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MATURITA’ 2010/ Le sette regoline per tradurre dal greco come bere un bicchier d’acqua

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ARMATEVI DI MATITA - A questo punto si incomincia l’analisi del testo, frase per frase. Di solito, il metodo migliore è analizzare una frase e tradurla subito dopo, per poi passare alla frase successiva. Dalla prima lettura non avete capito nulla? Non preoccupatevi, vedrete che dopo l’analisi del periodo e quella logica inizierete a vederci più chiaro. Ogni frase (separata da un punto o da un punto in alto, che in greco equivale ai nostri due punti) si divide in proposizioni, ciascuna delle quali contiene uno e un solo verbo. Si cerchia quindi a matita il verbo e si delimita con delle sbarrette la proposizione cui appartiene. Dai tempi verbali si capisce qual è la principale e quali sono le subordinate, che di solito sono introdotte dalle congiunzioni.

 

PARTITE DALL’INIZIO - Distinguerle è fondamentale, in quanto le proposizioni non vanno tradotte nell’ordine in cui si trovano, ma partendo dalla principale e proseguendo con le subordinate. Per ogni proposizione si individuano soggetto, verbo e complementi distinti dalle preposizioni e dal fatto di essere nei casi genitivo, dativo o accusativo. Anche qui, per fare una buona traduzione la regola è semplice: partire dall’inizio. Prima il soggetto, poi il verbo, poi i complementi. Per questo l’analisi logica non è una perdita di tempo, ma è ciò che distingue lo studente che ha metodo da quello che non ce l’ha. Nelle versioni di greco un elemento di difficoltà è spesso costituito dai participi. Attenti prima di tutto alla concordanza (a chi si riferisce?); se è preceduto da un articolo vuol dire che è sostantivato; altrimenti sarà un participio congiunto o un participio predicativo.

 

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