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SCUOLA/ Prof sì, ma come? Pesano le 2 incognite della nuova legge

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A questo snodo stesso si rifanno importanti puntualizzazioni espresse nel parere della Commissione VII e nell’intervento su queste pagine dell’on. Aprea. Si chiede di garantire a chi si trova nella condizione accennata (360 di servizio; mancanza di abilitazione) l’accesso al percorso di tirocinio abilitante mediante due condizioni: la verifica della preparazione disciplinare (rispetto a quanto stabilisce il regolamento, sarebbe più equa la sola prova orale) e la valorizzazione del servizio svolto.

 

Riteniamo che queste condizioni, insieme alla programmazione degli accessi (solo quelli con 360 giorni di servizio vengono ammessi in soprannumero), costituiscano un filtro sufficiente ad ammettere sia chi ne ha i titoli, sia chi oltre ai titoli ha anche riconosciute competenze maturate sul campo.

 

Non si sarebbe obiettivi, tuttavia, se insieme ai guadagni realizzati finora non si accennasse a due rischi. Il primo è il ritardo nell’emanazione del Regolamento che potrebbe comportare un altro anno di vuoto normativo, non solo in materia di nuovi corsi di laurea magistrale (sebbene alcune università siano già pronte, assicura il prof. Israel), quanto nell’avvio della fase transitoria del solo TFA.

 

Riteniamo che l’ulteriore dilazione sarebbe una sconfitta per chi ha inteso trasmettere una passione educativa ai giovani che hanno deciso di puntare sul lavoro di insegnante; in secondo luogo, la scuola stessa e l’università rischierebbero a lungo andare una certa asfissia.

 

L’altro rischio connesso a questo ordine di questioni è l’assenza di una chiara prospettiva sul sistema di reclutamento dopo l’abilitazione. Vero è che il nesso automatico tra abilitazione e inclusione nelle graduatorie per l’insegnamento (tranne quelle di istituto) è tagliato nel momento in cui le seconde sono state dichiarate chiuse e a esaurimento.

 

Ma proprio per non ricadere in certi automatismi che hanno alimentato il precariato, sarebbe produttivo dare segnali di una via al reclutamento non più vincolata alla macchina del centralismo e più vicina alle esigenze delle scuole autonome e dei loro profili di offerta formativa.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
15/06/2010 - E i neolaureati? (giulio caligara)

Mia figlia si è laureata l'anno scorso in lettere moderne. Quindi: non ha la laurea magistrale adatta a entrare nel tirocinio, non ha alcuna possibilità di accumulare i 360 giorni in tempi ragionevoli. Come farà a diventare insegnante, cosa che vuol fare per provata attitudine e vivo desiderio?

 
15/06/2010 - Si tratta di un regolamento, sottoposto alla legge (enrico maranzana)

Esiste uno schema concettuale consolidato per la strutturazione d'interventi: piramidale e con tre livelli - strategico - tattico - operativo. Questo scritto, come quello dei proff. Ribolzi e Israel, si collocano a livello intermedio: la volontà del legislatore è ignota e ci si arroga la facoltà d'operare liberamente, senza vincoli. Si tratta di un fatto sovversivo, che impedisce la modernizzazione della scuola così come la sensibilità dei parlamentari l'ha disegnata. Ecco due esempi. L'affermazione: "È comunque nell’atto della 'trasposizione pratica' di quanto è stato appreso nelle aule universitarie in materiali fruibili dagli allievi della scuola, che risiede il segreto di ogni efficace percorso di insegnamento e apprendimento" [F.Foschi] e la si affianchi a "raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità [legge Moratti]: l'individuo e lo sviluppo delle sue potenzialità, che esprimono il traguardo istituzionale, devono orientare il percorso scolastico; le conoscenze devono essere piegate al suo conseguimento. Anche l’'enunciato: "Il metodologismo - oltre ad essere la scienza dei nullatenenti - è un’anticaglia" [Israel], che afferma il primato della conoscenza sulla progettazione [CFR dpr sull'autonomia] dichiara la volontà di trasgredire e d’affermare la propria, accademica concezione di scuola.