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SCUOLA/ Israel: cara Ribolzi, "Ryan" è salvo, ai ragazzi il Regolamento piace

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L’appello di Luisa Ribolzi a salvare l’“insegnante Ryan” mi trova totalmente d’accordo. Anch’io sono assolutamente convinto che il pilastro della scuola siano gli insegnanti, senza il quale nessuna riforma serve a niente. Chissà però se siamo d’accordo sul fatto che una (non l’unica) causa dello svilimento della figura dell’insegnante sia stata l’idea nefasta che quel che conta non sono i contenuti ma la metodologia, per cui l’insegnante da maestro deve trasformarsi in “facilitatore”, mero esecutore delle prescrizioni calate dall’alto dell’accademia pedagogica. Sia il Regolamento sulla formazione iniziale che le Indicazioni nazionali tendono a invertire questo andazzo restituendo libertà metodologica, e quindi dignità, all’insegnante, fermo restando che non può essere opzionale insegnare o no il teorema di Pitagora.

 

Luisa Ribolzi sembra invece ritenere che il Regolamento sia un fatto negativo, in dissenso con me, che vengo citato non con un nome e un cognome, che pure possiedo, ma come uno dei “principali estensori” del progetto. Ed è anche fuori misura la metafora del “soldato Ryan” riferita al Regolamento come se i futuri insegnanti - perché di questo qui si tratta, non di insegnanti in servizio, ma di laureati e laureandi desiderosi di abilitarsi all’insegnamento - fossero soldati braccati in territorio nazista. Se mi fossi espresso io in tal modo, come minimo sarei stato accusato di eccesso polemico.

 

Nel merito, Luisa Ribolzi non dice i motivi del suo dissenso, salvo che il Regolamento sarebbe qualcosa di molto vecchio. Ma questo non è un criterio accettabile: ciò che è nuovo non è di per sé buono e può essere più vecchio del vecchio. Per esempio, il metodologismo - oltre ad essere la scienza dei nullatenenti - è un’anticaglia. Pertanto, nel merito non potrei che ribadire quanto ho già scritto.

 

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COMMENTI
29/06/2010 - quali Ryan di turno? (massari annalisa)

Speriamo che i nuovi Ryan riescano ad entrare in questo difficile mestiere dove attualmente l'età media dei docenti si colloca su 50 anni, mentre i Regolamenti prevedono l'eliminazione di 35.000 cattedre e la manovra stabilisce l'allungamento dell'età pensionabile a 65. Con tutto il doveroso rispetto per la caratura intellettuale e l'esperienza dei contendenti, la polemica mi sembra proprio sterile. Dite agli aspiranti Ryan che si indirizzino verso professioni diverse, non create illusioni e aspettative. A meno di venirci a sparare col cecchino sotto casa, o darsi ai riti voodoo, dovranno aspettare altri quindici anni per sostituirci.

 
14/06/2010 - Siamo sicuri che questo sia il luogo giusto? (Gianfranco Porcelli)

Su un giornale occorre essere sintetici e incisivi. Discutendo di questioni così complesse occorre essere analitici e pacati, altrimenti si procede per slogan e per "-ismi". Dopo 47 anni di scuola, dalle elementari all'università (SSIS inclusa), vi chiedo: che cos'è il metodologismo? Chi insegna, insegna con un metodo - consapevole o inconsapevole, ripetitivo o innovativo, ecc. Se è inconsapevole, spesso si tratta di brandelli di metodi diversi di cui non si colgono le contraddizioni (lo diceva già S. P. Corder quasi 40 anni fa). Solo per dire che se non si lavora su documenti ben articolati e non si approfondiscono i singoli punti il più concretamente possibile, rimane solo la polemica sterile, con qualche "-ismo" fumoso di troppo.

