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SCUOLA/ Conoscenze vs. competenze: un’altra occasione persa?

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Così come il campo della fattibilità e della realizzazione di questo passaggio, tipico della politica e dell’amministrazione, non può non vedere in campo chi dell’educazione (e della scuola) è esperto, vuoi da un punto di vista disciplinare e metodologico, vuoi da un punto di vista organizzativo e amministrativo. A confondere queste specificità si rischia la... confusione, appunto. Detto in sintesi: aver fatto lavorare separatamente commissioni diverse, con prospettive diverse, senza una linea comune e condivisa rispetto all’impianto generale ha rappresentato la garanzia della pax sindacale in questi ultimi anni, ma potrebbe rivelarsi l’insanabile criticità non tanto dei nuovi Regolamenti e, soprattutto, delle Indicazioni che dovrebbero seguirne, quanto e soprattutto della qualità dell’educazione e dell’istruzione reale che si svolge nel nostro paese.

 

Seconda riflessione. Esaltare separatamente conoscenze e competenze individuando nell’acquisizione delle prime l’unico baluardo alla deriva “metodologista” o nel perseguimento delle seconde la rincorsa politicamente corretta alla vulgata Ue sulle competenze, è operazione improduttiva. Nel primo caso si rischia di rinforzare un atteggiamento fin troppo presente nella scuola (e in quella secondaria di II grado in modo particolare) che vede il docente come “dispensatore” di un sapere, certo necessario, certo epistemologicamente fondato, ma insopportabilmente lontano da quel “senso personale” che dovrebbe acquisire per diventare fermento educativo e, come tale, pervasivo dell’agire personale di ciascuno, tanto lontano da essere (quando va bene) rapidamente memorizzato e altrettanto rapidamente dimenticato. Vale a dire: generatività educativa del sapere pari a zero. Nel secondo caso si colloca la competenza come terzo elemento (dopo le conoscenze e le abilità) del processo di apprendimento, intendendola (oppure, ed è peggio ancora, facendola intendere) come una sorta di prestazione pre-determinabile come conseguenza dell’esercizio degli inflazionatissimi sapere e saper fare, un saper fare al quadrato, insomma, la cui relazione con la libertà e la responsabilità personali che ciascun allievo mette in campo nel suo manifestare competenze nella scuola e fuori della scuola, nella vita, è davvero difficile intravedere.

 

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COMMENTI
08/05/2010 - Daghela avanti un passo (enrico maranzana)

Per individuare l'origine concettuale della frammentarietà dei nuovi regolamenti è sufficiente leggere il piccolo glossario allegato alle linee guida che il ministero ha redatto per gli istituti tecnici. Il lemma 3 postula l'EROGAZIONE DELL’APPRENDIMENTO, apprendimento che nella lingua e cultura italiana riguarda i processi generativi di duraturi cambiamenti del comportamento individuale (erogare – tripla sottolineatura blu). E qui casa l'asino: l'apprendimento rappresenta la finalità della scuola, definita dalla legge richiamata(53/2003) ma mal interpretata. "Raggiungere elevati livelli culturali e sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche" afferma, senza ambiguità alcuna, la strumentalità di conoscenze e abilità, definizione che non solo "sciaguratamente" ma anche e soprattutto per negligenza, opportunismo, accidia è stata rimossa. Il necessario impianto riformatore sarebbe dovuto essere improntato in conformità a quanto è scritto nelle linee guida per gli istituti tecnici (intro 2): "è progressivamente cambiato il "focus" con cui sono studiati i processi. Al centro si colloca la gestione nel suo insieme, con le funzioni in cui si articola, sempre inquadrate in un'ottica sistemica". Nella sezione didattica di matematicamente.it - insegnare matematica dopo il riordino, è indicato l’oggetto del mandato che il ministro avrebbe dovuto conferire alla cabina di regia.