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DIRETTA/ Esami di Stato - La seconda prova - Tutte le seconde prove complete dei licei, degli istituti tecnici, commerciali e artistitici

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Partirei da un altro punto di vista: devono abituarsi a sostenere prove nazionali, conclusive. Più che aver paura, devono prepararsi a mobilitare tutte le forze e le energie che hanno, sapendo che si tratta di una tappa importante. Quindi non già perdere energie e tempo in momenti di panico e ansia, ma dare il meglio di sé e mettere a frutto tutti gli insegnamenti di cui hanno potuto godere in questi anni. D’altra parte si diventa adulti attraverso delle prove, no?
 
Che senso ha per il loro futuro superare bene questa prova? Si dice che l’esame di Stato non è capace di accertare veramente quello che gli studenti sanno e che sono capaci di fare.
 
Io credo che occorra un equilibrio tra entrambi questi aspetti. È una prova che certifica sicuramente quello che sanno e che sanno fare, ma è importante anche come si superano le prove: con quale «maturità» - come si diceva fino a qualche anno fa - e con quanto giudizio sono in grado di affrontare una prova realmente impegnativa.
 
Si tratta di un «esame» anche per i professori impegnati a giudicare i ragazzi? Cosa si sentirebbe di dire ai docenti che da oggi sono impegnati nelle commissioni?
 
Innanzitutto di guardare con fiducia al lavoro che è stato fatto precedentemente nelle scuole. Quindi di avere uno sguardo onnicomprensivo, che tenga conto del curricolo degli studi, delle impostazioni date sul piano disciplinare, del metodo. E poi soprattutto, di riconoscere quello che ogni singolo studente è in grado di dare come valore aggiunto personale.
 
Lei si aspetta un esame più facile o più difficile di quelli degli anni scorsi?
 
Guardi, basterebbe che si trattasse di un esame, semplicemente: non di una presa in giro degli studenti e dei professori, ma neppure di una selezione più rigida di quello che deve essere. Questo è fondamentale. Una seria prova conclusiva di tipo nazionale, di questo abbiamo bisogno.
 

 



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COMMENTI
24/06/2010 - Ad Annalisa Massari (Max Bruschi)

vorrei dire che la mia esperienza scolastica è stata improntata alla serietà e al rigore lungo l'intero percorso... se non lo fosse stata in aula, lo sarebbe stata comunque a casa, visto che avevo a disposizione un nonno a052, un padre a051 e una mamma maestra. Idem per quanto riguarda l'esperienza universitaria. Non capisco da dove tragga le sue considerazioni sulla mia esperienza personale... si chiama "argomentum ad hominem" ed è una brutta bestia già se usato correttamente, figuriamoci se si parte da un presupposto fallace... passando a cose più rilevanti, l'argomento lacune è invece serissimo. Dove si collochino non è così scontato, tra l'altro, come dimostrano le prove Invalsi al termine della primaria. Ma che colmarle sia indispensabile, senza troppe perifrasi, lo detta il buon senso.

 
23/06/2010 - quoto Gori (massari annalisa)

Ha ragione, a otto anni il danno è già fatto. O a quell'età i ragazzi hanno acquisito certe regole, contenuti minimi e metodo (anche dalla famiglia) o il recupero sarà difficilissimo e denso di sconfitte. Non impossibile, ma molto difficile. E noi siamo qui per questo. Direi anche che ci sentiamo molto soli: ad oggi non abbiamo i programmi ministeriali per le materie della riforma, in merito alla quale non ci è stato fornito alcun aggiornamento, ci vediamo tarpare le ore e le risorse economiche e moltiplicare i ragazzi nelle classi. In compenso ci diminuisce lo stipendio e la prospettiva economica della liquidazione (che verrà calcolata col contributivo) e della pensione diventano miraggi peraltro poco invitanti. Consapevoli che ci arriveremo acciaccati e derisi, anche da chi ci dovrebbe infondere fiducia, chiediamo almeno la coerenza del percorso disciplinare. Come si è potuto, per esempio, togliere Legislazione Sociale dalle quinte del liceo delle Scienze Umane... quando il profilo del diplomato insiste su aspetti che per forza comprendono lo studio più ampio possibile della realtà sociale!

