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SCUOLA/ Prof sì, ma come? Pesano le 2 incognite della nuova legge

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Le discipline, infatti, con il loro corredo di statuto epistemologico e orientamento alla ricerca, devono trovare nella scuola una forma comunicativa adatta, che apra progressivamente le coscienze degli alunni (cuore e ragione) alla realtà da conoscere. Le discipline hanno nella scuola un’importante funzione educativa, e la trovano (o consolidano) se non si riducono a formule o pillole di didattica, ma aiutano l’alunno a fare esperienza della bellezza e bontà di un certo metodo conoscitivo del reale.

 

Quella “trasposizione” di cui sopra, diventa allora un importantissimo passaggio che interpella come protagonista la figura stessa del docente. È la sua cultura, la sua preparazione, ma anche la sua sensibilità educativa che offrirà nutrimento alla vocazione relazionale e alla passione per la trasmissione di contenuti disciplinari di cui si sostanzia la professione scelta.

 

In questo senso, mediante il tirocinio formativo attivo (TFA), comprensivo di insegnamenti e laboratori, il futuro docente può verificare le proprie attitudini anche all’interno delle 475 ore (corrispondenti a 19 crediti formativi) svolte direttamente presso le istituzioni scolastiche sotto la guida di un tutor, assumendo progressivamente responsabilità nella gestione della classe.

 

L’ampliamento di questo pacchetto orario fino alla dimensione attuale si deve, tra l’altro, all’insistenza con la quale, nel dibattito che ha accompagnato l’iter del Regolamento, è stato fatto presente il ruolo della scuola (di ogni scuola inquadrabile nel sistema nazionale di istruzione) che potrà trovare nell’organizzazione del tirocinio motivi per una collaborazione aperta con l’università e, nello stesso tempo, occasioni per uscire dalla tradizionale autoreferenzialità.

 

Era forse preferibile, al posto dell’anno di tirocinio, prevedere un anno di praticantato e immettere direttamente il giovane insegnante in una situazione di lavoro, con tutti i crismi che questa parola comporta? Forse sì. Probabilmente motivazioni di carattere normativo e sindacale hanno costituito ostacolo: il timore dello scivolamento verso nuovo precariato, anzitutto.

 

E tuttavia il documento presenta una mediazione (interessante) tra l’ammissione al tirocinio per l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria (di I e di II grado) di chi ha i soli titoli riconosciuti (laurea magistrale) e chi, privo di abilitazione, ha svolto almeno 360 giorni di insegnamento nella classe di concorso di riferimento.

 

In questo secondo caso, nella bozza di Regolamento il servizio prestato è riconosciuto e vale a coprire 10 crediti formativi relativi al tirocinio “in situazione” e 9 crediti per la partecipazione ai laboratori didattico-disciplinari, previo superamento della prova d’accesso al corso.

 

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COMMENTI
15/06/2010 - E i neolaureati? (giulio caligara)

Mia figlia si è laureata l'anno scorso in lettere moderne. Quindi: non ha la laurea magistrale adatta a entrare nel tirocinio, non ha alcuna possibilità di accumulare i 360 giorni in tempi ragionevoli. Come farà a diventare insegnante, cosa che vuol fare per provata attitudine e vivo desiderio?

 
15/06/2010 - Si tratta di un regolamento, sottoposto alla legge (enrico maranzana)

Esiste uno schema concettuale consolidato per la strutturazione d'interventi: piramidale e con tre livelli - strategico - tattico - operativo. Questo scritto, come quello dei proff. Ribolzi e Israel, si collocano a livello intermedio: la volontà del legislatore è ignota e ci si arroga la facoltà d'operare liberamente, senza vincoli. Si tratta di un fatto sovversivo, che impedisce la modernizzazione della scuola così come la sensibilità dei parlamentari l'ha disegnata. Ecco due esempi. L'affermazione: "È comunque nell’atto della 'trasposizione pratica' di quanto è stato appreso nelle aule universitarie in materiali fruibili dagli allievi della scuola, che risiede il segreto di ogni efficace percorso di insegnamento e apprendimento" [F.Foschi] e la si affianchi a "raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità [legge Moratti]: l'individuo e lo sviluppo delle sue potenzialità, che esprimono il traguardo istituzionale, devono orientare il percorso scolastico; le conoscenze devono essere piegate al suo conseguimento. Anche l’'enunciato: "Il metodologismo - oltre ad essere la scienza dei nullatenenti - è un’anticaglia" [Israel], che afferma il primato della conoscenza sulla progettazione [CFR dpr sull'autonomia] dichiara la volontà di trasgredire e d’affermare la propria, accademica concezione di scuola.