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DIRETTA/ Esami di Stato - La seconda prova - Tutte le prove complete dei licei, degli istituti tecnici, professionali e artistici

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11.40 - IL COMMENTO ALLA VERSIONE DI GRECO - Di seguito, un commento al brano tratto dall'Apologia di Socrate con il quale gli studenti si sono cimentati. Per ottenere il massimo dei voti è necessario, oltre  ad aver tradotto correttamente la versione, rispettandone la grammatica e la sintassi, aver interpretato il testo in maniera adeguata al contesto storico, e di aver compreso a fondo il significato che l'autore intendeva esprimere dimostrando di saper scegliere i termini, lo stile e il ritmo narrativo più consoni. 

 

Ecco il commento alla versione di greco

Brano simbolo dell’eroismo socratico nel rispettare “la legge”, anche quando “le leggi” – quelle degli uomini che temporaneamente detengono il potere – ne negano il fondamento. Emergono in particolare, in questo passo dell’Apologia, due elementi significativi: da una parte la solitudine di Socrate, rispetto a un sentimento popolare («voi gridavate e li incoraggiavate») che facilmente si adegua alla volontà di chi è al potere; dall’altra, però, anche se non esplicitata, la tranquillità d’animo, la pace interiore del vero saggio che non viene turbato dalle minacce dello Stato, e che, mentre altri si prodigano ad attuare i dettami illegali dei Trenta, non solo si rifiuta di farlo, ma quasi con disprezzo «se ne torna a casa».

 


Da notare anche il giudizio politico radicale del Socrate-Platone: non solo al tempo dell’oligarchia si è verificato questo tradimento della giustizia, ma già al tempo della democrazia. E già allora Socrate, per essere veramente sé stesso e non «seguire la politica ingiusta», si oppone alle decisioni del governo della città, per rispettare la legge.

 

 

Dal punto di vista testuale, il brano è sostanzialmente di carattere narrativo, e non presenta pertanto quelle difficoltà di traduzione che gli studenti normalmente ravvisano nel Platone dei passaggi più densi dal punto di vista filosofico.

 


Molti studenti avranno probabilmente trovato difficoltà nella prima frase, soprattutto in quanto non abituati a cogliere il nesso tra “men” e “de”, in virtù del quale si può più facilmente intendere il significato del verbo “ebùleusa” come “feci parte della bulè”.
Ma ciò che più conta, ancora una volta è andato in scena lo spettacolo triste di ragazzi che stracciano il dizionario per tradurre poche righe di testo in più di un’ora (a meno che non lo trovino presto per via telematica). Il che evidentemente significa dimostrare di non conoscere la lingua in questione. O si danno versioni adeguate al livello di conoscenza degli studenti; o si cambia metodo, per fare in modo che gli studenti sappiano veramente affrontare i testi in lingua originale. Le maturità passano, ma il problema, per l’insegnamento delle lingue classiche, rimane quello
 

(di Rossano Salini)



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