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MATURITA' 2010/ Traccia D (svolgimento): Aristotele e la musica, tra filosofia, educazione e società

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Ed esistono ancora ascoltatori che sanno coglierle. In questo senso, certa musica rock esprime tutt’oggi il meglio di queste grandi esigenze del cuore, più di tante forme d’espressione umane che invece si perdono sempre più nell’astrazione. Sono ormai piccole aree di ascolto che vanno preservate. Il pittore americano William Congdon diceva che se una canzone non è una porta aperta sul mistero, essa è solo rumore. E’ questa concetto di canzone e dunque di musica che va valorizzato, cercato dove lo si possa trovare. Uno dei massimi esponenti di questa canzone rock, Nick Cave, la identifica nella canzone d’amore, espressione totale delle esigenze del cuore, in un certo senso identificabile a quanto secoli fa esprimevano poeti come Shakespeare e Dante Alighieri: “Qui i nostri impulsi creativi stanno in agguato al fianco delle nostre vite, pronti a saltare su e aprire buchi, buchi dai quali può nascere l’ispirazione.

 

Ognuno di noi ha bisogno di creare, lo stesso dolore è un atto creativo. Benché la Canzone d’Amore si manifesti in forme diverse - canzoni di esaltazione e preghiera, canzoni di rabbia e disperazione, canzoni erotiche, canzoni di abbandono e perdita - tutte si rivolgono a Dio, perché è la casa stregata dal desiderio nella quale abita la vera Canzone d’Amore. C’è un lamento nel vuoto per l’amore e per il conforto, ed esso vive sulle labbra del bambino che piange per sua madre. E’ la canzone dell’amante che ha bisogno del suo amato, il delirio del supplicante impazzito che chiama il suo dio.

 

E’ il pianto di uno che è incatenato alla terra e brama di volare, di volare dentro l’ispirazione e l’immaginazione e la divinità. La Canzone d’amore è il suono dei nostri sforzi per diventare come Dio per risorgere ed elevarci sopra gli esseri terreni e i mediocri. Io credo che la Canzone d’Amore debba essere una canzone triste. È il rumore del dolore stesso, è il desiderio di essere trasportati dall’oscurità alla luce, di essere toccati dalla mano di Colui che non è di questo mondo. La Canzone d’Amore è la luce di Dio, giù nel profondo, che si fa largo tra le nostre ferite. Alla fine la Canzone d’Amore esiste per riempire, con il linguaggio, il silenzio tra noi stessi e Dio, per abbattere la distanza tra il temporale e il divino”. Infine, citando un altro massimo esponente di questa Canzone d’Amore, Leonard Cohen, la musica è quella crepa attraverso cui passa il mistero: “C’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che passa la luce”.

 

(Riflessioni in tempo reale ispriate dal titolo del tema sulla musica)



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