Educazione
giovedì 17 giugno 2010
Ormai è il terzo anno che gli studenti della terza classe della secondaria di 1° grado sostengono la “prova nazionale”, e la struttura è nota a tutti: una parte della prova riguarda la comprensione del testo e la grammatica; l’altra parte contiene una serie di quesiti di matematica.
Per quanto riguarda italiano, qualche aspetto interessante della prova di quest’anno? Direi intanto la scelta del testo narrativo: un testo, Le estati del rancore, di un autore contemporaneo, abbastanza giovane, almeno per gli standard italiani: uno scrittore che fa anche lo sceneggiatore e che scrive con un linguaggio delicato, ricco di sfumature, ma nello stesso tempo cinematografico, nei suoi lunghi flashback che rievocano il tempo dell’infanzia e dell’adolescenza: un linguaggio quindi che non dovrebbe essere risultato, alle nostre ragazze e ragazzi, troppo estraneo o lontano. Come lontano non dovrebbe essere apparso neppure il tema: un’amicizia difficile, tormentata da dubbi e incomprensioni “Come abbiamo fatto a restare amici così a lungo”: un dubbio dell’adulto che ricorda la sua adolescenza “Non so se siamo stati amici”, una sorta di ritornello che ritorna in tutto il racconto, che ne costituisce un po’ il filo rosso…
Su un testo di questo tipo abbiamo scelto di insistere maggiormente con domande che riguardano il punto di vista e, più in generale, l’interpretazione: ogni buon testo letterario esprime contemporaneamente diversi significati, gioca diverse funzioni. Che cosa è, questo racconto? Una riflessione o piuttosto un rimpianto dell’adulto ? Insieme ad altri elementi il titolo avrebbe dovuto orientare la risposta: si parla di “estati del rancore”, e il rancore è un sentimento negativo che non porta con sé il rimpianto, la nostalgia, ma piuttosto un senso di distacco riflessivo. Detto così, può sembrare complesso, ma in realtà il racconto è limpido, nella sua ricostruzione di un’adolescenza in cui ci si comincia a confrontare con l’altro, in un rapporto in qualche modo faticoso: “essere amico di un altro è un impegno continuo”, dice il narratore, e dalla sua narrazione si capisce che anche crescere è un impegno continuo e faticoso.
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