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SCUOLA/ Cara Gelmini, non è col falso in atto pubblico che si risolve il problema della maturità…

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Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)  Maria Stella Gelmini (Imagoeconomica)

Alla fine i nodi vengono al pettine. La normativa voluta dal ministro Gelmini relativa all’obbligo di avere conseguito il 6 in tutte le materie per essere ammessi all’esame di terza media e della maturità sta mostrando la sua insostenibilità.

 

Un liceo di Milano dichiara di ammettere anche allievi che non hanno la piena sufficienza. Da notizie di stampa il ministro avrebbe detto che “con un 5 non si boccia nessuno”, smentendo con ciò se stessa, poiché le leggi sono per loro natura diverse dalle esortazioni o dagli inviti e generalmente richiedono di essere applicate. Il buon senso, che a suo avviso dovrebbe essere utilizzato, è senza dubbio ciò di cui le scuole in questo momento stanno facendo uso a piene mani, portando a 6 i 5 ed i 4, con un falso in atto pubblico a livello di massa.

 

Il palcoscenico è quello dell’esame di maturità, dove il discorso è più serio, vista la persistente maggiore relativa importanza dell’esame, ma soprattutto - tuttora - del suo punteggio finale. Lo stesso tormentone affligge anche i consigli di classe delle Terza media, che però se lo stanno risolvendo in silenzio nel modo detto sopra.

 

Il dilemma infatti è: dichiarare quanto non è e non può essere palesemente vero - tutti sufficienti in tutto - oppure procedere a bocciature (nel caso delle classi intermedie) o a non ammissioni (nel caso di esami) in quantità socialmente insostenibili. Insostenibili non tanto per i motivi di consenso, che interessano in realtà solo i politici, ma per quelli relativi ai costi sociali ed economici.

 

La nuova normativa sulla valutazione è stata a lungo presentata dal ministro come uno strumento che avrebbe reso di nuovo seria la scuola italiana, afflitta da un eccesso di lassismo. Senza dubbio il ripristino dei voti può aver obbligato soprattutto la scuola primaria a ridare importanza a misurazioni e dichiarazioni attendibili degli apprendimenti. Peccato, però, aver voluto rispolverare, per motivi meramente simbolici di ritorno al buon vecchio passato, l’inefficace scala decimale, invece di quella a 5 scalini, ormai diffusa anche a livello normativo fuori d’Italia e che è poi quella che le scuole usano. Anche qui la “costituzione” reale è diversa da quella “formale”.

 

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COMMENTI
11/06/2010 - così NON fan tutti (Marco Campione)

Perdonatemi se la butto in politica, cosa che non sono abituato a fare, ma l'ultimo commento si contraddice. Prima si dice che la normativa precedente (media del 6 per l'ammissione) era più equilibrata e poi si dice che I MINISTRI (senza distinzione, quindi TUTTI) sbagliano. Peccato che la norma elogiata sia stata anch'essa decisa da un Ministro, ovvero da Fioroni. Non c'è niente di male ad ammettere che non sono tutti uguali e alcuni a volte qualche soluzione la imbroccano...

 
11/06/2010 - Due osservazioni (Matteo Ceserani)

Un commento molto breve solo per dire che concordo con quando dice gianluca segre: la normativa dell'anno scorso era sicuramente più equilibrata. Ciò non la rendeva però una buona normativa: a quanto mi risulta quest'anno il numero di ammessi all'esame di stato sarà minore rispetto all'anno scorso, come è giusto che sia, mentre la normativa precedente portava di fatto ad un'ammissione quasi automatica (vedi voti di condotta e, spiace dirlo, di educazione fisica che facevano diventare 6 la media di qualsiasi pagella... Anche quello era un falso? O forse erano tutti dei super-atleti dal comportamento esemplare?). Seconda osservazione: resta comunque a carico del ministro Gelmini il grave torto (almeno a mio avviso) commesso nei confronti degli studenti (e dei docenti) per aver cambiato la normativa di ammissione all'esame ad anno scolastico già iniziato.

