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MATURITA' 2010/ Traccia B, prima prova (svolgimento): I giovani e la politica, da Mussolini e Togliatti ad Aldo Moro e Wojtyla (esami di Stato 2010)

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Palmiro Togliatti  Palmiro Togliatti

Riappropriatesi della loro libertà istituzionale, le forze politiche e sociali dell’Italia post-fascista offrivano un panorama tutt’altro che omogeneo: oltre alla comune avversione al fascismo, un altro punto di contatto era la volontà di creare un nuovo ordine fondato sulla libera e piena partecipazione dei cittadini. Il Partito comunista, in particolar modo, voleva cogliere l’occasione di fare delle nuove generazioni i protagonisti della rivoluzione proletaria: “illuminati” dalla rivelazione comunista, avrebbero effettuato un’analisi cristallina del mondo capitalista come gestazione della società comunista.

 

L’intervento di Palmiro Togliatti alla conferenza nazionale giovanile del PCI nel maggio del 1947 non lascia spazio a dubbi sul traguardo della formazione giovanile: «I giovani che vengono al nostro partito devono essere stabilmente conquistati ai grandi ideali del socialismo e del comunismo […]. Essi devono acquistare la certezza – volevo dire la fede – che l’avvenire e la salvezza della società umana sta nella sua trasformazione socialista e comunista, e questa certezza deve sorreggerli, guidarli, illuminarli in tutto il lavoro pratico quotidiano».

 

Ben altri toni sono quelli di Aldo Moro, anch’egli parte dell’Assemblea Costituente, nel suo discorso in occasione del XI Congresso Nazionale della DC il 29 giugno 1969: «I giovani chiedono un vero ordine nuovo, una vita sociale che non soffochi ma offra liberi spazi […]. L’immissione della linfa vitale dell’entusiasmo, dell’impegno, del rifiuto dell’esistente, propri dei giovani, nella società, nei partiti, nello Stato, è una necessità vitale, condizione dell’equilibrio e della pace sociale». Toni diversi, ma anche tempi diversi: le parole del politico democristiano giungono a meno di un anno di distanza dalle contestazioni studentesche del ’68. Il movimento di protesta, infatti, si declina come rifiuto in blocco della società e delle istituzioni di quegli anni e aspira a una sorta di democrazia egualitaria e spontanea, trasformandosi in seguito in una vera e propria rivoluzione comportamentale.

 


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