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MATURITA’ 2010/ Versione di greco, il facile non è mai come sembra. Prima regola…

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4. Attenti agli spiriti.   Che non sono quelli dell’autore antico e dei suoi amici che aleggiano minacciosi sul nostro lavoro, ma i piccoli segni ortografici che si studiano nelle prime lezioni di IV ginnasio e che agli occhi dello studente medio sembrano talvolta un inutile fardello. Invece, uno spirito può fare la differenza, così come uno iota sottoscritto, un accento acuto o circonflesso e la sua collocazione nella parola. Le montagne non sono confini, i pronomi relativi non sono negazioni, ma a distinguerli sono solo spiriti e accenti. Guardate, usate del tempo per l’analisi del testo originale, riferitevi al vocabolario se ci fossero dei vuoti di memoria (magari agevolati dall’ansia): basta questo per allontanare gli spiriti, quelli sì, cattivi.

 

5. E le particelle?   Ci sono molte parole in una versione di greco, che spesso ci insegnano a non tradurre nemmeno. Ma si può pensare che un autore antico abbia perso del tempo a scriverle senza voler dire niente? Penso che a nessuno sia mai capitato di scrivere - coscienziosamente - delle parole senza scopo. Non si può pretendere di cambiare il modo di tradurre in pochi giorni, ma almeno si faccia in modo che la non traduzione di una particella sia una scelta ponderata, non un’abitudine.

 

6. Un prezioso alleato: il tempo.   Per fare tutte queste operazioni, che è bene riassumere: riflettere su titolo e autore, analizzare il testo, muoversi con la dovuta discrezione nella disposizione delle parole e nell’uso delle particelle, non serve usare il tempo che useremmo per tradurre, come qualcuno potrebbe a questo punto temere. Quattro ore sono tante, rispetto alle due tradizionalmente usate nel corso del quinquennio: c’è tutto il tempo per lavorare, tradurre e soprattutto rileggere quanto si è fatto. Per la maggior parte degli studenti si tratterà dell’ultima versione della vita: tanto vale godersi ogni istante, assaporandolo come una partita d’addio.

 

(Matteo Capitani, liceo classico e scientifico A. Carrel, Milano)

 

 



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COMMENTI
20/06/2010 - ...che mai ha certezza dove si vada (Marina Fisicaro)

"Per la maggior parte degli studenti si tratterà dell’ultima versione della vita: tanto vale godersi ogni istante, assaporandolo come una partita d’addio". Ciò che fa la differenza è il "piacere", la "passione". E’ proprio così! La traduzione sembra ormai una "prassi" superata, un anacronismo, da docente ho letto con un sorriso "le raccomandazioni" della redazione, provando compiacimento nel leggere ciò che ripeto, sistematicamente, da anni ai miei alunni e devo dire che negli anni le mie parole non sono cambiate ma, ahimé, le capacità dei miei alunni sì, come se fossero più distratti, un po’ meno interessati, anche, con un minor senso del dovere verso la "traduzione". Il laboratorio di traduzione, così mi piace chiamarlo, è una sfida con se stessi, un momento di meditazione riflessiva personale, certo se non conosci le regole non sarai in grado di tradurre, così come non riuscirai a farlo se non hai studiato la lingua e forse, anche, la letteratura, ma una cosa manca ai ragazzi e, purtroppo, non solo a loro: la capacità di immedesimarsi negli altri, di leggere le parole degli altri, l’interesse di ascoltare il pensiero altrui per comunicarlo al mondo. È una concezione ben riassunta dal motto di Leonardo da Vinci: "Studia prima la scienza, e poi seguita la pratica, nata da essa scienza. Quelli che tentano la pratica senza scienza son come ‘il nocchier ch’entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada". Un augurio a tutti gli alunni.