 
14/06/2010 - le punzecchiature tra accademici .... (marelia gabrinetti)

....sono sempre interessanti, anche perchè la dicono lunga su quanto l'Università in primis necessiti di una rifoma sostanziale. Infatti se l'organo deputato alla formazione iniziale e continua dei docenti persiste nell'essere il terreno indiscusso di intoccabili personaggi e politici convincimenti non si potrà certo andar lontano. D'altra parte, in Italia, l'interesse per la formazione riguarda unicamente gli addetti ai lavori, quasi che la società non potesse trarre giovamento nel contare su educatori e formatori attrezzati a gestire e istruire le giovani generazioni. Inoltre, qualcuno si è mai chiesto chi forma i formatori? Attendiamo con fiducia che Accademia, Ministero, confederazioni sindacali, Aran, governo, Confindustria, centri di formazione diano vere risposte e si mettano d'accordo... forse a due anni dalla chiusura della decennale esperienza SSIS sarebbe anche ora! Nel frattempo, l'obiettivo che nel 2000 l'UE si era posta, cioè di diventare l'economia più competitiva e dinamica del mondo grazie alla conoscenza, non sembra coinvolgerci più di tanto. "Ad impossibilia nemo tenetur" dicevano gli antichi. Accontentiamoci dunque di salvare i Ryan di turno, ignorando, al solito, la valorizzazione di esperienze e competenze maturate dai docenti della secondaria i quali, negli ultimi dieci anni, han formato i futuri colleghi con sapere esperto e grande generosità e la cui collaborazione con i professori dell'Università è stata di reciproco arricchimento e soddisfazione.

 
14/06/2010 - regolamento e nuovi insegnanti (luisa ribolzi)

Caro Giorgio, per "depersonalizzare" (orrore!) il dibattito sul Regolamento, ma al tempo stesso per segnalarti che sto pensando seriamente alle tue osservazioni, chiederei cinque minuti di pausa, come nella pallacanestro, promettendo al Sussidiario che ci ospita che invierò quel più completo e propositivo intervento che alcuni mi hanno chiesto. Grazie.

 
14/06/2010 - e io difendo la scuola (paolo franco comensoli)

Mi pare che sul regolamento la polemica sia andata un po' troppo in là. Ci voleva. Poteva essere migliore. Tutto qui? Forse no. As esempio non so dove il prof Israel fondi questa affermazione: "Sia il Regolamento sulla formazione iniziale che le Indicazioni nazionali tendono a invertire questo andazzo restituendo libertà metodologica". Non vedo tanta evidenza. Forse è rimasta nelle intenzioni. Mi pare invece che prevalga la formazione universitaria. Pure le università "tengono famiglia" e fanno lobby, non solo i pedagogisti. La scuola, nonostante qualche affermazione di principio, rimane ai margini. Il TFA, antipatico pure nel nome, mi sembra troppo eterodiretto. Io ho fatto il docente. Pur avendo fatto un'ottima università con grandi maestri, ho imparato, credo, il mestiere di insegnante a scuola, in aula. Mi fu guida una straordinaria preside e qualche buon collega più anziano. La "bottega" del maestro rimane elettivamente la scuola, con i suoi dirigenti e i suoi docenti. Un po' meno università (con i suoi costi!) e un po' di scuola in più non sarebbe stata una cattiva soluzione. Salviamo dunque anche la scuola Ryan!

 
14/06/2010 - Il regolamento piace .. tipica frase di marketing (enrico maranzana)

"Causa dello svilimento della figura dell’insegnante sia stata l’idea nefasta che quel che conta non sono i contenuti ma la metodologia ... le Indicazioni nazionali tendono a invertire questo andazzo restituendo libertà metodologica, e quindi dignità, all’insegnante" non corrisponde al vero in quanto nel profilo culturale, educativo e professionale dei licei sono elencati gli aspetti del lavoro scolastico da valorizzare, "elenco orientativo, volto a fissare alcuni punti FONDAMENTALI E IMPRESCINDIBILI". La stessa disattenzione per la volontà del legislatore si può notare in relazione alla finalità del sistema scolastico: le capacità (CFR. art. 2 legge Moratti) è categoria abolita: i regolamenti sono stati concepiti al di fuori del quadro istituzionale. Anche l'asserzione "il metodologismo - oltre ad essere la scienza dei nullatenenti - è un’anticaglia" scardina l'istituzione che DEVE essere organizzata in conformità ai dettami delle scienze dell'organizzazione (CFR. T.U. 297/94). Il legislatore, infatti, ha progettato il servizio scolastico con ottica sistemica e ha valorizzato l'interdipendenza e la sinergia degli insegnamenti, architettura inutile per il mondo accademico ma vitale per la scuola secondaria.