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SCUOLA/ Conoscenze vs. competenze: un’altra occasione persa?

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Molto più costruttivo, invece, sarebbe stato riprendere la strada lucidamente indicata dalla L. 53/03 e che le pregiudiziali ideologiche hanno sciaguratamente impedito di percorrere: non trasformare le competenze in un oggetto culturale prestazionistico, solo un po’ più operativo delle conoscenze e della abilità, non introducendo soluzione di continuità qualitativa tra i tre concetti, ma ribadire il contrario: le competenze non sono oggetti culturali, ma il modo con cui ciascun allievo affronta e risolve in maniera anche socialmente soddisfacente (quindi sottoposto alla valutazione di esperti), in situazioni autentiche, compiti, progetti personali e sociali, problemi di diversa natura (sottolineando come affrontare in maniera pertinente un problema conoscitivo disciplinare è a pieno titolo manifestazione di competenza!).

 

Questa accezione della competenza personale, rendendo inutile qualsiasi “terza” colonna che riscriva in un’insopportabile tautologia pedagogistico-operativa i contenuti disciplinari indispensabili per favorirne lo sviluppo, rimanda precisamente all’autonoma responsabilità dei docenti nella scelta delle azioni metodologiche necessarie per tradurre ed utilizzare i diversi saperi disciplinari, dati dalle norme generali, in percorsi unitari e dotati di senso per gli allievi che concretamente si trovano di fronte e rispetto ai quali sono chiamati a mettere in campo una precisa ed istituzionalmente corretta intenzionalità educativa. Certo, è inutile nasconderci che l’assunzione di siffatta accezione personalistica del concetto di competenza avrebbe portato con sé la necessità di cambiamenti talmente radicali e impegnativi nella prassi scolastica ordinaria da suscitare il rifiuto. Se ne possono citare due, i più evidenti ed impegnativi, a titolo esemplificativo.

 

Il primo. La competenza personale, a differenza di quella oggettualizzata e prestazionistica di cui si continua a discutere, non è valutabile con strumenti come il voto o la pagella. E nemmeno con schede o certificazioni quali ostinatamente il ministero continua a produrre (si veda quella per la certificazione dell’obbligo). Avrebbe necessitato di osservazioni costanti e critiche del processo di insegnamento-apprendimento che solo un vero Portfolio che avesse coinvolto docente, studente e famiglia avrebbe reso possibile. Certo, immaginare di introdurre un Portfolio delle competenze personali (se non piace questo nome perché troppo “morattiano”, lo si può chiamare anche “pinco pallino”, importante è intenderci su che cos’è e a che cosa serve questo strumento) è un bell’azzardo. Non lo si può fare tutto d’un colpo (si è visto), ma ci si può incamminare su questa via che, ancorché ardua, ha un pregio: è dotata di senso.

 

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COMMENTI
08/05/2010 - Daghela avanti un passo (enrico maranzana)

Per individuare l'origine concettuale della frammentarietà dei nuovi regolamenti è sufficiente leggere il piccolo glossario allegato alle linee guida che il ministero ha redatto per gli istituti tecnici. Il lemma 3 postula l'EROGAZIONE DELL’APPRENDIMENTO, apprendimento che nella lingua e cultura italiana riguarda i processi generativi di duraturi cambiamenti del comportamento individuale (erogare – tripla sottolineatura blu). E qui casa l'asino: l'apprendimento rappresenta la finalità della scuola, definita dalla legge richiamata(53/2003) ma mal interpretata. "Raggiungere elevati livelli culturali e sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche" afferma, senza ambiguità alcuna, la strumentalità di conoscenze e abilità, definizione che non solo "sciaguratamente" ma anche e soprattutto per negligenza, opportunismo, accidia è stata rimossa. Il necessario impianto riformatore sarebbe dovuto essere improntato in conformità a quanto è scritto nelle linee guida per gli istituti tecnici (intro 2): "è progressivamente cambiato il "focus" con cui sono studiati i processi. Al centro si colloca la gestione nel suo insieme, con le funzioni in cui si articola, sempre inquadrate in un'ottica sistemica". Nella sezione didattica di matematicamente.it - insegnare matematica dopo il riordino, è indicato l’oggetto del mandato che il ministro avrebbe dovuto conferire alla cabina di regia.