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SCUOLA/ Formazione docenti, il Regolamento c’è. E adesso?

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Forse il fatto di essere depositari di una responsabilità educativa, rende gli insegnanti impermeabili alle provocazioni, equilibrati per vocazione professionale, misurati nelle reazioni. O forse è il segno di un’identità sfibrata che necessità di ritrovare se stessa e per la quale è urgente tracciare un orizzonte di crescita professionale.

 

Gli insegnanti di qualità sono infatti una delle principali risorse per lo sviluppo del Paese, promuoverne la formazione qualificata con adeguati investimenti è un dovere di uno stato responsabile. Altrove, in Europa, lo si è compreso e le scelte di politica scolastica che riguardano i formatori, e i formatori dei formatori, ne hanno tratto le conseguenze, e i sistemi educativi e la cittadinanza cominciano a goderne i frutti.

 

Durante le audizioni informali sul Regolamento tenutesi nei giorni scorsi presso la VII Commissione della Camera e prima, il 16 aprile a Roma durante una Tavola rotonda presso l’Università RomaTre, sono emerse contraddizioni e ostacoli con i quali il dispositivo normativo dovrà fare i conti. Da parte di tutti è stato denunciato il grave ritardo della norma e il concreto rischio che il 1 settembre non si riescano ad attivare i percorsi.

 

Per accompagnare il processo di attuazione nei primi mesi dall’entrata in vigore del decreto sono necessarie, si è detto, misure straordinarie, un supporto forte e qualificato a università e scuole, con il coinvolgimento di professionalità esperte nella materia.

 

Ampia convergenza anche sulla valutazione che il tirocinio di un solo anno non sia sufficiente a formare adeguatamente un insegnante: il periodo di tirocinio previsto per gli insegnanti della secondaria (1 anno) deve avvicinarsi di più a quello previsto per quelli del primo ciclo (4 anni): l’attuale differenza è difficilmente comprensibile. Le funzioni del tirocinio sono formative in senso molto ampio, orientano alla scelta e fanno emergere un’attitudine all’insegnamento che è bene possa esprimersi ben prima dell’ultimo anno di corso.

 

Si chiede inoltre una vera parità fra scuola e università: nella partecipazione al percorso di tirocinio e all’intero percorso di formazione professionalizzante; nei processi decisionali, di governo e valutativi del percorso. Bisogna salvaguardare in questo senso le più efficaci esperienze di collaborazione fra l’università e le scuole, che costituiscono il patrimonio più prezioso accumulato negli ultimi 10 anni.

 

D’accordo, nella discussione, anche sul fatto che chi conosce nodi critici e punti di forza della precedente esperienza possa avere un ruolo decisivo nel miglioramento dei processi, garantendo anche quella convergenza di modelli, sul piano nazionale, la cui mancanza è stata una delle contestazioni più forti fatta all’esperienza SSIS. Un principio elementare ma non scontato, più volte richiamato in diverse sedi e la cui importanza è stata riconosciuta pubblicamente da numerosi soggetti istituzionali, compreso il Ministero.

 

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COMMENTI
02/06/2010 - Segue (Franco Labella)

Scaglioni scrive ancora: "Da parte di tutti è stato denunciato il grave ritardo della norma e il concreto rischio che il 1 settembre non si riescano ad attivare i percorsi". Di cosa si meraviglia? Gli attuali riordinatori sono metodici e ripetitivi: anche il riordino delle superiori parte dal prossimo settembre senza i necessari apparati normativi e quindi mi permetto di consigliare a Scaglioni di non meravigliarsi troppo. I recordmen non vanno troppo per il sottile con norme e procedure. Lacci e lacciuoli, roba da comunisti. Se Scaglioni pensa che in questi giorni vengono individuati docenti soprannumerari senza che il relativo D.M. sia stato ancora emanato e che il D.M. sulla stessa materia dello scorso anno è ancora atteso dal TAR del Lazio, direi che Scaglioni, esperto del ramo, abbia poco da meravigliarsi e molto da rammaricarsi. Gli esprimo, perciò, la solidarietà mia e del Coordinameto che rappresento non solo in quanto presidente dell'ANFIS ma soprattutto in quanto collega panda. Scaglioni è un collega che insegna quelle discipline giuridiche ed economiche ritenute inutili sulla base del noto paradosso della educazione alla legalità senza le leggi (copyright dott. Max Bruschi). Insomma è a rischio, caro Scaglioni, il tuo ruolo primario di docente oltre che di formatore. Auguri solidali. Franco Labella, Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
02/06/2010 - Un paio di riflessioni per il collega Scaglioni (Franco Labella)

Il collega Scaglioni scrive: "Sorprende non poco il fatto che nonostante l’importanza del tema e l’incidenza che esso può avere nel medio e lungo periodo sulla qualità del servizio scolastico, esso goda di scarsissima risonanza: poche le informazioni che circolano, bassa la sensibilità dei media e degli addetti ai lavori, marginale l’interesse del principale soggetto gestore dei processi, l’università, scoraggiante la reattività dei principali interessati alla riforma, dirigenti, insegnanti e studenti". Non gli viene il dubbio che un Regolamento caratterizzato dalla "velocità" evocata con orgoglio dal recordman prof. Israel sia diffilmente analizzabile e metabolizzabile? Scaglioni parla di progetto rimasto nel cassetto ma vorrei ricordare che quasi mai "epocale" fa rima con "veloce". Ed il fatto che l'esperienza precedente delle scuole sia stata valutata negativamente e la mancata valorizzazione della esperienza di tutor e supervisori siano state assunte come premessa, come Scaglioni stesso lamenta, non è ancora una volta la dimostrazione che la "tabula rasa senza valutazione" (è successo, per esempio, anche con le sperimentazioni Brocca nelle superiori) sia la cifra ideologica degli attuali "riformatori"? (Segue)