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SCUOLA/ Ribolzi: salviamo l’"insegnante Ryan" dall'ennesima riforma

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Tom Hanks e i suoi stanno cercando il soldato Ryan  Tom Hanks e i suoi stanno cercando il soldato Ryan

Naturalmente sappiamo che non è così, però il crederlo ci esenta da molte responsabilità, tipo il capire quanto costa attuare una riforma, da quali provvedimenti di transizione deve essere accompagnata, quali meccanismi di valutazione e adattamento si devono mettere in opera e così via.

 

Ora, non solo la Riforma, in assenza di un piano applicativo, non garantisce un bel niente, ma addirittura rischia di creare una massa di delusi che abbasseranno ulteriormente la motivazione a produrre un servizio di qualità. Una riforma, una buona riforma con la “r” rigorosamente minuscola, può creare le condizioni perché la scuola migliori: ma a mio parere uno solo è l’elemento irrinunciabile, e sono appunto gli insegnanti.

 

Si può fare scuola senza Internet, senza attrezzature, perfino senza scuola, ma non senza insegnanti. E ancora una volta mi pare che questo elemento sia stato gestito malissimo: nel 1974 Barbagli sosteneva che gli insegnanti erano “laureati in eccesso riconvertiti”, e sembra che si continui a pensare alla “questione insegnante” solo in termini di posti di lavoro, di precari, di graduatorie. Sacrosante preoccupazioni, per carità: ma la scuola non è (solo o esclusivamente) un mercato per il lavoro intellettuale in cui lavorano circa 850mila docenti mai veramente selezionati o valutati: è un luogo in cui il lavoro dovrebbe essere finalizzato a quella qualificazione della persona (umana e lavorativa) che tutti considerano, almeno a parole, il problema centrale della società europea.

 

Sono in grado di sostenere con fondati argomenti, e l’ho fatto più volte, che gli insegnanti sono troppi, che il modo di reclutarli e di formarli è insensato e contraddittorio con la maggior parte delle asserzioni sull’educazione, che la mancanza di un sistema di valutazione e di una carriera rende poco desiderabile una professione la cui importanza sociale è insostituibile, ma queste affermazioni lasciano il tempo che trovano.

 

C’era un disegno organico di formazione e reclutamento, quello che va sotto il nome di “progetto Aprea”, che tentava una riqualificazione complessiva del sistema in una direzione innovativa. La proposta che esce adesso, relativa alla formazione, smentisce molti degli spunti innovativi presenti nel testo iniziale.

 

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COMMENTI
11/06/2010 - poco da salvare (emilio molinari)

Non mi sono schierato per tradizione e cultura a priori per o contro qualcosa, credo che rispetto all'immobilismo decennale che ha lasciato moltiplicare indirizzi e sperimentazioni nella Secondaria Superiore, senza mai verifiche e conseguenti scelte di modello, la Riforma sia (sarebbe) una occasione per tutti, specie per l'utenza. Peccato che i docenti - ai quali si affida il compito di rendere concrete e vive le Indicazioni - si trovino improvvisamente travolti dalle contingenze della crisi generale e subiscano il rigore della Finanziaria. Non solo il blocco delle carriere, degli scatti stipendiali e pensionistici, ma scompare il famoso "capitolo di riserva" per "premiare" i migliori, ammesso che si riuscisse una volta per tutte a definire che cosa voglia dire esser oggi dei professionisti dell'insegnamento (meglio degli apprendimenti). Come motivare il povero Ryan che non vuole cedere alla tentazione impiegatizia e routinaria? Peggio, se si finirà per incentivare la furbizia, gli opportunismi e la semplice ricerca di sopravvivenza, alla faccia della Riforma le cui gambe avrebbero bisogno una volta per tutte di incentivi per la ricerca, della concreta autonomia di istituti e dirigenti e di una credibile prospettiva di carriera per i docenti.

 
11/06/2010 - Ryan si salva se si identifica il nemico (enrico maranzana)

Per riformare la secondaria "basterebbero due interventi: uno esiste e va potenziato, ed è l’autonomia delle scuole, l’altro viene continuamente rimandato ed è oggetto di snervanti aggiustamenti, ed è l’azione sugli/per gli insegnanti". Osservo che non è sufficiente potenziare l'autonomia, è necessario riqualificarla riconoscendo le sue potenzialità originarie, banalizzate nelle scuole [Nella sezione didattica di matematicamente.it - insegnare matematica dopo il riordino - si può vedere il perché]. Per quanto riguarda l'azione sugli insegnanti [vedi DDL Aprea] non si possono ignorare le conquiste delle moderne scienze dell'organizzazione: la scuola è un sistema finalizzato (capacità e competenze) il cui successo dipende dall'unitarietà della gestione [interdipendenza e sinergia degli insegnamenti, fondamento dell'ISTITUZIONE scuola dal 1974]. La funzione docente è da inquadrare in tale contesto: essenziale "l'orientamento fondamentale e imprescindibile" [all. A profilo licei] relativo alla "valorizzazione della pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari" che individua nella didattica della ricerca il nesso tra conoscenza e processi di apprendimento, formulando la strategia per il coordinamento interdisciplinare. La condizione per salvare Ryan è l’assunzione di responsabilità da parte dei dirigenti scolastici che, da sempre, eludono le disposizioni di legge: il servizio scolastico è inefficace se concepito come sommatoria di insegnamenti.