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MATURITA’ 2010/ Versione di greco, il facile non è mai come sembra. Prima regola…

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2. L’ordine delle parole.   Proprio perché meno legate alla disposizione delle parole (in italiano non potrei mai invertire l’ordine di soggetto e complemento oggetto, a scapito del senso della frase) le lingue antiche necessitano di cura e attenzione da parte del traduttore: se l’autore antico è complessivamente più libero nella disposizione delle parole, la sua scelta sarà sempre mirata a trasmettere un senso, mai legata al caso. Capire che l’anticipo di un termine, di un sintagma o di un’intera frase è funzionale a un determinato significato permette un salto di qualità nella comprensione e nella resa del testo. Individuare i confini delle singole frasi e il rapporto tra esse dentro un periodo evita di essere noi casuali nella traduzione.

 

3. È un altro che parla, non noi.   La traduzione è un’operazione da svolgere sempre con estrema discrezione. In fondo, dobbiamo proporre ad altri un pensiero, un racconto o una tesi che un uomo, vissuto più di duemila anni fa, ha deciso di scrivere anche per noi. Dobbiamo immaginare di trovarci tra amici e che uno di essi parli una lingua che solo noi conosciamo: nostro dovere sarà di trasmettere agli altri il suo discorso, e saremo tanto più bravi quanto più non ci distaccheremo dai concetti che lui sta esprimendo. Tradurre un testo è un incontro eccezionale con un uomo che ci sta comunicando qualcosa: rispettiamolo. Non illudiamoci mai che una frase ci sembri dire una certa cosa, guardiamo a quello che dice, non a quello che pare a noi. Non c’è niente di peggio che ridurre il testo greco a quello che noi, o il vocabolario, vogliamo che ci dica.

Se giunti a metà di una frase non siamo più in grado di coglierne il significato, o accade un’improvvisa sterzata nel senso, è inutile accanirsi con il quattordicesimo significato di un termine sul vocabolario alla ricerca di qualcosa che faccia al caso nostro. Torniamo all’inizio della frase, rileggiamo il testo greco e analizziamolo, se necessario anche morfologicamente: è più facile che a sbagliare siamo noi piuttosto che l’autore antico, che quella lingua parlava e usava.

 

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COMMENTI
20/06/2010 - ...che mai ha certezza dove si vada (Marina Fisicaro)

"Per la maggior parte degli studenti si tratterà dell’ultima versione della vita: tanto vale godersi ogni istante, assaporandolo come una partita d’addio". Ciò che fa la differenza è il "piacere", la "passione". E’ proprio così! La traduzione sembra ormai una "prassi" superata, un anacronismo, da docente ho letto con un sorriso "le raccomandazioni" della redazione, provando compiacimento nel leggere ciò che ripeto, sistematicamente, da anni ai miei alunni e devo dire che negli anni le mie parole non sono cambiate ma, ahimé, le capacità dei miei alunni sì, come se fossero più distratti, un po’ meno interessati, anche, con un minor senso del dovere verso la "traduzione". Il laboratorio di traduzione, così mi piace chiamarlo, è una sfida con se stessi, un momento di meditazione riflessiva personale, certo se non conosci le regole non sarai in grado di tradurre, così come non riuscirai a farlo se non hai studiato la lingua e forse, anche, la letteratura, ma una cosa manca ai ragazzi e, purtroppo, non solo a loro: la capacità di immedesimarsi negli altri, di leggere le parole degli altri, l’interesse di ascoltare il pensiero altrui per comunicarlo al mondo. È una concezione ben riassunta dal motto di Leonardo da Vinci: "Studia prima la scienza, e poi seguita la pratica, nata da essa scienza. Quelli che tentano la pratica senza scienza son come ‘il nocchier ch’entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada". Un augurio a tutti gli alunni.