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SCUOLA/ Aprea: il Regolamento formazione docenti? Vi spiego come va migliorato

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Sì. Il disegno originario del governo prevedeva, rispetto alla formazione degli insegnanti di scuola dell’infanzia e di scuola primaria, un percorso unitario quinquennale: la Commissione ha suggerito di recuperare la specificità dell’insegnamento nella scuola dell’infanzia, prevedendo eventualmente un biennio comune e la possibilità di conseguire la doppia abilitazione. Il rischio era quello di sacrificare la specificità della scuola d’infanzia, e di veder appiattito l’insegnamento nella primaria su quello dell’infanzia.

 

Ci sono altri elementi di novità?

 

Il percorso unitario per abilitarsi all’insegnamento della scuola dell’infanzia e della scuola primaria è per la prima volta quinquennale, mentre finora i percorsi di Scienze della formazione sono stati di 4 anni. Un’altra differenza rispetto al passato è che per insegnare nella scuola secondaria di I e II grado il tirocinio si fa dopo aver conseguito l’abilitazione della laurea magistrale, dunque comincia dopo il 3+2. L’anno di Tirocinio formativo attivo (TFA) viene svolto nelle scuole con la supervisione dell’università.

 

A questo punto, quale iter avrà il Regolamento?

 

Ora si aspetta il parere della Commissione del Senato, dopodiché il governo dovrà riscrivere il Regolamento tenendo conto delle osservazioni espresse dalla Commissioni parlamentari. E siamo a giugno. Si potrebbe finire entro luglio, ma sarà difficile che per il prossimo anno accademico possano già partire i corsi di laurea magistrale. Ci auguriamo invece che possano partire i TFA, colmando il vuoto legislativo che di fatto si è verificato dopo la chiusura delle SISS, e offrendo l’opportunità di rientrare a tutti quei laureati che avevano conseguito la laurea triennale a scadenza del ciclo per l’ammissione alle vecchie scuole di specializzazione. Colgo anche l’occasione per dire che quello dei TFA sarà un modo per agevolare quei docenti che già insegnano da 360 giorni senza abilitazione.

 

Ritiene possibile l’accesso all’anno di tirocinio degli insegnanti in servizio, non abilitati, con un equo riconoscimento del servizio svolto, oppure questi dovranno ricominciare tutto da capo?

 

Nel parere abbiamo posto delle condizioni: prevedere di poter accedere a questi tirocini previo superamento di una prova orale, e tener conto in graduatoria d’accesso, con un sussidio maggiorato, del tempo e dell’esperienza maturati nella scuola. A queste condizioni quegli insegnanti potranno sicuramente accedere.

 

Sarà possibile avviare dal prossimo autunno, se non le nuove lauree, una fase transitoria che permetta ai neolaureati in discipline attinenti l'insegnamento di poter acquisire l'abilitazione?

 

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COMMENTI
03/06/2010 - La direzione per migliorare la professionalità (enrico maranzana)

"Fin dall’università si studia come insegnare" é scelta condivisibile sul versante dell'aspirante docente e che riguarda la struttura formativa. Ma non è questo il nodo critico: il dibattito in corso su questo giornale, che contrappone competenze e conoscenze, evidenzia l'enorme confusione che regna nel mondo della scuola. I docenti universitari non hanno esperienze significative relative sia alla scuola primaria, sia a quella secondaria: progettualità, unitarietà e interdipendenza degli insegnamenti, visione sistemica sono caratteri assenti negli atenei. E' Conseguentemente prioritario riempire di contenuti la nuova organizzazione: a tal fine è necessario vincolare l'attività formativa al dettato della legge 53/2003 che, all’art. 2 a), stabilisce che il sistema formativo di istruzione deve "promuovere l’apprendimento.. e assicurare a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, ATTRAVERSO conoscenze e abilità". Ma questa via è sbarrata [anche] dal breve glossario allegato alle linee guida per i tecnici e i processionali la cui definizione di apprendimento (che la scuola deve erogare) è figlia di disorientamento e di incompetenza.