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SCUOLA/ Perché i fautori di conoscenze e competenze dimenticano i docenti?

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Tutto questo implica, per quanto riguarda la modulazione degli apprendimenti, la messa in campo dei problemi legati alla molteplicità e variabilità delle dinamiche cognitive individuali, al ruolo delle pre-concezioni e degli aspetti meta-cognitivi, all’importanza della costruzione e della ristrutturazione dei concetti, al riconoscimento e alla valorizzazione delle intelligenze multiple e dei diversi stili cognitivi. Se poi si pensa al vissuto degli allievi rispetto alle difficoltà che incontrano nell’apprendimento e al rischio, molto comune, che perdano la motivazione e la stima di sé, risulta evidente l’importanza che assume anche lo “stile” di relazioni che si impostano nella classe e il modo di gestire la valutazione.

 

Di più, la rilettura delle discipline in un’ottica di “processo” implica che se ne riconoscano tutte le dimensioni implicite in un sapere che parte da problemi, mette in campo strumenti, linguaggi e procedure specifiche per risolverli, organizza le risposte per costruire modelli di mondo, è alimentato continuamente dal contesto culturale, storico e sociale in cui opera, contribuendo a sua volta a definirlo in chiave dinamica. Perché gli allievi possano percepire questa immagine della disciplina e ne ricavino il significato, occorre che vengano guidati a praticarne le operazioni significative, ad evidenziarne i problemi, ad illuminare i momenti principali della sua evoluzione storica, a ritagliarne il ruolo nel sociale. È così che i “contenuti” diventano molto di più di ciò che normalmente si intende con questo termine, e cioè i risultati della conoscenza che la cultura ha prodotto nel tempo, elencati sotto forma di temi nei programmi ministeriali.

 

Ma una disciplina “in atto” non si può trasmettere con un insegnamento che si risolva nella sequenza: lezione, esercitazione e verifica. La sfida dell’insegnamento è anche qui: nella scelta e nell’organizzazione di percorsi significativi che non mortifichino, ma valorizzino, sia gli apprendimenti che le discipline.

Una relazione virtuosa e fruttuosa fra conoscenze e competenze, come si intravvede da questo quadro necessariamente sintetico, non si può giocare sulla scelta fra le une e le altre, né, purtroppo, si raggiunge con il ricorso al buon senso o alla semplificazione. Si gioca invece sulla ridefinizione del profilo professionale del docente, anch’esso - ma questo è il problema più difficile di tutta la questione - arricchito di nuove conoscenze e di nuove competenze.

 

 



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COMMENTI
10/09/2010 - silenzio fragoroso (Silvio Restelli)

Di fronte alle cifre precise dell'OCSE che dimostrano come l'Italia sia agli ultimi posti nell'investimento sulla scuola, sulla ricerca, sull'università e sui giovani e di fronte al fatto che tra le riforme incluse nei 5 punti di rilancio del programma da parte di Berlusconi sia assente la scuola e la ricerca non si può più sostenere con dignità che in Italia si cerchi di dare una risposta ai problemi delle nuove generazioni e soprattutto si faccia una politica capace di distaccarsi dall'interesse immediato di gruppi particolari, mettendo al centro il bene comune e le future generazioni. Credo che anche il sussidiario possa avere un ruolo importante nel proporre e sostenere quella rivoluzione culturale necessaria perché tutto ciò si avveri. Abbandoniamo il silenzio fragoroso di fronte alla ennesima (negli ultimi anni) emarginazione della scuola e della ricerca dai programmi di governo. Mobilitiamo le energie di base disponibili ad investire sulla scuola e sull'educazione, lanciando riforme che coinvolgano tali forze. Rovesciamo la logica centralistica in modo concreto e avviamo la rivoluzione dell'autonomia scolastica e della sussidiarietà. Occorre avere fiducia nel paese non nella classe dirigente attuale.

 
07/06/2010 - Corretto, ma è applicabile alla nostra scuola? (Sergio Palazzi)

Un po' per paradosso, dico che per noi insegnanti vale la regola dei terzi: un terzo vale molto di più, per capacità e risultati, di quel che attestano stipendio e ruolo sociale; un terzo merita più o meno quel che ha; un terzo andrebbe cacciato, trattenendo la buonuscita come risarcimento danni. Recentemente ho visto analisi più ponderate e meno provocatorie che, curiosamente, arrivano ad esiti non troppo diversi. Le riflessioni di Liber sembrano un'analisi metodologica del mio schema rude. Gli insegnanti passabili, attenendosi alla logica programma analitico-lezione-verifica riescono a creare un livello di conoscenze ragionevole ed accettabili capacità di usarle. Quelli buoni, secondo la metafora dei vasi e delle fiaccole, riescono ad accendere nello studente interesse, motivazioni, capacità di guardare al di là dei "contenuti" per una maturazione che - in un mondo che non è più, se mai è stato, quello delle conoscenze acquisite una volta per tutte - permetta loro di costruirsi nella scuola capacità analitiche e critiche da usare in ogni processo della loro esistenza. Degli altri non mi curerei: però proprio loro, in un certo senso, sono i più conformati al modello scolastico che si è ormai consolidato. Quello di una scuola che guarda agli assoluti nella forma (il modello unico centralizzato, l'esame di stato, il valore legale) ma poi aborre la bocciatura, massime agli esami, rifiuta di prendere atto delle differenze tra scuola e scuola, tra classe e classe, eccetera.

 
02/06/2010 - Accedere alla dimensione di senso (enrico maranzana)

Come non condividere il significato dello scritto e, in particolare, le sottolineature relative all'immagine delle discipline che l'insegnante deve trasmettere (problemi.. metodi.. argomenti.. problemi..) e alla "scelta e nell’organizzazione di percorsi significativi che non mortifichino, ma valorizzino, sia gli apprendimenti che le discipline". Ma per evitare di dire "armiamoci e partite" è necessario contestualizzare e esplicitare le condizioni necessarie affinché lo scenario descritto sia realizzabile, tra queste: difendere la progettualità della funzione docente e denunciare la negligenza dell'intero apparato scolastico che non ha mai dato seguito alle disposizioni sull'autonomia (DPR. 275/99 art.1 comma 2); difendere la scientificità dell'organizzazione scolastica che postula l'interdipendenza tra insegnamenti (Decreti delegati del 74) e denunciare la loro parcellizzazione (DDL Aprea) che implica l'ingovernabilità del sistema. In ultima analisi si devono rimuovere le cause delle omissioni e delle elusioni della legge: perché negli ordini del giorno degli organismi collegiali non sono MAI apparsi essenziali adempimenti obbligatori? Perchè i POF sono ancorati al modello di scuola di inizio '900?