 
11/06/2010 - ammissioni all'esame di stato (Claudio Cereda)

Che ci sarà un aumento di non ammissioni è fuori di dubbio: che sia un male è opinabile. Esistono strade percorribili per applicare la norma in modo serio? Secondo me sì, ma il lavoro andava impostato a inizio d'anno, ripreso alla fine del I quadrimestre e svolto nel II (nelle classi e in Collegio). In sintesi: 1) si può arrivare ad un cinque con prognosi fausta, ma è il giudizio di accompagnamento della proposta di 6 al cura del docente che descrive processo e risultati. 2) si possono portare a 6 in consiglio uno o due 5 rimasti tali e in dissenso col docente? Sì se ritrovano elementi positivi negli ambiti disciplinari collaterali. In tale caso la decisione è a maggioranza e deve risultare in maniera analitica a verbale perché si tratta di fornire elementi credibili alla commissione. 3) Non si può ammettere (decisione illegittima) con motivazioni del tipo "appare in grado di sostenere l'esame" e via di questo passo. Condivido invece, con grande tristezza, l'opinione di chi osserva che ci servirebbe una classe politica un po' più all'altezza. A proposito, nel bilancio 2010 la mia scuola vanta un credito dallo Stato di circa 450mila euro (soldi relativi a spese obbligatorie per Esami, Fondo di Istituto, supplenze degli anni scorsi che noi abbiamo onorato e lo Stato no). Il bilancio senza almeno una parte di queste entrate rischia di andare in rosso. Non possiamo dunque fidarci degli annunci perché il barile è già stato raschiato sino in fondo e se si fanno i recuperi poi bisogna pagare i docenti.

 
10/06/2010 - se non è un falso, è un invito a falsificare (gianluca segre)

Condivido il tono e gli argomenti dell'articolo. Il ministro Gelmini si contraddice. Il prof. Ceserani dissente dalla terminologia "falso in atto pubblico", in nome della ratifica motivata da parte del Consiglio di classe. Il problema resta: il Consiglio di classe è invitato a dire che il 5, o il 4, non è tale. Sino allo scorso anno, con una normativa più equilibrata, si potevano onestamente ammettere i nostri allievi all'Esame finale con una media "globalmente sufficiente", quindi in presenza di una o due insufficienze - come è normale per non pochi studenti. L'attuale normativa, smentita verbalmente, conferma ancora una volta che i ministri della P.I. non sanno davvero che cosa sia la scuola e che cosa sia l'insegnamento. E, aggiungo, che cosa sia il rispetto per la nostra professionalità.

 
10/06/2010 - valutazioni: falso in atto pubblico (MASSIMO MESINI)

Il mio intervento vuole aggiungere un elemento non trascurabile nella valutazione finale (sono insegnante della scuola sec.di I° grado) quello di valutare il contesto psicologico sociale del ragazzo/a sottoposto a valutazione. Questo perchè quando ci si trova di fronte a insuffucienze da valutare ed eventualmente trasformare in sufficienze con motivazioni messe a verbale come ricordato in altro intervento, nella maggioranza dei casi questi voti appartengono a ragazzi che vivono situazioni famigliari (sì bisogna dirlo)conflittuali, sono vittime di separazioni, abbandoni nel loro lavoro scolastico perchè molto spesso a casa da soli, e in loro si è instaurata già da anni a volte una sorta di torpore psicologico o atteggiamento di aggressività verso l'adulto che impediscono all'alunno di ottemperare con impegno al suo dovere.Se è valido il proverbio "VOLERE E' POTERE" spesso questo ragazzi "NON POSSONO NEANCHE VOLERE"...perchè nell'età dagli 11 ai 13 tutto si amplifica e se il disagio è latente qui si ha l'esplosione. Tutto questo in un contesto scolastico che deve seguire regole e giustamente, valutazioni, ma non può dimenticare che il .. "materiale è umano". Sì ci sono i casi segnalati dai servizi sociali.. sempre più rari e con gravi handicap o dislessici...ma quanti non dichiarati... Poi i genitori di questi alunni che interferiscono per non ammettere che il disagio del figlio è causa loro.. ma che nel contesto scuola non si può dire.. Beh mi fermo ce n'è abbastanza.

 
10/06/2010 - cara Gelmini (alessandra pignari)

Farò um banalissimo esempio e me ne scuso. Mio figlio quest anno dovrebbe sostenere la maturità classica si presume avendo tutti 6. E' dalla IV ginnasio che nella sua classe più della metà è rimandata sempre della stessa materia con una monotonia che sfiora il ridicolo. Arrivati all ultimo anno che si fa??

