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SCUOLA/ Sì, c’è un’emergenza educativa: ma è quella degli adulti

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A questo diverso modo di considerare le cause e le ascendenze prossime dell’emergenza educativa corrispondono modalità d’intervento a rimedio anch’esse diversamente impostate, e strategie di respiro più ampio rispetto a quelle, pur importanti e preziose, messe in campo dalle pedagogie d’aula allargate ai doposcuola o agli altrettanto meritori oratori delle parrocchie. Capovolgendo quello che da Rousseau in poi è un luogo comune del pensiero educativo e della pratica didattica, invece della cosiddetta centralità dell’alunno, da oggi in poi ad occupare il centro delle sollecitudini educative dovrà essere l’adulto, primo destinatario degli interventi a rimedio, nella speranza di migliorare attraverso di lui la società e così porre un limite alle perniciose influenze di questa sulle giovani generazioni.

 

 



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COMMENTI
05/05/2010 - "adulti"? (Anna Di Gennaro)

Concordo con le argomentazioni addotte dall'Autore di cui avevo da tempo percepito l'esigenza. Infatti nè l'età anagrafica e neppure i vari titoli di studio, seppur ottenuti con merito, bastano a garantire la capacità della responsabilità educativa sia genitoriale sia professionale. C'è un quid che fa la differenza e segna il passaggio tra l'età giovanile e quella adulta, ma non è scontato che avvenga sempre e comunque... purtroppo! La maturazione interiore necessita di un percorso - a volte tortuoso - che abiliti la personalità ad un impegno costante di auto osservazione in azione per una sincera verifica, innazitutto con se stessi. Grazie per aver sollevato la delicata questione.