. Anche l’idea del bello, disancorata dagli altri valori, smarrisce l’equilibrio e la misura che la sostanziano, giacché i valori sono tra loro solidali e compresenti e solo se stanno insieme conferiscono armonia all’assetto unitario della persona.

 

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COMMENTI
05/05/2010 - "adulti"? (Anna Di Gennaro)

Concordo con le argomentazioni addotte dall'Autore di cui avevo da tempo percepito l'esigenza. Infatti nè l'età anagrafica e neppure i vari titoli di studio, seppur ottenuti con merito, bastano a garantire la capacità della responsabilità educativa sia genitoriale sia professionale. C'è un quid che fa la differenza e segna il passaggio tra l'età giovanile e quella adulta, ma non è scontato che avvenga sempre e comunque... purtroppo! La maturazione interiore necessita di un percorso - a volte tortuoso - che abiliti la personalità ad un impegno costante di auto osservazione in azione per una sincera verifica, innazitutto con se stessi. Grazie per aver sollevato la delicata questione.