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SCUOLA/ Ribolzi: salviamo l’"insegnante Ryan" dall'ennesima riforma

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Tom Hanks e i suoi stanno cercando il soldato Ryan  Tom Hanks e i suoi stanno cercando il soldato Ryan

Caro Sussidiario,

 

questa volta ti mando le mie osservazioni in forma di lettera, perché contrariamente alle mie abitudini intendo abbandonarmi a uno sfogo, benché la mia intenzione iniziale fosse quella di intervenire nel dibattito sul Regolamento per la formazione degli insegnanti. Lo farò, magari, ma prima permettimi di essere poco diplomatica e per niente scientifica.

 

In maggio, un collega americano, esperto non solo di teoria ma di pratica e politiche educative, è stato in Lombardia, dove ha visitato una ventina di scuole e ha parlato con molti esperti e operatori. Con un mezzo sorriso mi ha detto “Che strano: la posizione dei sindacati è che va tutto malissimo, per cui non bisogna cambiare niente”.

 

Forse c’era dell’ironia in questa sua affermazione, ma non posso non pensare che in una sola, folgorante frase ha colto benissimo il vero problema del sistema scolastico italiano: una diffusa cultura della lamentazione che non sa mai passare al piano applicativo.

 

Io non difendo la riforma a tutti i costi: anzi, dopo tutti questi anni in cui mi sono occupata di scuola e di politiche educative, ho maturato la convinzione che le riforme cosiddette “di sistema” siano sostanzialmente inutili.

 

La prima proposta di riforma della scuola secondaria risale al 1948: il proposto riordino dovrebbe entrare in vigore nel settembre prossimo. Possibile che in sessant’anni non ci sia stata la volontà politica o siano sempre mancate le condizioni (economiche, tra l’altro) per attuare una riforma che in altri paesi è stata fatta due volte, e in alcuni tre volte?

 

C’è una logica negli eventi, mi sono convinta: e la riforma della secondaria non è stata fatta perché bastavano gli adattamenti (le “innovazioni senza riforma”) a consentire al sistema di rispondere alla domanda della società. Domanda che ha subito massicce trasformazioni, anche solo quantitative. E oggi? La risposta che mi do è che basterebbero due interventi: uno esiste e va potenziato, ed è l’autonomia delle scuole, l’altro viene continuamente rimandato ed è oggetto di snervanti aggiustamenti, ed è l’azione sugli/per gli insegnanti.

 

Il fatto è che noi tendiamo ad attribuire alla Riforma caratteristiche salvifiche: con la nuova ottima e perfettissima struttura creata dalla legge, tutti problemi saranno magicamente risolti. Tanto è vero che nessuno chiama le leggi con il loro numero, ma con il nome del ministro proponente, il cui nome (come accadeva con i Faraoni sulle Piramidi) veniva scalpellato accuratamente dal successore.

 

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COMMENTI
11/06/2010 - poco da salvare (emilio molinari)

Non mi sono schierato per tradizione e cultura a priori per o contro qualcosa, credo che rispetto all'immobilismo decennale che ha lasciato moltiplicare indirizzi e sperimentazioni nella Secondaria Superiore, senza mai verifiche e conseguenti scelte di modello, la Riforma sia (sarebbe) una occasione per tutti, specie per l'utenza. Peccato che i docenti - ai quali si affida il compito di rendere concrete e vive le Indicazioni - si trovino improvvisamente travolti dalle contingenze della crisi generale e subiscano il rigore della Finanziaria. Non solo il blocco delle carriere, degli scatti stipendiali e pensionistici, ma scompare il famoso "capitolo di riserva" per "premiare" i migliori, ammesso che si riuscisse una volta per tutte a definire che cosa voglia dire esser oggi dei professionisti dell'insegnamento (meglio degli apprendimenti). Come motivare il povero Ryan che non vuole cedere alla tentazione impiegatizia e routinaria? Peggio, se si finirà per incentivare la furbizia, gli opportunismi e la semplice ricerca di sopravvivenza, alla faccia della Riforma le cui gambe avrebbero bisogno una volta per tutte di incentivi per la ricerca, della concreta autonomia di istituti e dirigenti e di una credibile prospettiva di carriera per i docenti.

 
11/06/2010 - Ryan si salva se si identifica il nemico (enrico maranzana)

Per riformare la secondaria "basterebbero due interventi: uno esiste e va potenziato, ed è l’autonomia delle scuole, l’altro viene continuamente rimandato ed è oggetto di snervanti aggiustamenti, ed è l’azione sugli/per gli insegnanti". Osservo che non è sufficiente potenziare l'autonomia, è necessario riqualificarla riconoscendo le sue potenzialità originarie, banalizzate nelle scuole [Nella sezione didattica di matematicamente.it - insegnare matematica dopo il riordino - si può vedere il perché]. Per quanto riguarda l'azione sugli insegnanti [vedi DDL Aprea] non si possono ignorare le conquiste delle moderne scienze dell'organizzazione: la scuola è un sistema finalizzato (capacità e competenze) il cui successo dipende dall'unitarietà della gestione [interdipendenza e sinergia degli insegnamenti, fondamento dell'ISTITUZIONE scuola dal 1974]. La funzione docente è da inquadrare in tale contesto: essenziale "l'orientamento fondamentale e imprescindibile" [all. A profilo licei] relativo alla "valorizzazione della pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari" che individua nella didattica della ricerca il nesso tra conoscenza e processi di apprendimento, formulando la strategia per il coordinamento interdisciplinare. La condizione per salvare Ryan è l’assunzione di responsabilità da parte dei dirigenti scolastici che, da sempre, eludono le disposizioni di legge: il servizio scolastico è inefficace se concepito come sommatoria di insegnamenti.