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SCUOLA/ Insegnare a scrivere si può: lo dicono le nuove rilevazioni INValSI

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Questo è possibile a partire da diverse prospettive. Una prima considerazione riguarda la complementarità fra diverse attività scolastiche, in particolare fra scrittura, lettura di testi e riflessione sulla lingua, che probabilmente non viene sufficientemente valorizzata.

Un tempo si diceva che la lettura ha di per sé un’influenza positiva sullo scritto, anche se l’affermazione potrebbe riferirsi più a condizioni socioculturali (chi legge molto ha un buon retroterra culturale e quindi scrive meglio) che non a operazioni specifiche che legano fra loro lettura e scrittura. Il profilo generale di italiano nelle nuove Indicazioni per i licei, più analiticamente, suggerisce la seguente formulazione: “la lettura di testi di valore letterario [consente] allo studente un arricchimento anche linguistico, in particolare l’ampliamento del patrimonio lessicale e semantico, la capacità di adattare la sintassi alla costruzione del significato e di adeguare il registro e il tono ai diversi temi, l’attenzione all’efficacia stilistica, che sono presupposto della competenza di scrittura” (pag. 12 ss.).

 

Anche la riflessione sulla lingua consente di intervenire sulla scrittura, se è “basata sul ragionamento circa le funzioni dei diversi livelli (ortografico, interpuntivo, morfosintattico, lessicale-semantico, testuale) nella costruzione ordinata del discorso”, e non coincide solo con l’acquisizione di “minuziose tassonomie e in aspetti nomenclatori” (ancora le Indicazioni dei licei). Proprio in quanto la riflessione consiste in una presa di consapevolezza sugli strumenti della “costruzione ordinata del discorso”, essa deve favorire la conoscenza della varietà delle forme utilizzabili per dire concetti analoghi, e quindi la flessibilità e la capacità di scelta richiesta dalla scrittura.

 

Infine, sempre a proposito della complementarità fra diverse attività scolastiche, un contributo importante alla didattica dello scritto, soprattutto per la scrittura documentata, porterà certamente la collaborazione fra tutte le discipline che utilizzano vari tipi di scrittura (verifiche scritte, relazioni, commenti ecc.), collaborazione non semplicemente auspicata ma esplicitamente prevista dalle citate Indicazioni.

 

Una seconda considerazione è che con l’assunzione delle definizioni europee di competenze per l’apprendimento permanente, la prima delle quali è la “padronanza della lingua materna”, l’ottica è in parte mutata: la scrittura, insieme alla interazione verbale e alla comprensione del testo scritto, è una delle tre articolazioni della padronanza linguistica. Si tratta solo in apparenza della medesima scansione delle quattro abilità, perché il focus è posto non sulle “occasioni” in cui la lingua viene usata (ascoltare, scrivere, …), bensì sui mezzi linguistici che è necessario padroneggiare con competenza per ascoltare, scrivere, parlare, comprendere un testo scritto. L’attenzione si sposta perciò dalle tipologie testuali alla “cassetta degli attrezzi” linguistici che è necessario possedere per scrivere testi di diverso tipo.

 

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