BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’"emergenza educativa"? Diamo ai prof l’anno sabbatico come negli Usa

Pubblicazione:

libro_aperto_appuntiR375.jpg

 

 

Eppure una bambina ha salvato gli ospiti dell’intero albergo dove trascorreva le vacanze natalizie con i suoi genitori durante il devastante maremoto dell’estremo oriente di qualche anno fa, grazie al lucido ricordo della lezione del suo maestro di geografia. Il giovane teacher aveva spiegato chiaramente quanto fosse indispensabile l’osservazione e l’interpretazione dei segni provenienti dalla natura e la scolaretta diligente si era accorta dell’imminenza dell’arrivo di una gigantesca onda anomala. Quelle strane e inconsuete avvisaglie, colte lì per lì grazie ai veloci connettivi logici, hanno sortito il provvidenziale effetto di fare evacuare centinaia di persone. Meritatamente è stata premiata l’efficienza del suo maestro, ma di quanti altri potremmo narrare le gesta, quasi eroiche, delle fatiche quotidiane in assenza dei riflettori che abbagliano, come in televisione, chi recita la parte dell’esperto di turno?

 

Pur tuttavia una recente indagine IARD ha constatato che gli insegnanti sarebbero “orgogliosi di stare in cattedra” e rifarebbero il loro tanto bistrattato lavoro, di cui alcuni si vergognano al punto da non dichiararlo durante le meritate vacanze estive, quasi fossero un “periodo di convalescenza”. L’opinione pubblica continua a considerarlo un rilassante lavoro part time, ignorando che esso prevede le lezioni da preparare, i compiti da correggere nonché le interminabili riunioni dove spesso si consumano i “deliri narcisistici” dei più creativi, originali e motivati, tanto che - a confronto - i capponi di Renzo, predestinati a bollire in pentola, ci apparirebbero docili come agnelli. Eppure gli stessi insegnanti si erano spesso dichiarati esasperati dalle pretese di genitori iperprotettivi soprattutto nei confronti dei numerosi figli unici. Del resto anche la maternità è un'altra “professione” poco gettonata, tanto che il nostro ministro è già tornato al lavoro e rilascia interviste sulle quali avrei qualche perplessità, mentre restiamo ancora in attesa della risposta all’interrogazione parlamentare sul disagio mentale di origine professionale inoltrata a dicembre scorso.

 

Leggendo i grafici e tentando di interpretarli, noto un divario abnorme per quanto concerne il grado di soddisfazione. Dall’indagine emerge che l’82,1% degli insegnanti dichiara “lo rifarei”. Solo il 13,3% “vorrebbe cambiar lavoro” e il 12,3% “vorrebbe andare in prepensionamento”. Perché allora non garantire anche ai docenti di ogni ordine e grado un anno sabbatico dignitoso e remunerato come peraltro avviene - obbligatorio - negli Usa ogni sette anni e di cui già usufruiscono i nostri emeriti professori universitari che “resistono” stoicamente ben oltre la soglia dei settant’anni? Meglio riprendere fiato mentre si nuota nel mare mosso delle emozioni e dei sentimenti contrastanti propri e altrui. Ma anche per lasciare aggiornare chi, pervicacemente e nonostante le numerose avvisaglie di varie somatizzazioni, resta aggrappato alla sua scuola, isola felice e unico rifugio sicuro del naufrago idealista che non demorde.

 

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.