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SCUOLA/ Sì, c’è un’emergenza educativa: ma è quella degli adulti

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Il dibattito sulle riforme del ministro Gelmini non attenua l’interesse al problema dell’«emergenza educativa», che le autorità della Chiesa e il Papa continuamente ripropongono all’attenzione dell’opinione pubblica e dei responsabili politici. Dicono la loro anche gli opinionisti e gli esperti di cose scolastiche sulla stampa e alla televisione. Gli aspetti più affrontati sono quello concernente la natura del fenomeno e quello dei possibili interventi a rimedio.

 

È possibile individuare due posizioni. C’è chi sostiene essere il fenomeno dell’emergenza educativa una caratteristica permanente e strutturale dell’educazione, e afferma che essa c’è sempre stata e sempre ci sarà, magari diversamente denominata e giudicata, e che l’insuccesso è sempre, sotto qualsiasi cielo e in qualsiasi momento della storia, uno dei possibili esiti del lavoro dell’insegnante, destinato a gioire se l’allievo lo corrisponde, e a provare delusione quando gli si appalesa sordo o indifferente alle sue proposte formative.

 

La scuola, continua chi sostiene questa posizione, può attenuare l’entità e la virulenza del fenomeno ampliando i tempi dell’esposizione dei giovani alle sollecitazioni culturali, etiche e valoriali dell’ambiente scolastico, sia col tempo pieno, sia con altre forme di impegno formativo e di controllo della giornata del giovane, per salvarlo dall’insignificanza delle troppe ore davanti alla TV o dalle banalità dei pomeriggi di gruppo malamente autogestiti. Utilissimi a questo fine sono gli oratori, in via di potenziamento. Emergono le figure dei nuovi «missionari della pedagogia», religiosi o laici, votati alla salvezza delle vittime dell’emergenza educativa, figure che i media illuminano a giorno e quasi contrappongono alle decine di migliaia di oscuri docenti, che giorno dopo giorno portano avanti nelle aule il loro lavoro spesso ingrato, destinato al successo o all’insuccesso, secondo le proporzioni che le statistiche impietosamente attesteranno, utilizzando come indicatori i dati sui bocciati e sui promossi e l’andamento altalenante degli episodi di bullismo.

 

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COMMENTI
05/05/2010 - "adulti"? (Anna Di Gennaro)

Concordo con le argomentazioni addotte dall'Autore di cui avevo da tempo percepito l'esigenza. Infatti nè l'età anagrafica e neppure i vari titoli di studio, seppur ottenuti con merito, bastano a garantire la capacità della responsabilità educativa sia genitoriale sia professionale. C'è un quid che fa la differenza e segna il passaggio tra l'età giovanile e quella adulta, ma non è scontato che avvenga sempre e comunque... purtroppo! La maturazione interiore necessita di un percorso - a volte tortuoso - che abiliti la personalità ad un impegno costante di auto osservazione in azione per una sincera verifica, innazitutto con se stessi. Grazie per aver sollevato la delicata questione.