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SCUOLA/ Prof sì, ma come? Pesano le 2 incognite della nuova legge

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Il Regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti, sul quale recentemente la Commissione cultura della Camera ha espresso parere favorevole (accompagnandolo però con una serie di condizioni), costituisce un banco di prova della volontà dei soggetti cui compete a vario titolo di disegnare l’identità del futuro educatore di dialogare e di integrare le reciproche funzioni, per il bene della scuola e dunque dell’intera comunità.

 

Non c’è dubbio che, nonostante il decreto non sia stato ancora approvato (e, come diremo, la cosa preoccupa non poco), passi avanti in questa direzione siano stati fatti, non senza talvolta una dialettica anche aspra tra le parti, di cui questo giornale è stato testimone. È utile quindi focalizzare l’attenzione sugli aspetti positivi acquisiti, rispecchiati anche dagli interventi recenti dell’onorevole Aprea e del professor Israel.

 

Non è certo da oggi che l’università dialoga con il mondo della scuola (e viceversa) e per certi aspetti anche l’esperienza delle migliori SSIS è stata il banco di prova di relazioni efficaci. A ogni modo, se nella prospettiva della formazione di docenti di qualità, l’università, cui spetta di istituire sia i corsi di laurea magistrale connessi all’insegnamento, sia il tirocinio formativo attivo (TFA), si appresta a sviluppare la preparazione del giovane insegnante incentrandola su una equilibrata combinazione di conoscenze disciplinari e competenze pedagogiche, didattiche e relazionali, non c’è che da rallegrarsi.

 

È in questa luce, probabilmente, che nella bozza di Regolamento si legge, per esempio, che il laureato in Scienze della formazione primaria dovrà “essere in grado di articolare i contenuti delle discipline in funzione dei diversi livelli scolastici e dell’età dei bambini e dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione”.

 

In effetti il riequilibrio tra il settore disciplinare e quello psico-pedagogico all’interno dei percorsi di laurea magistrale è ben percepibile. Con qualche dubbio, bisogna riconoscerlo, relativo a taluni “residui” (come la “sociologia dei processi culturali e comunicativi” per i futuri insegnanti di lettere della secondaria di I grado) che forse l’esperienza diretta dei corsi, una volta istituiti, contribuirà a chiarire.

 

È comunque nell’atto della “trasposizione pratica” (è una categoria usata nel documento) di quanto è stato appreso nelle aule universitarie in materiali fruibili dagli allievi della scuola, che risiede il segreto di ogni efficace percorso di insegnamento e apprendimento.

 

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COMMENTI
15/06/2010 - E i neolaureati? (giulio caligara)

Mia figlia si è laureata l'anno scorso in lettere moderne. Quindi: non ha la laurea magistrale adatta a entrare nel tirocinio, non ha alcuna possibilità di accumulare i 360 giorni in tempi ragionevoli. Come farà a diventare insegnante, cosa che vuol fare per provata attitudine e vivo desiderio?

 
15/06/2010 - Si tratta di un regolamento, sottoposto alla legge (enrico maranzana)

Esiste uno schema concettuale consolidato per la strutturazione d'interventi: piramidale e con tre livelli - strategico - tattico - operativo. Questo scritto, come quello dei proff. Ribolzi e Israel, si collocano a livello intermedio: la volontà del legislatore è ignota e ci si arroga la facoltà d'operare liberamente, senza vincoli. Si tratta di un fatto sovversivo, che impedisce la modernizzazione della scuola così come la sensibilità dei parlamentari l'ha disegnata. Ecco due esempi. L'affermazione: "È comunque nell’atto della 'trasposizione pratica' di quanto è stato appreso nelle aule universitarie in materiali fruibili dagli allievi della scuola, che risiede il segreto di ogni efficace percorso di insegnamento e apprendimento" [F.Foschi] e la si affianchi a "raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità [legge Moratti]: l'individuo e lo sviluppo delle sue potenzialità, che esprimono il traguardo istituzionale, devono orientare il percorso scolastico; le conoscenze devono essere piegate al suo conseguimento. Anche l’'enunciato: "Il metodologismo - oltre ad essere la scienza dei nullatenenti - è un’anticaglia" [Israel], che afferma il primato della conoscenza sulla progettazione [CFR dpr sull'autonomia] dichiara la volontà di trasgredire e d’affermare la propria, accademica concezione di scuola.