BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Contro l’esame di maturità ci vorrebbe una "cura Einaudi"…

Pubblicazione:

Foto Ansa  Foto Ansa

Il dibattito che si è visto nei giorni scorsi sull’ammissione alla maturità con o senza insufficienze, conseguente al decreto del ministro che prevede l’obbligo della sufficienza in tutte le discipline, è stato affrontato già sotto diversi aspetti in numerosi organi di stampa. Mi pare, però, che non sia stato adeguatamente preso in considerazione il problema che sta a monte di tutta la vicenda: una impostazione - ancora una volta - eccessivamente statalista del nostro sistema di istruzione.

 

La scuola statale italiana, ormai da molti anni, cerca una improbabile quadratura del cerchio: rendersi garante legale della preparazione degli studenti che terminano il percorso di istruzione per entrare in Università o nel mondo del lavoro, pur in presenza di una forbice drammaticamente sempre più ampia.

 

Da una parte, infatti, stanno i ragazzi che si dichiarano (e agiscono di conseguenza) sempre più insofferenti nei confronti della fatica dello studio, degli obblighi scolastici, di un ambiente percepito sempre più distante dai propri interessi e dal mondo attuale; dall’altra, una società tecnologicamente avanzata e sempre più complessa che ha bisogno di persone non solo competenti e motivate, ma soprattutto capaci di imparare continuamente.

 

Nel mezzo lo Stato, col suo diploma (il famoso “pezzo di carta”) per cui si fanno talvolta “carte false”, nella speranza che possa assicurare quanto invece saranno i fatti a dover dimostrare, cioè l’effettiva esistenza di conoscenze, capacità e competenze.

 

Sanno tutti, ormai, che il diploma oggi vale poco o nulla dal punto di vista della preparazione sostanziale, rappresentando unicamente una sorta di lasciapassare giuridicamente valido per accedere all’Università o partecipare a eventuali concorsi; una volta fuori dalla scuola, i ragazzi riservano spesso e volentieri incredibili sorprese, capovolgendo lo schema secchione-somaro creatosi nell’arco del percorso scolastico.

 

Il tentativo operato dal ministro Gelmini, orientato a restituire serietà al percorso di studi sanzionando chi non si impegna adeguatamente e premiando chi merita, si scontra così con le resistenze “esistenziali” degli studenti, che non trovano ragioni adeguate per studiare quanto sarebbe necessario, e con quelle “professionali” dei docenti e dirigenti che percepiscono l’inattuabilità reale di certe direttive.

 

PER CONTINUARE L’ARTICOLO CLICCA >> QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
18/06/2010 - Un esame che certifica illusioni (Elio Fragassi)

Per esperienza diretta e ancora viva, circa "il buonsenso" che ha governato i consigli di classe, condivido completamente l’articolo. Questa mia convinzione circa l’assoluta inutilità degli esami di stato, maturata attraverso esperienze sul campo, in qualità di commissario, risale a diversi anni fa tanto che già nel 2006 ebbi a stilare considerazioni simili con un articolo dal titolo "L’esame di stato ha esaurito, ormai, la sua funzione" rintracciabile al seguente collegamento: http://www.webalice.it/eliofragassi/private/articoli/L_Esame_di_stato_ha%20esaurito_ormai.htm

 
18/06/2010 - Formazione/educazione e, solo dopo, preparazione (enrico maranzana)

La preparazione degli studenti è indicata, ripetutamente, come l'unico traguardo della scuola. Ma non è così: il dietrofront del ministro Gelmini non deriva da questioni contingenti ma dal rispetto del sistema di regole che governa la scuola che asseriscono la centralità della persona umana. Il "voto di consiglio", disciplinato da quasi cento anni, anticipa quanto oggi è chiamata "visione sistemica" in cui è l'insieme, il tutto a caratterizzare le parti, ovvero, i voti non hanno valore assoluto ma esprimono, congiuntamente, la valutazione del processo di crescita dello studente. Consideriamo poi l'affermazione "oggi la forma ha preso il sopravvento sulla sostanza" e contestualizziamola all'interno della maturità. Nel '69 la legge ha distinto la preparazione dalla valutazione della personalità dello studente. Nel 1997, visto l'andamento degli esami centrati esclusivamente sulla preparazione, ha chiarito che la certificazione doveva riguardare le competenze, le conoscenze e le capacità. Nel 2003 ha stabilito che le conoscenze sono strumentali rispetto alla promozione e al potenziamento delle capacità. E’ bene ricordare che l'auspicato primato della sostanza sulla forma implica l'esatta e circostanziata definizione dei traguardi da conseguire. E' sufficiente aprire il glossario che il ministro ha redatto per i tecnici e per i professionali per spaventarci per la profondità del precipizio in cui siamo caduti: competenze, capacità e abilità sono utilizzati come sinonimi.