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MATURITA' 2010/ Traccia D (svolgimento): l'armonia della musica e del mondo

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Non rimane niente, invece, quando anche la musica è travolta nel gorgo del rumore. E lo è per le elucubrazioni intellettualistiche di tanta produzione contemporanea che sembra desiderosa soltanto di infliggere alle nostre orecchie la penitenza di un rumore suppletivo a quello cui dobbiamo già normalmente soggiacere.

Lo è per la macchina tritatutto del mercato discografico che impone modelli effimeri che si divorano l’uno dopo l’altro, senza lasciare neanche il tempo di assorbirli. Lo è perché la solitudine eretta a dimensione stabile impedisce di costituirsi in coro e di cantare insieme come le mondine o i soldati; ora non si canta più quando si lavora o si fa una festa: ognuno, semmai, ha il suo auricolare e si sente libero perché ascolta quello che vuole e non si accorgere di perdere così ogni dimensione di sinfonia, di suono insieme.

Ma soprattutto la musica è ferita dall’assenza di silenzio. Il silenzio che è stato cacciato da tutti i momenti della nostra giornata e anche dalle notti; il silenzio che crea l’aspettativa di qualcosa che lo riempia, come il sole mattutino trasfigura il buio notturno; il silenzio che fa concentrare su se stessi e spazza via la distrazione; questo silenzio è l’amato sposo della musica. Senza di lui, essa rimane una vedova povera e lacera; inutile. In fondo identica al rumore.



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