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SCUOLA/ 1. Non è la teoria dell’università, ma la pratica della scuola a formare i docenti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

È ovvio che l’insegnante deve conoscere bene la materia che insegna, ma non necessariamente in funzione del suo approfondimento scientifico. Ciò è tanto più vero quando si consideri che - almeno nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado - i contenuti disciplinari dell’insegnamento vengono proposti a livelli di base. L’assunto che si possa spiegarli ai bambini ed ai ragazzi in modo più efficace e comprensibile solo quando si sia interiorizzata tutta la complessità retrostante è priva di riscontri.

 

Invece, quello da cui non si può prescindere è la capacità - che i migliori insegnanti sviluppano con l’esperienza - di “entrare” nella mente dell’alunno per intuirne le aspettative e le curiosità e per individuare il punto di aggancio che connetta le sue domande personali alle risposte che si è in grado di offrirgli. Per far questo, le conoscenze di psicologia e di pedagogia sono certamente utili, ma occorre - ancora una volta - non una conoscenza meramente teorica e scientifica, ma una competenza esperta ed operativa, cioè maturata attraverso la continua verifica della teoria nell’applicazione.

 

Qui subentra la seconda questione: il rapporto tra scuola e università che, se nel parere della VII Commissione della Camera, viene giustamente richiamato in termini di necessario equilibrio, appare invece nel testo dello schema di Regolamento fortemente incentrato sul ruolo prioritario delle università, anche per ciò che riguarda il tirocinio: le scuole autonome, destinatarie dei futuri insegnanti, hanno poco spazio nella loro formazione iniziale. Le esperienze, le buone pratiche, il contatto diretto con la realtà del rapporto insegnamento/ apprendimento è relegato ad una parte residuale della formazione: solo un quarto di attività dell’anno è destinato al tirocinio.

 

Se la scuola deve progressivamente abbandonare il ruolo di luogo dell’insegnare per diventare luogo dell’apprendere, non si dovrebbe dedicare una parte preponderante del percorso formativo dei nuovi insegnanti alla pratica professionale sul campo, in affiancamento a docenti esperti? E una parte dei corsi teorici - quelli destinati alla didattica disciplinare - non dovrebbe essere affidata proprio a quei docenti esperti e non a docenti universitari, che non si sono mai misurati personalmente nella scuola con il problema di come “aprire la mente” di un giovane a quella curiosità intellettuale senza la quale non si apprende?

 


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COMMENTI
19/06/2010 - Imparare ad essere un generoso leader! (Silvano Rucci)

"E’ la pratica della scuola a formare i docenti e non la teoria dell’università". Ma che bella questa apparente "gratuita" affermazione! L’Università occorre e come, nel bagaglio culturale di un insegnante che tale vuole essere. Gli manca però la pratica per fare l’insegnante? Questa si acquisisce sul campo, facendo scuola. La palestra per formare un insegnante consiste proprio nello stare in classe, fra i banchi di scuola con i propri allievi, per guidarli costantemente a compiere il lavoro giornaliero di ciascuno di loro. Quando un giovane si accorge della presenza di una guida che lo conduce ad assolvere il proprio compito, va avanti gratificato dal proprio lavoro. Inoltre è sicuro di apprendere ciò di cui ha bisogno: vivere il proprio iter contingente di allievo. Per converso l’insegnante dona con amore le sue conoscenze acquisite e nel contempo assapora una esperienza nuova, prima inesistente, non contemplata nei testi universitari: la capacità di essere maestro, leader, capo gruppo, ascoltato con interesse dal giovane. Percepisce che il giovane lo elegge e lo rispetta come insegnante. Questa simbiosi fra allievo e maestro è la pratica che permette di svolgere, ogni giorno, ciascuno il proprio mestiere. La sola teoria non sarebbe sufficiente.

