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MATURITA' 2010/ Traccia B (svolgimento): il piacere e i piaceri, da Botticelli a D’Annunzio, passando per Leopardi

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E’ più facile che i poeti si siano soffermati sul dolore, la tristezza e la malinconia che sul piacere. Sembra dunque che abbia ragione Leopardi, quando afferma: “uscir di pena / è diletto tra noi”, assegnando al piacere la sola valenza negativa dell’assenza dell’affanno connesso con il vivere. Certamente la posizione leopardiana esprime una visione dolorosa della vita, che tuttavia include la ricerca della felicità, promessa all’uomo dagli dei e per lo più disattesa. In questa che appare al poeta più profondo dell’Ottocento italiano la condizione umana, è presente tuttavia la ricerca di un bene che possa alleviare il dolore di vivere.


D’Annunzio la descrive nell’ebbrezza erotica, a cui il protagonista del romanzo Il piacere, Andrea Sperelli, si abbandona, non senza un avvertimento di sapore lucreziano, che ben si adatta all’estetismo dell’autore: “Medio del fonte leporum / surgit amari aliquid quod in ipsis floribus angat”. Proprio all’interno dello stesso piacere sorge qualcosa di amaro che angustia in mezzo alla gioia: per il protagonista del romanzo è l’inquietudine di una prossima fine della sua relazione a turbare il godimento completo di un sogno lungamente accarezzato.


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