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SCUOLA/ Il dramma di Danny: i bambini ci guardano per capire, perché li inganniamo?

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Non solo ci osservano, cercano anche di farsi un’idea più precisa, di formulare un giudizio che restituisca un senso a ciò che accade. Altro che frugoletti, da buffetti sulle guance e paroline mielose! Hanno invece bisogno di comprendere la realtà, mossi da una particolare posizione originaria: si attendono sempre il bene dall’altro. È proprio questa ingenuità che a volte però li mette in scacco, il non saper contemplare che l’altro possa ingannare o tradire la fiducia che viene riposta in lui. Per dolo o per semplice colpa che accada, il bambino è vulnerabile alla menzogna che gli viene detta dall’adulto, ma soprattutto è vulnerabile rispetto a chi disconosce questa sua esigenza di fare presa sulla realtà e misconosce quanto elaborati e fini possano essere i suoi pensieri.

 

Di Danny apprezziamo l’imbarazzo verso una mamma in difficoltà che fatica a riconoscere, lo sconcerto verso una situazione che improvvisamente quasi si dimentica di lui, la ribellione verso gesti nervosi che lo feriscono senza motivo, l’apertura a cercare la verità, la disponibilità a nuove alleanze percepite come vantaggiose.

 

Nonostante il finale, un po’ affrettato e per certi versi questionabile, questo romanzo pone una sfida agli adulti: guardare i ragazzi con maggiore rispetto, consapevoli che proprio nelle situazioni più critiche hanno bisogno di essere riconosciuti nella loro facoltà di pensiero. Per aiutarli a comprendere ciò che accade ed evitare che traggano conclusioni sbagliate occorre però innanzitutto tenerli in considerazione, stimarli e ascoltarli. Ma bisogna prima offrire loro l’occasione di trasformare il pensiero in parola, offrendo occasioni perché possano davvero parlare con noi.

 

Soprattutto occorre essere coscienti che la partita si gioca non nei discorsi che noi adulti possiamo fare presi da un afflato pedagogico, piuttosto nella modalità con cui noi stessi affrontiamo il reale. A essere convincente sarà non tanto la nostra coerenza, quanto la serietà con cui proviamo a vivere, l’intensità della nostra esperienza, la sincerità del nostro aperto tentativo di affronto, la certezza morale con cui guardiamo in faccia le situazioni che arrivano anche impreviste. Perché i bambini ci guardano e sono assai bravi a cogliere i segni.

 

 



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