 
22/06/2010 - Tanti o pochi? (SILVIO GORI)

Non capisco il commento in ci si dice che gli studenti devono studiare tutte le materie per cinque anni. L'esame di stato arriva dopo TREDICI anni di studio e molti problemi di lessico, di logica e di matematica derivano dalle scuole medie inferiori. Negli ultimi quindici anni, nelle commisioni di maturità cui ho partecipato, la media dei respinti è variata dal 10% al 30%. Non conosco in molti casi la percentuale dei non ammessi, ma è stata di solito bassa. Sarebbe interessante avere statistiche accorpate (non ammessi + respinti). In ogni caso, con le commissioni prevalentemente esterne l'INVALSI riportava circa il 6% di respinti; l'anno successivo, con i commissari interni la percentuale è dimezzata; poi è risalita pian piano al 4,5%. Forse uno dei problemi base è che abbiamo un sistema scolastico che risale grosso modo al 1923: nei licei lo studio della biologia precede quello della chimica; ma nel 1923 (e nel 1960) biologia significava Linneo; il legame chimico è stato inventato negli anni '30 e per il DNA il Nobel è stato assegnato nel 1953. Quindi ora si insegna DNA e biochimica prima delle basi di chimica (anche se in alcune scole le due materie sono state invertite). Ma non dappertutto. Nelle scuole superiori circa il 25% degli studenti ritiene che atomo e cellula abbiano dimensioni comparabili (testato in circa 50 classi della Lombardia e dintorni); etc.

 
22/06/2010 - Giusto richiamo alla serietà (massari annalisa)

...da parte del prof. Bruschi il quale, si vede, ha avuto, come studente, una brutta esperienza nella scuola da lui frequentata; in quelle dove sono stata io, che sono più vecchia di lui, sia da studentessa che da insegnante, la serietà e sempre stata la parola d'ordine. E quando "non c'era" il preside c'erano i professori a tenere insieme la baracca, con fatica e sacrificio. 18 anni nei professionali ho insegnato, e mai mi sono sentita "poco seria" in consigli di classe arroventati e talvolta dolorosi, nè è mai mancata da parte dei miei numerosi colleghi la serietà dell'impegno nei confronti dei ragazzi. Non sono mancate neanche le incertezze in questi anni di cambiamenti: ricordo quando passammo dalla "riparazione" a settembre al "debito formativo" senza sapere quanti "debiti" potevamo attribuire senza bocciare. O lo smarrimento della nostra impreparazione nei primi anni a contatto con gli studenti disabili e la sofferenza delle loro famiglie. Questa è la scuola vera, quella vissuta, quella dove i babbi vanno in cassa integrazione e si deprimono, delle separazioni, quella dove le ragazze diventano anoressiche, dove si innamorano del greco e del latino, ma anche del compagno della classe accanto (generalmente), e smettono di studiare. Questa complessità, e la complessità professionale del nostro difficile lavoro ben rappresentata dal post del prof. Maranzana, non può essere banalizzata, per il bene della scuola stessa, specie ora che ci vengono chiesti gratis tanti sacrifici.

 
22/06/2010 - Veramente, la Aprea non boccia le regole... (Max Bruschi)

"No, è semplicemente accaduto che una regola chiara, ma rigida ha fatto emergere in modo più vistoso le lacune che si trascinano fino alla vigilia dell’esame di Stato. È ora che gli studenti e i docenti tengano conto di queste lacune molto tempo prima, senza aspettare la vigilia dell’esame". Esattamente. Parole sante. Dalle quali non emerge alcuna "bocciatura" di regole finalmente chiare e rigorose, ma un invito a ricominciare a prendere sul serio, da parte di TUTTO il mondo della scuola, il percorso di istruzione.

 
22/06/2010 - Lupus et agnus (enrico maranzana)

L'auspicio che "gli studenti capiscono che bisogna studiare tutte le materie per tutti i cinque gli anni - e siano messi realmente in condizione di farlo - e i docenti possano fare di tutto per colmare le lacune" è un chiaro indicatore della mancata percezione del problema educativo/formativo. Il legislatore negli ultimi trent'anni ha affermato che il compito della scuola non è quello di organizzare comunicazioni intransitive, unidirezionali, ma di predisporre percorsi dialogici in cui i giovani possono esercitare, sviluppare e consolidare le loro qualità, qualità che non si promuovono nel nulla, nel vuoto, ma che lievitano sul terreno della conoscenza. Ne discende l'anacronistico "fare di tutto per colmare le lacune" che calpesta l'autonomia: che fine ha fatto la progettazione di cui questa si sostanzia? Progettare implica la definizione dei traguardi (capacità) che, riferendosi alla personalità dei giovani, devono caratterizzare tutti gli insegnamenti, finalità perseguibile attraverso il coordinamento sinergico del lavoro scolastico e il sistematico feed-back che capitalizza le informazioni contenute negli scostamenti obiettivi programmati .. risultati conseguiti. Perché si occulta il profondo divario esistente tra il modello di scuola che il legislatore ha disegnato e quanto avviene nelle aule scolastiche, divergenza che traspare evidente dai POF? Non è espressione di professionalità lo scaricare sulla parte più debole le responsabilità degli insuccessi dell'istituzione.