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SCUOLA/ L’Invalsi: i bambini di II elementare "chiedono" una scuola più difficile

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Quello di una restituzione di trasparenza al paese. Vuole testimoniare le caratteristiche delle prove e dunque la loro capacità di misurare i risultati degli studenti. Dire quindi al paese dove le prove funzionano, e dove invece si possono migliorare con il contributo della scuola. I risultati emersi dall’analisi dello strumento che abbiamo utilizzato sono comunque per noi molti incoraggianti, e smentiscono la presunta «difficoltà» segnalata da molti docenti, naturalmente orientati a valutare in funzione della realtà particolare che conoscono.

 

Invece?

 

L’esito della rilevazione ci incoraggia, in particolare per la II primaria, a proporre ai nostri bambini domande che chiedono competenze e abilità più elevate. Gli alunni, attraverso le prove effettuate, «chiedono» sfide che li aiutino a mettere in campo tutte le risorse intellettuali che hanno.

 

Sta dicendo in pratica che i bambini di II e V primaria si sono spinti oltre i timori dei loro insegnanti?

 

Esatto. Soprattutto nel caso dei più piccoli, c’è da parte degli adulti un timore del quale non troviamo un riscontro oggettivo. Ritengo che chi avanza questa perplessità sia animato da una preoccupazione professionale molto seria, quella che le prove non costituiscano, trattandosi di bambini di II elementare, motivo di frustrazione. Però il messaggio che esce dalle nostre analisi è che con gradualità, prudenza e buon senso possiamo continuare a spingerci un po’ più avanti.

 

Fino ad ora abbiamo parlato delle prove svolte lo scorso anno scolastico, meno di un mese fa la rilevazione degli apprendimenti è stata ampliata anche alla I media: quali le reazioni delle scuole?

 

Considerando i numeri imponenti della rilevazione - tra il 6 e il 13 maggio le prove sono state svolte da oltre 1milione e 700mila ragazzi distribuiti in 88mila classi ( di II, V primaria e I media), in quasi 10mila scuole, il che vuol dire che sono stati coinvolti decine di migliaia di insegnanti e milioni di famiglie - al di là di alcune difficoltà o di qualche sporadico caso di non piena disponibilità, la reazione delle scuole è stata ottima e quasi tutte hanno risposto in modo serio.

 

 



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