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MATURITA' 2010/ Traccia D (svolgimento): Aristotele e la musica, tra filosofia, educazione e società

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Spesso la musica contemporanea viene definita “musica da ascensore” o “musica da sala da aspetto” (un noto musicista e produttore rock, Brian Eno, ha pubblicato alcuni dischi di musica da aeroporto, quella musica da ascoltare in sottofondo mentre si aspetta il proprio aereo).

 

Musica appunto da sottofondo, musica che non ha più alcuno scopo educativo, di sollievo, ricreativo, ma solo di apparente distrazione. La distrazione dalle esigenze del cuore è il grande male di tutta la società contemporanea, ma fermandosi alla musica, ridurla a puro sottofondo mentre si è impegnati in altro è un devastante tradimento delle più autentiche motivazioni da cui essa nasce. Anche i grandi concerti rock degli ultimi decenni, seppur partendo da una motivazione diversa, in un certo senso hanno portato al medesimo fine, quello di una fuga dalla realtà.

 

Il concerto rock oggi viene perlopiù vissuto come momento di fuga dalla vita quotidiana, due ore di realtà alternativa in cui è concessa ogni astrazione. Basti vedere il fenomeno dei grandi concerti negli stadi, oggi sempre più abituali, dove il concerto è impensabile senza scenografie e effetti visivi costosissimi e appariscenti. La musica diventa un fenomeno tridimensionale, che senza tali scenografie perderebbe gran parte del suo effetto. In ciò hanno contribuito anche sviluppi degli ultimi decenni, come le televisioni musicali e i videoclip, dove la pura immaginazione dell’ascoltatore viene sostituita con immagini pensate da altri al posto suo. Fuga dalla realtà incoraggiata anche dall’uso massiccio di droghe collegato all’ascolto di (certa) musica.

 

Se alla fine degli anni Sessanta la droga era vissuta come un momento di crescita, di ampliamento delle “porte della percezione”, di maggior consapevolezza, nel corso dei decenni i vari tipi di droga hanno rivelato la loro totale inconsistenza portando l’ascoltatore di musica ad associare la musica con il consumo di droga come una “doppia” fuga dalla realtà. Per fortuna esistono ancora esempi, in realtà sempre più rari, di musicisti che sanno ancora comunicare quelle grandi espressioni del cuore che sole andrebbero associate all’ascolto e alla creazione musicale.

 


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