BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Contro l’esame di maturità ci vorrebbe una "cura Einaudi"…

Pubblicazione:

Foto Ansa  Foto Ansa

In secondo luogo, l’abolizione del valore legale incontra dei limiti nel diritto europeo, perché non bisogna dimenticarsi che il titolo di studio ha un valore legale europeo, come risulta dalla direttiva 2005/36/CE (c.d. direttiva Zappalà) sul riconoscimento delle qualifiche professionali e che modernamente assume la stessa valenza della licentia ubique docendi, consentendo la spendibilità giuridica del titolo di studio anche oltre confine. La direttiva si fonda sostanzialmente sul principio del mutuo riconoscimento e, quindi, di equivalenza, per cui ogni stato è tenuto a considerare equivalente il titolo di studio rilasciato da un’autorità competente di altro stato membro.

 

Sebbene dunque da un punto di vista giuridico la proposta di abolizione incontri alcune difficoltà, tuttavia non bisogna trascurare i motivi sottostanti a tale tesi, riassumibili nel fatto che i tempi sono cambiati e il titolo di studio oggi non rappresenta più un attestato di reale e sostanziale meritevolezza. In una situazione di istruzione di massa e di appiattimento verso il basso come quella attuale, in cui la forma ha preso il sopravvento sulla sostanza, occorrono urgentemente dei correttivi per rivalutare la qualità dell’offerta formativa scolastica.

 

Si potrebbe sostituire l’attuale diploma con una “semplice” certificazione dei risultati raggiunti in termini di conoscenze e competenze, che non costituisca più la certezza legale circa il possesso di una data preparazione culturale o culturale e professionale insieme, ma semplicemente una “fotografia” della condizioni in uscita dello studente, lasciando così a lui la responsabilità di dimostrare ciò che vale e alla società civile il compito dell’accertamento successivo. Non sarebbe più necessario dunque forzare la mano per dimostrare ciò che è indimostrabile e realizzare ciò che, dato l’assetto attuale del nostro sistema di istruzione, è irrealizzabile.

 

Insomma, una piccola ventata di libertà, che restituisse alle famiglie la responsabilità di scegliere per i propri figli la scuola che offre davvero i percorsi formativi migliori e alla società civile la responsabilità di valutare l’effettiva preparazione degli studenti, potrebbe davvero far bene a tutti. Anche allo Stato.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
18/06/2010 - Un esame che certifica illusioni (Elio Fragassi)

Per esperienza diretta e ancora viva, circa "il buonsenso" che ha governato i consigli di classe, condivido completamente l’articolo. Questa mia convinzione circa l’assoluta inutilità degli esami di stato, maturata attraverso esperienze sul campo, in qualità di commissario, risale a diversi anni fa tanto che già nel 2006 ebbi a stilare considerazioni simili con un articolo dal titolo "L’esame di stato ha esaurito, ormai, la sua funzione" rintracciabile al seguente collegamento: http://www.webalice.it/eliofragassi/private/articoli/L_Esame_di_stato_ha%20esaurito_ormai.htm

 
18/06/2010 - Formazione/educazione e, solo dopo, preparazione (enrico maranzana)

La preparazione degli studenti è indicata, ripetutamente, come l'unico traguardo della scuola. Ma non è così: il dietrofront del ministro Gelmini non deriva da questioni contingenti ma dal rispetto del sistema di regole che governa la scuola che asseriscono la centralità della persona umana. Il "voto di consiglio", disciplinato da quasi cento anni, anticipa quanto oggi è chiamata "visione sistemica" in cui è l'insieme, il tutto a caratterizzare le parti, ovvero, i voti non hanno valore assoluto ma esprimono, congiuntamente, la valutazione del processo di crescita dello studente. Consideriamo poi l'affermazione "oggi la forma ha preso il sopravvento sulla sostanza" e contestualizziamola all'interno della maturità. Nel '69 la legge ha distinto la preparazione dalla valutazione della personalità dello studente. Nel 1997, visto l'andamento degli esami centrati esclusivamente sulla preparazione, ha chiarito che la certificazione doveva riguardare le competenze, le conoscenze e le capacità. Nel 2003 ha stabilito che le conoscenze sono strumentali rispetto alla promozione e al potenziamento delle capacità. E’ bene ricordare che l'auspicato primato della sostanza sulla forma implica l'esatta e circostanziata definizione dei traguardi da conseguire. E' sufficiente aprire il glossario che il ministro ha redatto per i tecnici e per i professionali per spaventarci per la profondità del precipizio in cui siamo caduti: competenze, capacità e abilità sono utilizzati come sinonimi.