 
17/06/2010 - La SSIS nell'esperienza di insegnante e di madre (massari annalisa)

Premessa la necessità di essere caratterialmente adeguati al rapporto con diverse e difficili fasce d'età, il tirocinio per l'insegnante di oggi è indispensabile. E sono necessarie anche conoscenze metodologiche relative alla valutazione (indicatori, docimologia etc.), capacità di approccio alle famiglie dei ragazzi, disponibilità a mettersi in gioco. Nella mia esperienza di insegnante sono stata "tutor" con soddisfazione mia e dell'"apprendista", come madre ho visto insegnanti giovani molto preparati usciti dalle SSIS. E il mio figlio minore ha tratto dal loro lavoro utili vantaggi, anche in termini di capacità di autovalutazione. Quindi, per la mia esperienza, funzionava. Infatti si è subito tolta.

 
17/06/2010 - complimenti! (Anna Di Gennaro)

Finalmente si mette il dito nella piaga. Quante allegre tirocinanti ho accolto nella mia lunga carriera di maestra "tuttologa" come pure di maestra "a quadretti". E' proprio lì nella scuola viva che s'impara a gestire la classe, a relazionarsi positivamente con i genitori e a valorizzare i talenti dei singoli bambini, anche quelli che sembrano meno dotati di altri.

 
17/06/2010 - Tirocinio: teoria o pratica? Guidati da chi? (SILVIO GORI)

Sono d'accordo col fatto che un docente debba conoscere bene la materia che insegna. O che deve insegnare: PER SCEGLIERE il corretto percorso didattico (per quella classe, in quell'anno) deve conoscere molto di più di quello che deve insegnare. Il problema REALE è cosa debba insegnare; e dove debba impararlo. E come debba imparare a scegliere. Il posto logico dovrebbe essere l'Università, che è l'ente preposto alla cultura accademica. Però l'insegnante accademico standard non conosce la realtà delle scuole superiori attuali (e del prossimo futuro) per varie ragioni, alcune buone, altre meno. Questa è una delle ragioni per cui in queste scuole occorre un apporto essenziale di insegnanti (scelti) che abbiano una buona esperienza del lavoro nei livelli inferiori. Occorre anche parecchio tirocinio, ma non "selvaggio"; deve essere un tirocinio guidato, commentato, metabolizzato assieme a questi "tutor esperti di didattica" e assieme agli insegnanti (tutor esperti disciplinari) con cui si è lavorato in classe (che conoscono la classe, i programmi, alcune tecniche di base). Questo in generale: per la formazione di tecnici preparati, occorrono docenti preparati, specializzati e aggiornati. Aggiornati in tutti i campi: è scorretto pronuciare "Uaterlo" per nominare l'ultima battaglia di Napoleone, perchè in Belgio lo chiamano "Vaterloo", essendo vicino a Liegi; o sentir parlare di transistor al silicone (che è invece il silicio); o di "limo caustico" invece che di calce viva".

 
17/06/2010 - Un tavolo con due gambe non sta in piedi (enrico maranzana)

Sono caratteri fondanti la professione del docente l'accendere la curiosità/ l'interesse dei giovani e il motivarli a percorrere la via della conoscenza ma, se si vuole favorire la transizione della scuola da luogo dell'insegnare a luogo dell'apprendere, bisogna dilatare lo scenario. L'apprendimento è il processo evolutivo della personalità umana e la scuola DEVE interfacciarsi ad esso preservandone l'unitarietà. Questo è il senso della legge che pone a fondamento del sistema formativo/educativo lo sviluppo di capacità definendo strumentali le conoscenze. In tale contesto appare in tutta la sua importanza il terzo carattere della professionalità docente: il lavoro d'équipe finalizzato alla progettazione di interventi convergenti verso traguardi comuni e condivisi. Questo momento, essenziale per l'efficacia del servizio, implica il rispetto della legge che, dal 1974, ha ridisegnato l'organizzazione della scuola in chiave sistemica, distinguendo le responsabilità formative, da quelle educative e da quelle dell'insegnamento e ha attribuito le relative responsabilità a organismi differenti. La mancata applicazione della legge, oltre ad essere la principale causa dell'attuale dissesto, colloca il regolamento per la formazione dei docenti nell'astratto, rendendolo inefficace in quanto i percorsi sono disegnati senza considerare i caratteri dell'ambiente di lavoro che la legge ha disegnato in conformità ai dettami delle SCIENZE dell'organizzazione.