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SCUOLA/ 2. L’esame di maturità, classico "tetto" senza edificio

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Non è un caso che vi siano stati interventi normativi da parte di tutti quanti i ministri che si sono succeduti negli ultimi dieci anni in viale Trastevere. Cominciò, come è noto, Berlinguer che conscio delle secche parlamentari in cui finiscono spesso le leggi che riguardano la scuola (ne sa qualcosa Valentina Aprea col suo progetto) ebbe l’dea del mosaico. Interventi separati e apparentemente disorganici affidati come barchette di carta alla corrente del fiume parlamentare e che, una volta approvati, si sarebbero ricomposti in un mosaico armonico. Fu così che l’esame di Stato fu riformato senza che la scuola lo fosse nel suo insieme di sistema. E fu un errore di prospettiva gravido di conseguenze, anche se generoso. In realtà si tentò di cominciare dal tetto, ma mancavano le pareti e le fondamenta del nuovo edificio.

 

L’esame dunque continua oggi a non reggersi, non sta in piedi per nulla, perché poggia su una scuola che non è stata riformata per davvero. Farò un esempio molto concreto. Come si accertano, all’ultimo momento, con lo studente che ha il piede quasi fuori dall’uscio della scuola, le competenze acquisite se tutta, dico tutta, la nostra scuola le disconosce, se continua a fare didattica assolutamente tradizionale, frontale, affabulatoria, descrittiva e narrativa. Parlo specialmente di scuola secondaria di primo e di secondo grado, tanto per capirci. Chi progetta per competenze? Chi valuta per competenze? E si vorrebbe che, quasi per magia, agli esami conclusivi del curricolo i docenti ne diventassero capaci e capaci pure gli allievi, spesso adusi a studiare sugli appunti, a volte semplicemente dettati. Che può fare, a queste condizioni, uno strumento anche raffinato messo a punto a Frascati piuttosto che nelle singole scuole? In poche parole: dimmi come funziona la scuola e ti dirò come si fa l'esame finale.

 

L’esame gentiliano funzionava perché era coerente con un sistema scolastico fortemente élitario, che selezionava soprattutto in entrata. Quanti esami ha fatto la mia generazione e quelle precedenti la mia? Due esami alle elementari; esame di ammissione alla media, esame di licenza media, esame di V ginnasio, esame di maturità. Davvero era una vita di esami e la scuola era costruita come un lungo corso di preparazione ad affrontare dei rigorosi filtri dal vaglio stretto, dai quali doveva uscire soltanto la classe dirigente. Si sapeva, ad esempio, già al terzultimo anno di liceo che tanti canti dell’Inferno dantesco sarebbero entrati tre anni più in là nel programma d’esame. Si sapeva che i “riferimenti” di ciascuna materia, come si chiamavano i contenuti del triennio che si sarebbero portati all’esame, andavano memorizzati a dovere perché su di essi i commissari-selezionatori avrebbero martellato. Ma oggi non è così. Chi garantisce, sempre per fare un esempio, i contenuti del curricolo di ciascun allievo? E come si deve rapportare l’esame alla diversità individualizzata di quei contenuti?

 

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COMMENTI
17/06/2010 - Esami di "maturità" (ugo panetta)

Totalmente d'accordo sia con Comensoli, con cui vi è stata uma bella collaborazione ai tempi della riforma Berlinguer, che con Cominelli. Non sono d'accordo sull'errore di aver iniziato dal tetto. Se avessimo cominciato dalle fondamenta il prodotto non sarebbe cambiato. La realtà del nostro sistema, infatti, è la seguente: - ci illudiamo tutti che basti una legge ben fatta, un'ordinanza ministeriale di applicazione ugualmente valida, per cambiare la realtàscolastica su cui si interviene; -il docente, dopo aver letto le norme innovative e frequentato corsi di aggiornamento, entra in classe e continua nel metodo di insegnamento a cui è abituato; -ci sono numerose eccezioni ovviamente, derivanti dal grande sforzo che l'Amm.ne e le scuole fecero per introdurre nella pratica didattica quotidiana le innovazioni portate dalla riforma degli esami, e che trovarono terreno fertile soprattutto nelle scuole del Progetto '92 dell'istr .prof. e di alcune sperimentazioni coordinate dell'istruz. tecnica. Le cose non possono cambiare finchè rimane il diritto-dovere non obbligatorio del docente all'aggiornamento, come dovrebbe essere considerato che si tratta di professionisti. Le cose non cambieranno qualunque legge innovativa si introduca. Perchè, allora, non prevedere l'aggiornamento come strumento per la progressione di carriera del docente? Oppure utilizzare le scuole, non molte, che hanno inserito l'apprendimento per competenze nella loro pratica didattica per formare le altre scuole?

 
17/06/2010 - L'edificio è progettato il capocantiere è in ferie (enrico maranzana)

L'affermazione le "secche parlamentari in cui finiscono spesso le leggi che riguardano la scuola" è falsa per l'esame di maturità. Commentando lo scritto citato di G. Cominelli ho dimostrato il perché. Voglio soffermarmi sul quesito da Lei posto: "Come si accertano le competenze?". Il primo passo sul cammino risolutivo è definirne il significato: sul glossario che il ministero ha distribuito ai tecnici e ai professionali è scritto che le competenze sono capacità (orrore!!). Non è questo il luogo per definizioni astratte e altisonanti; caliamoci operativamente nel mondo della scuola e poniamo le basi per la progettazione di interventi mirati alla facilitazione dell'apprendimento. In tale contesto le competenze corrispondono ai comportamenti esibiti da chi affronta un compito: se ignoto, se lo studente è posto di fronte a nuovi problemi, nei procedimenti risolutivi seguiti risalteranno le capacità messe in gioco: si tratta di competenze generali, comuni a tutti gli insegnamenti. Se invece non si tratta di un compito nuovo, che richiede l'applicazione di nozioni e di procedimenti noti, lo studente mostrerà delle competenze specifiche, tipiche dei diversi ambiti disciplinari, il cui contenuto qualitativo si identifica con le abilità. La mancata chiarezza concettuale vizia i nuovi regolamenti: da un lato indicano alcuni punti irrinunciabili e fondamentali del lavoro scolastico, indicazioni subito contraddette dall'articolazione successiva, tutta centrata sulla conoscenza.