 
10/06/2010 - Falso in atto pubblico? (Matteo Ceserani)

Ma l'autrice di questo articolo sa di cosa sta parlando quando parla di falso in atto pubblico? Le proposte di voto con cui gli insegnanti si presentano in consiglio di classe devono essere ratificate dal consiglio di classe, che può a seguito di votazione modificarle, fatto salvo l'obbligo di motivare le scelte. Quindi non c'è nessun falso, nessuna magica trasformazione: ho partecipato da insegnante ad un consiglio di classe di V, che è durato 3 ore per la necessità di discutere collegialmente la situazione dei vari allievi (la proposta di voto dei singoli insegnanti serviva proprio da spunto in questo senso) e arrivare a definire i voti di tutte le discipline. Ogni modifica rispetto alle proposte degli insegnanti è stata verbalizzata con dovizia di particolari, come previsto dalla legge e come sta accadendo non solo al Vittorio Veneto di Milano, ma in tutte le scuole d'Italia. Che la procedura possa essere laboriosa e che gli obiettivi di questa legge siano velleitari è argomento su cui si può discutere, ma sulla base di una effettiva conoscenza dei meccanismi della scuola. Consiglio alla signora Pedrizzi di informarsi meglio, prima di affrontare con superficialità argomenti così complessi.

RISPOSTA:

L'autore del commento ci rispiega ciò che tutti i frequentatori di scrutini sanno, cioè che ogni voto è del consiglio di classe e che il consiglio di classe, adeguatamente motivandolo, può legittimamente portare un 2 a 6. Ma se ciò è tuttora vero, anche dopo il nuovo Regolamento per la Valutazione degli alunni (si poteva in verità pensare che non lo fosse più, vista l'enfasi spesa) cosa è cambiato? Come giustamento ricorda un altro commento, il fatto che, mentre nelle ammissioni precedenti si poteva leggere, anche se spesso attenuata, la realtà e regolarsi di conseguenza, ora un bel 6 stende la nebbia su tutti, su chi ha lavorato e studiato e magari anche su chi deve assolutamente, anche per il suo bene, dirigersi verso altri lidi. Se questa non è alterazione della realtà realizzata in un atto avente valore ufficiale! Una grida manzoniana che sembrava esser lì per rimettere le cose a posto, per ripristinare la giusta severità va inevitabilmente incontro al destino di essere elusa ed è ciò che sta avvenendo con molto buon senso in questi giorni, temo non solo per casi sporadici di 5/6... Se gli studenti fossero inseguiti da certificazioni e voti attendibili sui loro studi, se i professori non fossero obbligati a dare 6 in tutte le materie per promuovere o per ammettere agli esami, il lavoro di chi li vuole alla fine assumere o delle Università che li selezionano sarebbe più semplice. E la preoccupazione di raggiungere davvero il 6 e perciò di studiare sarebbe più viva.. Tiziana Pedrizzi

 
10/06/2010 - L'elefante in cristalleria (enrico maranzana)

Sono stati tratteggiate alcune problematiche della scuola, descritte a partire dalla sensibilità di un professionista dell'istruzione; trattazione che, per essere correttamente decodificata necessita di un lessico condiviso. Per verificare tale univocità concettuale consideriamo la frase: "Tornando all’obbligo del 6 in tutte le materie, si può pensare che un po’ di timore riesca ad innalzare un po’ il livello degli apprendimenti" e apriamo il piccolo glossario presente nelle linee guida per i tecnici e i professionali per scoprire che "l'apprendimento è erogato dalle istituzioni". Concezione molto simile a quella delle persone non scolarizzate che, mescolando insegnamento e acquisizione di abilità, italianizzano una forma dialettale dicendo: "io t'imparo". Anche l'affermazione: "La nuova normativa sulla valutazione è stata a lungo presentata dal ministro come uno strumento che avrebbe reso di nuovo seria la scuola italiana" focalizza un nodo critico: il confronto obiettivi..risultati. La legge identifica i traguardi nelle capacità e nelle competenze, da promuovere attraverso conoscenze e abilità. Aprendo nuovamente il glossario scopriamo che per il ministro capacità e abilità sono sinonimi e la voce capacità, che come sopra ricordato è la finalità istituzionale, è assente. Chiudo ricordando che il consiglio di classe ha il compito di valutare una persona umana nella sua complessità, operazione che richiama il principio: "Il tutto è maggiore della somma delle parti".