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MATURITA' 2010/ Traccia B, prima prova (svolgimento): I giovani e la politica, da Mussolini e Togliatti ad Aldo Moro e Wojtyla (esami di Stato 2010)

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Palmiro Togliatti  Palmiro Togliatti

Le elezioni regionali di quest’anno hanno visto un calo netto dell’affluenza alle urne: si parla del 64,19 % degli italiani, contro il 72 % che ha espresso la propria preferenza politica nelle regionali del 2005. I grandi assenti ai seggi sono stati i cittadini più giovani, maggiormente colpiti dall’ondata di sfiducia che sta investendo il bel Paese. Sfiducia, a essere onesti, non tanto o non soltanto nello stato attuale in cui versano le nostre istituzioni, quanto nelle ragioni stesse del fare politica: questa è la percezione di chi scrive, nella sua esperienza universitaria di studente fra studenti.

 

Ma a che dobbiamo una simile disillusione nei confronti della vocazione politica? Quali aspirazioni umane e storiche degli italiani, giovani e non, sono state tradite – o tali sono state sentite? Per una riflessione su queste domande può essere utile esaminare quale posto l’educazione e la partecipazione politica hanno occupato nel corso della storia della nostra repubblica. Un fatto evidenziabile in gran parte della Costituzione Italiana è il ricordo ancora vivo del fascismo, che proietta la sua ombra sul testo dei padri costituenti: un esempio è fornito dall’art. 21 sulla libertà di manifestazione del pensiero, che si preoccupa prevalentemente di impedire manipolazioni e censure a mezzo stampa, pratiche tristemente diffuse nel regime. Perciò è senza dubbio interessante confrontare l’approccio di Mussolini alla preparazione politica giovanile con quello dei padri costituenti.

 

Nella sua dichiarazione al parlamento del 3 gennaio 1925, con la quale si indica la fine della fase legalitaria del fascismo, il Duce definiva il fascismo come «una passione superba della migliore gioventù italiana». Di certo Mussolini ha dedicato particolare attenzione affinché la formazione dei giovani fosse conforme agli ideali fascisti, al punto che l’anno successivo alla svolta regimentale venne istituita l’Opera Nazionale Balilla, che penetrò capillarmente nel sistema scolastico del tempo. Lo scopo di tale organismo era la preparazione fisica e morale dei futuri fascisti: essi dovevano sentirsi parte di una società forte e dinamica, assimilando in modo acritico i modelli promossi dal regime tramite l’attivismo di massa: si trattava in sostanza di una partecipazione emotiva, piuttosto che critica.

 

 

 

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