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SCUOLA/ Conoscenze vs. competenze: un’altra occasione persa?

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È pregevole l’occasione offerta da ilsussidiario.net per discutere temi fondamentali per la scuola di oggi e di domani, favorendo un dibattito e un confronto veri. Rispetto a quanto fin qui dibattuto nascono spontanee tre riflessioni.

 

All’indomani dell’emanazione dei Regolamenti per la scuola secondaria di II grado il mondo degli addetti ai lavori scopre che gli impianti sottesi al nuovo ordinamento dei Licei è sensibilmente “altro” rispetto a quelli degli Istituti tecnici e dei professionali. Evviva! Ci voleva molto ad immaginare che cercando di mettere insieme gruppi di lavoro legati a scenari culturali e pedagogici diversi (potrebbe anche non essere influente il particolare che siano stati nominati da ministri di opposte appartenenze), scenari mai esplicitati e discussi nel tentativo di trovare una linea comune e condivisa almeno a livello di linguaggio, si sarebbe arrivati a questo punto di strabismo prospettico? Come dire: un costruttore, non avendo ben chiaro che tipo di palazzo vuole costruire, decide di affidarsi a due architetti diversi, a ciascuno dà un incarico separato, senza costringerli a sedersi intorno ad un tavolo. Certo gli architetti in fase di progettazione sono entrambi molto contenti, il costruttore non ha grane, e un irenico ottimismo imperversa; peccato che il palazzo, alla fine, venga fuori asimmetrico!

 

E qui siamo al punto: per un’azione di riforma della scuola non si tratta di affidarsi all’ultimo pedagogista alla moda né di alimentare inutili antitesi tra “disciplinaristi” e “competenzialisti” (abbandoneremo mai questa persecuzione dello schieramento aut-aut, guelfi o ghibellini, senza alternative?), ma di mettere in campo un’idea, un progetto di scuola e cercare poi di dargli concretezza, con tutti gli indispensabili apporti ed aggiustamenti necessari. Tà eautou pràttein, diceva Platone essere il fondamento della giustizia, fare ciascuno la propria parte: il campo della pedagogia è definito dalla sua stessa etimologia, da quell’agogein che marca lo stacco tra l’educazione (e la scuola) che ci sono e l’educazione (e la scuola) che dovrebbero esserci, per essere davvero al servizio della persona e non il contrario.

 

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COMMENTI
08/05/2010 - Daghela avanti un passo (enrico maranzana)

Per individuare l'origine concettuale della frammentarietà dei nuovi regolamenti è sufficiente leggere il piccolo glossario allegato alle linee guida che il ministero ha redatto per gli istituti tecnici. Il lemma 3 postula l'EROGAZIONE DELL’APPRENDIMENTO, apprendimento che nella lingua e cultura italiana riguarda i processi generativi di duraturi cambiamenti del comportamento individuale (erogare – tripla sottolineatura blu). E qui casa l'asino: l'apprendimento rappresenta la finalità della scuola, definita dalla legge richiamata(53/2003) ma mal interpretata. "Raggiungere elevati livelli culturali e sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche" afferma, senza ambiguità alcuna, la strumentalità di conoscenze e abilità, definizione che non solo "sciaguratamente" ma anche e soprattutto per negligenza, opportunismo, accidia è stata rimossa. Il necessario impianto riformatore sarebbe dovuto essere improntato in conformità a quanto è scritto nelle linee guida per gli istituti tecnici (intro 2): "è progressivamente cambiato il "focus" con cui sono studiati i processi. Al centro si colloca la gestione nel suo insieme, con le funzioni in cui si articola, sempre inquadrate in un'ottica sistemica". Nella sezione didattica di matematicamente.it - insegnare matematica dopo il riordino, è indicato l’oggetto del mandato che il ministro avrebbe dovuto conferire alla cabina di regia.